Il Sudamerica progressista contro il genocidio a Gaza

InfoPal. A cura di Lorenzo Poli. “Non possiamo essere indifferenti di fronte al crimine quotidiano che da 75 anni si sta commettendo contro il fraterno popolo palestinese. Niente può giustificare la brutale escalation sionista degli ultimi 6 mesi, la grave violazione del diritto internazionale umanitario, i crimini di guerra e d’umanità che ha convertito una minima striscia di terra abitata in un campo di internamento di un esercito sanguinario. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU deve ricoprire il suo mandato e porre fine all’impunità d’Israele, potenza occupante, di fronte alla credibilità questionabile delle sue risoluzioni assediata a causa del veto imperiale, che tende a scomparire nello scontro a Gaza”, ha dichiarato il presidente cubano Miguel Diaz-Chanel, prendendo posizione contro il genocidio da parte di Israele contro la popolazione di Gaza.

“Il governo di Israele sta attuando le stesse politiche di Hitler. Oggi sta minacciando la scomparsa del popolo palestinese e lo dice tranquillamente. E continua senza cessare i suoi crimini e la cosa più terribile è che gli Stati Uniti e gli Stati europei utilizzano le imposte che paga il popolo nordamericano e quello europeo per arricchire, fortificare l’industria militare”, ha dichiarato il presidente nicaraguense Daniel Ortega.

Nel frattempo anche la Colombia, con il suo presidente socialista Gustavo Petro, esprime forte solidarietà al popolo palestinese condannando il genocidio a Gaza e rompendo le relazioni diplomatiche con Israele dal 2 maggio: “Il Governo del Cambiamento riferisce che le relazioni diplomatiche con Israele verranno interrotte domani a causa di un governo e di un presidente genocida”, ha dichiarato il presidente. Allo stesso modo, ha aggiunto che “non può essere, non può ritornare e non possono arrivare i tempi del genocidio, dello sterminio di un intero popolo davanti ai nostri occhi. Qui davanti a voi, il governo del cambiamento, il presidente della Repubblica, informa che domani le relazioni diplomatiche con lo Stato di Israele saranno interrotte (…) per avere un presidente genocida”, ha detto Petro nella Plaza de Bolívar, a Bogotà. “Il mondo potrebbe essere riassunto in una parola che rivendica la necessità della vita: Gaza. Si chiama Palestina, si chiamano i ragazzi, le ragazze e i bambini che sono morti smembrati dalle bombe”, ha dichiarato. In questo senso, ha assicurato che non si può permettere la morte di altri minorenni in Palestina, poiché “oggi il mondo esige la pace”.

Dopo l’annuncio di Petro di rompere le relazioni diplomatiche con Israele, il pubblico ha risposto con i gridi di “Lunga vita alla Palestina libera e sovrana” e “Abbasso il genocidio palestinese”. 

L’unico ad oggi, dei Paesi progressisti del Sudamerica, a rimanere abbastanza in una posizione ambigua è il Brasile di Lula. Proprio Lula, che per anni è stato attaccato dalla destra brasiliana bolsonarista per il suo anti-sionismo e il suo sostegno alla Palestina, ha deciso di firmare una lettera, pubblicata con entusiasmo dalla Casa Bianca, in cui si chiede la liberazione di prigionieri sotto la custodia del Movimento di Resistenza Islamica (Hamas, nel suo acronimo arabo). Il testo chiede il rilascio immediato e incondizionato dei prigionieri e sostiene cinicamente che un simile gesto da parte di Hamas “porterebbe un cessate il fuoco immediato e prolungato a Gaza”. Ciò che non è normale, però, è che qualcuno voglia che un movimento di liberazione nazionale, come Hamas, consegni i suoi prigionieri di guerra senza nulla in cambio. Hamas non ha “rapito ostaggi”, come afferma la stampa imperialista, ma ricorda che lo scopo dei prigionieri era quello di negoziare uno scambio con “Israele”.

Ed è proprio per la sua parzialità che la lettera è firmata da una minoranza di Paesi. Nessun paese che fa parte dei BRICS, oltre al Brasile, ha approvato il documento. Non c’è da stupirsi: si tratta di una lettera con l’obiettivo di omettere i crimini dello Stato di “Israele” e di aumentare la pressione su Hamas affinché rinunci a una delle sue armi nella lotta contro i suoi oppressori. Con la lettera crolla anche il discorso di Lula mirato a un fronte contro l’“estrema destra” che si formerebbe insieme ai rappresentanti dei paesi imperialisti, come Francia, Spagna e Stati Uniti. Dopotutto, oltre ad essere di per sé un’espressione contemporanea del fascismo, anche l’Argentina di Javier Milei ha firmato la lettera articolata dalla Casa Bianca.

(Fonti: https://www.telesurtv.net/news/petro-anuncia-colombia-rompe-relaciones-diplomaticas-israel-20240501-0025.html?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=whatsapp&utm_source=im

https://causaoperaria.org.br/2024/diplomacia-brasileira-a-servico-do-sionismo/)

Ci si augura almeno che la solidarietà antimperialista alla Palestina non venga a mancare e si continui con un appoggio importante in nome del multipolarismo.