Il volto di Qana

Il volto di Qana
di Miguel Martinez

 

 

 

Si sa sempre poco di voi, delle vite leggere, entrate nel mondo per la porta sbagliata e uscite in silenzio.

Non so il tuo nome e non lo saprò mai. Non vedo il tuo volto. Ti immagino bambina, ma non so. Non so nemmeno se sei ancora viva, o se sei morta.

Però in un mondo che avessimo disegnato noi, e non loro, avremmo potuto imparare insieme, a tracciare i segni sulla sabbia, io vecchio con tutto da imparare, e tu piccola, araba e maestra.

alif come Allâh che dà la vita, oppure Amrîka che la toglie

bâ’ come baraka la benedizione che copre la tua testa, oppure bayt, come la casa che ti hanno distrutto

tâ’ come tall la collina su cui giocavi, oppure taht, e tu sotto terra

thâ’ come thamar la frutta, oppure thubûr, il lamento tra le rovine

jîm come jamal il cammello carico di legname, oppure jurm, il delitto

hâ’ come hilm il sogno che quella mattina ricordavi appena, oppure harb, la guerra

khâ’ come khâfiq il tuo cuore che batteva, oppure kharq come il tuo corpo strappato

dâl come dam il tuo sangue allegro, oppure Dajjâl, l’Ingannatore che gli uomini seguiranno come uno sciame d’api

dhâl come dhaqan la barba del babbo che tiravi, oppure dha’aqa, l’urlo di terrore mentre si muore

râ’ come raqas la danza di tua madre, oppure ru’b, come la tua paura

zây come zahra il fiore che tenevi fiera in mano, oppure zamân, la durata che ti è stato concesso

sîn come sabah quando provavi a nuotare nel mare di Cadmo, oppure sarrâq, il ladro che ti rubò il respiro

shîn come shams il sole caldo e vivo, oppure shahâda, il tuo martirio

sâd come sibyânî il tuo essere giovani, oppure sad’, il tuo petto infranto

dâd come dahk la tua risata, oppure dahiyya, il tuo sacrificio

tâ’ come tufûla la tua infanzia, oppure tayyâra, il ferro volante che ti ha portato via la vita
 

zâ’ come zuhr la preghiera del sole alto, oppure zulm, l’oppressione

‘ayin come il nome del tuo occhio fenicio, oppure ‘ayb, la vergogna di coloro che qui la notte ridono mentre ti spezzano

ghayn come ghada’ quando la mattina ti riempivi il viso di cibo, oppure ghadab, l’ira profonda che sentiamo nelle mani

fâ’ come fajr la luce dell’alba che spacca la notte, oppure infijâr, la bomba che esplode addosso a te

qâf come qamar la Luna Vera, oppure qatl, quando ti hanno uccisa

kâf come kalâmât le tue prime parole, oppure kushâha, l’odio nascosto

lâm come la’b il gioco oppure la’na, la maledizione

mîm come Maryam Batûla la Vergine, o come mawt, la morte

nûn come nâbid la tua voglia traboccante di vivere, oppure come nihâya, la fine delle cose

hâ’ come huraira il gattino che fa le fusa, oppure come hawl, il terrore

wâw come wajh il tuo volto, oppure waqt, il tuo tempo così breve

yâ’ come yûsufî il mandarino, oppure yad, la mano che sfiorando un tasto ti scelse morta.

 

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