‘Il trattato di Camp David non è un testo sacro’

Di Khalid Amayreh dalla Palestina occupata – Pal.info.

È abbastanza rincuorante che i leader dei Fratelli Musulmani stiano parlando del loro sdegno e disprezzo nei riguardi del trattato di pace tra Israele ed Egitto nel 1979.

Sembra anche prudente che il partito Islamico, chiaramente il più grande in Egitto, non intraprenderà azioni avventate che possano istigare reazioni impreviste dell’entità sionista e dei suoi alleati occidentali, specialmente il suo alleato-guardiano, gli Stati Uniti.

I Fratelli Musulmani hanno detto che rispetteranno gli obblighi internazionali dell’Egitto.

Inoltre, il trattato di Camp David non è stato realmente un trattato di pace, ma piuttosto un trattato di sottomissione e capitolazione all’egemonia regionale, all’arroganza e alla supremazia militare sionista.

È vero, la penisola del Sinai è “ritornata” all’Egitto fino all’ultimo centimetro. Tuttavia, è anche vero che ampie fasce del deserto del Sinai sono diventate inaccessibili alle forze egiziane. Ecco perché contrabbandieri, terroristi, sabotatori e agenti stranieri sembrano muoversi liberamente attraverso quel territorio, per esplodere i gasdotti, trafficare narcotici e altri materiali, e anche per attaccare i simboli della sovranità egiziana, incluse stazioni di polizia e villaggi turistici.

Il passato regime egiziano del presidente Hosni Mubarak ha affermato mendacemente che il deserto del Sinai era completamente libero dall’occupazione israeliana. Ma come può il Sinai essere realmente e completamente libero quando gran parte del suo territorio è ancora off-limits ai militari e all’aeronautica egiziani?

Inoltre, è abbastanza scandaloso come Israele arrivi a concepire il famigerato trattato, ad esempio che l’entità sionista abbia carta bianca in fatto di soprusi verso i palestinesi, e che liquidi la causa palestinese, sebbene gradualmente, desensibilizzando la coscienza morale internazionale, e portando avanti ricorrenti campagne genocide mirate all’uccisione, incenerimento e maltrattamento di più palestinesi possibile.

Se fossero necessarie delle prove, basterebbe rivedere la guerra-lampo israeliana del 2008-09 nella Striscia di Gaza, che fece su Gaza ciò che i bombardieri alleati fecero a Dresda nell’ultima fase della seconda guerra mondiale.

Viste le circostanze, si è spinti a chiedere se l’Egitto, specialmente sotto un regime regolato dall’Islam o influenzato da esso, ha qualche obbligo legale o morale di rispettare tale trattato.

Naturalmente, l’ultima parola a riguardo tocca al popolo egiziano. Ma il popolo egiziano, che ha sofferto così tanto e per così tanto tempo la criminalità e le aggressioni israeliane, e le barbarie non sembrano dare a quel trattato alcun beneficio del dubbio, se ci possano essere dubbi sulla natura indegna e la legalità disastrosa del trattato.

Mi rendo conto che affermazioni spasmodiche e non ponderate possano fare più male che bene. Tuttavia, non ci dovrebbe essere alcun dubbio sulla necessità impellente di rinegoziare quel trattato, fosse solo perché il governo che lo firmò nel lontano 1979 non era un governo democratico, e non godeva di accettazione da parte del popolo egiziano.

Questa settimana, un leader dei Fratelli Musulmani, Rashad Bayoumy, ha detto chiaramente che la Fratellanza non riconoscerà mai lo “stato criminale di Israele”.

“E’ una condizione preliminare riconoscere Israele per poter governare? Ciò non è possibile, non importa quali siano le circostanze. Noi non riconosciamo Israele, è un occupante criminale.”

Bayoumi, vice-leader della guida suprema della Fratellanza, ha sottolineato che nessun membro della Fratellanza si siederà mai con un israeliano.

“Non mi siederò mai con un criminale. Non tratteremo con loro in nessun modo”.

Ha aggiunto che la Fratellanza potrebbe tenere un referendum nazionale per misurare l’opinione pubblica prima di prendere una decisione finale sul trattato.

“Seguiremo tutte le corrette procedure legali con il trattato, non spetta a me, e il popolo darà il responso finale su esso”.

“Noi non concordiamo con il trattato di pace; prenderemo tutte le misure legali possibili nei suoi confronti. Credo che abbiamo il diritto di presentarlo al popolo e al parlamento eletto così che possano prendere delle decisioni a riguardo”.

Queste parole significano determinazione ma anche impetuosità dato che riflettono lo sdegno e il rifiuto a lungo soppresso dagli egiziani per il cosiddetto trattato di pace che ha permesso a Israele di sopraffare i palestinesi e di prendere ciò che restava della loro patria.

In ultima analisi, l’Egitto può e deve tener conto di Israele per le clausole del trattato che lo rendono parte integrante di un processo più vasto che include anche la risoluzione della questione palestinese secondo il Consiglio di Sicurezza dell’Onu 242 e 338.

Tuttavia, da quando Israele ha violato queste risoluzioni piuttosto chiaramente e scandalosamente, se non altro costruendo centinaia di colonie ebraiche sulla terra occupata, e trasferendo centinaia di migliaia di suoi cittadini per farli vivere sulla terra che appartiene ad altra gente, l’Egitto deve essere in grado di abbassare i propri obblighi e la propria osservanza verso il famigerato trattato allo stretto necessario.

Un tale atteggiamento da parte dell’Egitto non dovrebbe essere visto come una dichiarazione di guerra o una promulgazione unilaterale del trattato, ma dovrebbe essere considerata una misura necessaria che riflette la sovranità dell’Egitto e la sua volontà nazionale.

Non c’è alcun dubbio che il trattato e le relazioni con Israele saranno una cartina al tornasole per il Partito Giustizia e Libertà come per l’altro partito Islamico, Nur (Luce), che rappresentano i Fratelli Salafiti.

In ogni caso gli islamisti devono mantenere le distanze da Israele anche se vittime di prepotenze, coercizioni e pressioni dagli Stati Uniti a comportarsi diversamente. Qualsiasi concessione, reale o immaginaria, in questi termini costerà cara agli islamisti nei riguardi della loro posizione agli occhi del popolo.

Gli islamisti non possono permettersi accettazione e favori da parte dell’entità criminale e dei suoi sostenitori, specialmente il Congresso degli Stati Uniti manipolato dagli ebrei, a scapito dell’accettazione del popolo egiziano.

In Egitto come in altri luoghi del mondo arabo e islamico, c’è un rapporto mutualmente esclusivo tra l’avere relazioni normali con Israele ed essere accettati e rispettati dalle masse. Un governo, che sia un governo islamico del tutto o quasi, può avere o buoni rapporti con Israele e i suoi sostenitori, o l’accettazione e il rispetto del suo popolo. Non può avere entrambi, punto.

Traduzione per InfoPal a cura di Teresa Varlotta

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