Il vero obiettivo di Israele dietro le sanzioni sulla Striscia di Gaza.

Il vero obiettivo di Israele dietro le sanzioni sulla Striscia di Gaza

Amos Harel e Avi Issacharoff,  Haaretz – Traduzione di Osservatorio Iraq

26 ottobre 2007

Esiste una distanza enorme tra le ragioni che Israele sta dando per la decisione di imporre pesanti sanzioni contro il governo di Hamas nella Striscia di Gaza, e le intenzioni reali che vi stanno dietro. Il ministro della Difesa Ehud Barak giovedì ha autorizzato un piano che prevede l’interruzione delle forniture di elettricità alla Striscia di Gaza, così come una significativa restrizione dei carichi di carburante. Ci si aspetta che ciò riduca il numero di attacchi con i razzi Qassam contro Sderot ed altre località di confine. Di fatto, i funzionari della Difesa ritengono che i miliziani palestinesi intensificheranno i loro attacchi in risposta alle sanzioni.

Pertanto, il vero scopo di questo sforzo è duplice: cercare una nuova forma di "escalation" come risposta all’aggressione proveniente da Gaza, prima che Israele intraprenda una più ampia operazione militare; e preparare il terreno per un isolamento più netto della Striscia di Gaza – limitando al minimo assoluto gli obblighi di Israele verso i palestinesi.

Diverse settimane fa, Barak ha detto che Israele "si sta avvicinando" a un’operazione più ampia nella Striscia. Così come il primo ministro Ehud Olmert e il capo di Stato maggiore Gabi Ashkenazi, Barak non è entusiasta di questa possibilità. Sa che non sarà facile, e che non ci sono garanzie per un esito positivo. Numerosi soldati saranno uccisi così come molti palestinesi innocenti, in quanto l’Idf farà ricorso a un massiccio bombardamento di artiglieria prima di mandare la fanteria negli affollati agglomerati dell’area. Questa sarà una "guerra sporca", molto feroce, che vedrà scene di distruzione simili a quelle del 2006 nel Libano meridionale. La sola eccezione: al contrario che in Libano, qui la popolazione non ha dove fuggire.

In più, Ashkenazi ha detto all’esecutivo che egli sosterrà un’offensiva solo se di lunga durata. Se dopo diverse settimane di combattimenti, all’Idf sarà concesso di compiere arresti e accumulare materiale di intelligence, allora il capo di Stato maggiore condivide il senso dell’operazione.

Fonti della Difesa affermano che le sanzioni porteranno i miliziani a intensificare i loro attacchi per dare prova di non soccombere alla pressione di Israele. E visto che le sanzioni non saranno severe – tali da non creare una crisi umanitaria – non avranno conseguenze pratiche. In questo momento ci si aspetta che la penuria di benzina avrà un effetto maggiore che le interruzioni della fornitura di elettricità – che avviene normalmente a causa dei guasti della rete.

La decisione delle sanzioni rappresenta anche un tentativo di manifestare la volontà di disimpegnarsi totalmente da Gaza. In questo modo Israele sta mandando un messaggio alla leadership palestinese della Striscia secondo cui essa deve cercare delle alternative, per quanto minori, ai beni e ai servizi provenienti da Israele. Ciò riguarda il giorno dopo il vertice di Annapolis. Il fallimento del summit può condurre il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas nelle braccia di Hamas. In vista di tale eventualità, Israele sta elevando un grosso segnale stradale all’uscita da Ramallah: La strada per Gaza è chiusa.

(Traduzione di Carlo M. Miele)

Articolo originale:
http://www.haaretz.com/hasen/spages/917385.html

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