Il ruolo dell’Europa nella risoluzione del conflitto Israelo-Palestinese.

Riceviamo e pubblichiamo.

Una ”convention” moralmente  e politicamente assai discutibile organizzata dalla Regione Toscana.

 

“Il ruolo dell’Europa nella risoluzione del conflitto Israelo-Palestinese” è il titolo di una convention (anzi di un “summit”) che si terrà a Montecatini l’11 e il 12 giugno e a Firenze, a Palazzo Vecchio, la mattina di mercoledì 13 giugno con la partecipazione del presidente del consiglio Romano Prodi (il gran finale), reduce dalle fatiche di un G8 e di una visita del Bush G.W.

Di Romano Prodi ricordiamo l’abbraccio “disgusting” del 13 dicembre 2006 con Olmert e la conferenza stampa in cui ebbe a recitare le cose suggerite dallo stesso Olmert.

(http://www.infolive.tv/en/infolive.tv-1429-israelnews-olmert-concludes-successful-italian-tour).

Prodi su richiesta di Olmert aveva assicurato da parte italiana “il riconoscimento dello Stato di Israele come stato ebraico”. 

L’Europa, come è noto anche ai sordi, non ha avuto, non ha e non avrà alcun ruolo nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese.

Fa parte di quel Quartetto (USA, UE, Russia, ONU), gestito dalla signora Condoleezza Rice, responsabile, tra le altre cose, del colpo di stato contro il governo di “Change and Reform” (Hamas), democraticamente eletto nel gennaio del 2006 (Pinochet in Palestine by Joseph Massad, http://weekly.ahram.org.eg/2006/819/op2.htm).

 

Il programma della convention è all’indirizzo http://cdt.iao.florence.it/intranet2/download.php?id=4052&parent=854.

La piattaforma della convention (si fa per dire, è solo un elenco confuso di  intenzioni ipocrite) firmata da Yehudah Paz (Dr,) – Chairman, Negev Institute for Strategies of Peace and Development (NISPED) e da Hazzem Kawasmi – Vice-President, Young Entrepreneurs of Palestine (YEP) è all’indirizzo  

http://cdt.iao.florence.it/intranet2/download.php?id=4053&parent=854..

La piattaforma recita tra l’altro “Noi notiamo anche che esiste un ampio e generale approccio per il raggiungimento della pace che i gruppi israeliani e palestinesi sopraindicati accettano, nonostante la varietà dei backgrounds  politici e ideologici. Si potrebbe dire che le “condizioni limite" di questo approccio sono quelle della soluzione “due popoli – due stati” e ricadono all’interno dei parametri stabiliti da: la road map del Quartetto; le proposte di Clinton del 2000; l’iniziativa della  Lega Araba del 2002; l’iniziativa di Ginevra e l’accordo Ayalon-Nusseibah. Noi osserviamo che se differiscono tra loro, hanno però parecchie cose in comune. Noi osserviamo anche che le maggiori istituzioni  politiche, sia palestinesi che israeliane, si sono pronunciate  a favore di almeno una di queste. Si suggerisce che questo approccio caratterizzi la nostra attività“ .

 

Un fritto misto, indigeribile, di cose sepolte dagli avvenimenti degli ultimi anni che riassume le dimensioni del ridicolo e del grottesco di un summit, moralmente infame e politicamente osceno, che nel programma non si pone come obiettivo il riconoscimento del governo palestinese e la fine del boicottaggio israeliano e occidentale contro il governo e il popolo palestinese, ma si pone, tra gli altri,  il seguente interrogativo: “How can we help in preventing the collapse of Gaza Strip?, (Come possiamo essere di aiuto nel prevenire il collasso della Striscia di Gaza?) (sic!)

 

La convention è l’ultima delle tante iniziative, legate agli accordi di Oslo, tese a promuovere e organizzare il collaborazionismo palestinese e quello europeo con la politica israeliana e a soddisfare fameliche ONG di ogni latitudine e di ogni settore politico, impegnate nel “business umanitario”.

Progetti che come ha ricordato Omar Barghouti, recentemente in Italia,  citando Simone de Beauvoir, mirano essenzialmente a “un cambiamento nella consapevolezza dell’oppresso, non nella situazione che li opprime”.

Progetti che mirano a cancellare ogni differenza tra occupanti e occupati, oppressori e oppressi, coloni e colonizzati, assassini e assassinati, ladri di futuro e derubati.

 

Ha scritto Ilan Pappe nel giugno del 2004: “Ciò che sta succedendo in Israele – Palestina, è un gioco, è la sciarada della pace, una parodia della pace. Ma la verità è che ancora una volta, sempre gli stessi politici delle due parti si incontrano in alberghi lussuosi, con diplomatici arrivati da tutto il mondo per parlare di niente, per fare semplicemente delle chiacchiere. E sentiamo parole roboanti, quali “processo di pace”, “evacuazione”, “disimpegno”, “fine dell’occupazione”, “creazione di uno Stato palestinese”….E’ “l’industria della pace”, come direbbe Chomsky. Ma sul campo non succede assolutamente nulla! Invece, tutto intorno al campo si sviluppano le chiacchiere e i futili esercizi di una diplomazia priva di senso.” (“In Israele non esiste un movimento per la pace” di Ilan Pappe, Friburgo, 4 giugno 2005).

 

Un gioco che si è svolto e che continua a svolgersi anche in Italia non senza esiti pratici. La Regione Toscana, protagonista insi
eme ad altre regioni rosse (?) di accordi collaborazionisti con il Peres Center for Peace è un esempio in sedicesimo (Firenze non è Ginevra e i La Pira non nascono più in Italia), del concorso di numerosi enti locali italiani nel processo “dell’industria della pace e del collegato turismo” e nel collaborazionismo attivo con Israele, anche nella cooperazione militare.

 

Tra i partecipanti palestinesi si distinguono personaggi assai discussi come Yasser Abed Rabdo (il faccendiere degli accordi di Ginevra) e come Jibril Rajoub, così descritto in http://www.geocities.com/lawrenceofcyberia/palbios/pa06000.html:

“Jibril Rajub (Jibril Rajoub): Consigliere della Sicurezza Nazionale di Yasir Arafat, con il grado di Brigadiere-Generale; già capo della Forza di Sicurezza Preventiva Palestinese nella West Bank; membro del Consiglio Rivoluzionario di Fatah. Considerato un politico moderato, con da tempo stretti collegamenti con l’America (CIA) e con gli ufficiali della sicurezza israeliana.  Più temuto che popolare tra i Palestinesi, contro i quali ha usato la  PSF per reprimere il dissenso e vessare gli avversari politici (anche con l’uso della tortura). 

 

Ci auguriamo che a rompere le uova nel paniere provveda, tra gli invitati, Avraham Burg, già presidente del Parlamento israeliano, che recentemente ha dichiarato ad Haaretz (quotidiano israeliano) “Definire Israele come uno stato ebraico è la chiave per la sua fine (esattamente il contrario di quanto dichiarato da Romano Prodi nella citata conferenza stampa). Uno stato ebraico è esplosivo. E’ dinamite."

E si è detto  favorevole alla abrogazione della Legge del Ritorno e ha invitato gli israeliani che ne hanno la possibilità a chiedere un passaporto straniero (http://www.haaretz.com/hasen/spages/867986.html).

 

Quello che viene chiesto dalla società civile palestinese è qualcosa di assai diverso da quello che chiedono i collaborazionisti palestinesi e nostrani: dichiarare il boicottaggio di Israele fino a che non si decide a rispettare il diritto internazionale e a porre termine alla pulizia etnica dei palestinesi iniziata nel 1947 e che prosegue con il Muro dell’Apartheid in West Bank e con il genocidio nella striscia di Gaza (Palestine 2007: Genocide in Gaza, Ethnic Cleansing in the West Bank by Ilan Pappe, The Electronic Intifada, 11 January 2007).

 

ISM-Italia, giugno 2007

ISM- Italia

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ISM-Italia è il gruppo di supporto italiano dell’ISM.

L’International Solidarity Movement (ISM www.palsolidarity.org) è un movimento palestinese impegnato a resistere all’occupazione israeliana usando i metodi e i principi dell’azione-diretta non violenta. Fondato da un piccolo gruppo di attivisti nel 2001,  ISM ha l’obiettivo di sostenere e rafforzare la resistenza popolare assicurando al popolo palestinese la protezione internazionale e una voce con la quale resistere in modo nonviolento alla schiacciante forza militare israeliana di occupazione.

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