In cerca di giustizia nel Medio Oriente.

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In cerca di giustizia nel Medio Oriente. 

Ali Abunimah; Chicago Tribune 24  Giugno  2007   
 
La decisione USA di sostenere il Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas nella recente crisi garantisce virtualmente una escalation nella violenza. Abbas ha installato un governo di "emergenza" non eletto per rimpiazzare il governo di unità nazionale guidato da Hamas.

Qualcuno ha descritto la conquista degli edifici della sicurezza delll’Autorità Palestinese a Gaza come un golpe. Ma molti Palestinesi non la vedono a quel modo. Nel Gennaio 2006 Hamas vinse con largo margine le elezioni legislative, conquistandosi il diritto di dare vita ad un governo. Gli USA, a dispetto del loro retorico sostegno alla democrazia, decisero di schiacciare il governo di Hamas, imponendo sanzioni che hanno danneggiato i normali Palestinesi nella sperazna che Hamas fosse scacciata.

Quando vinse le elezioni, Hamas aveva già osservato una tregua unilaterale di un anno, ed aveva sospeso gli attentati suicidi contro i civili israeliani che l’avevano resa malfamata. Cercò di entrare nel giro della grande politica dalla porta principale, giocando secondo le regole, ma ogni passo le fu reso difficile. L’amara conclusione per molti Palestinesi fu che  gli USA non sono interessati a sostenere una vera democrazia, ed interverranno di continuo per rovesciare i leader a loro invisi, senza considerare la volontà del popolo palestinese.

Le milizie sconfitte da Hamas nelle settimane recenti erano particolarmente odiate a Gaza perché avevano rapito, torturato ed ucciso molti membri di Hamas ed erano viste ovunque come completamente corrotte. Queste milizie avevano ricevuto armi e denaro dagli USA e si erano votate alla sconfitta di Hamas, rovesciando i risultati elettorali.

Abbiamo già visto questa strategia prima. Qualcuno ricorda i Contras del Nicaragua? E’ una coincidenza che uno dei più ferventi sostenitori di Israele, il vice consigliere alla sicurezza nazionale, Elliot Abrams, che fornì illegalmente denaro ai Contras, è stato l’architetto della strategia USA di sostenere le milizie anti-Hamas? 

Nonostante l’accordo di coalizione tra Fatah e Hamas firmato alla Mecca lo scorso febbraio, importanti leader di Fatah rifiutarono di porre le proprie milizie sotto il controllo di un ministro degli esteri indipendente. Lui dette le dimissioni per la frustrazione, e gli USA continuarono a far arrivare armi.

A seguito della sconfitta di Fatah, i leader di Hamas tennero discorsi televisivi sottolineando che essi non si consideravano in guerra con l’intera Fatah (molti membi della quale non avevano neppure preso le armi) e non volevano prendere il potere o rovesciare Abbas, la cui legittimità essi hanno esplicitamente riaffermato. Il loro problema, dicevano, era solo con i leader delle milizie sostenute dagli USA, come Muhammad Dahlan e Rashid Abu Shbak che avevano reso impossibile il lavoro del governo a guida Hamas. Come gesto di buona volontà, i leader di Hamas hanno emesso una amnistia generale per tutti i comandanti prigionieri di Fatah, ed hanno fatto appello per il dialogo, la riconciliazione, e la ricostruzione di un governo di unità nazionale.

Abbas ha rifiutato questi appelli ed ha scelto di formare un governo non eletto, decidendo per decreto sebbene la legge palestinese gli neghi una simile autorità. Questo governo avrà poco potere e sarà considerato illegittimo da una parte significativa del pubblico palestinese.

Dopo più di un anno di sanzioni contro il popolo palestinese, Hamas è più forte e più popolare che mai. Aumentare il grado di appoggio USA ad Abbas e al suo governo non eletto non cambierà questa tendenza.

Si è molto parlato a proposito del fatto che gli eventi di Gaza annunciassero la nascita di una "soluzione a tre stati" — Israele, più la roccaforte di Hamas a Gaza, ed una West Bank a guida Fatah. In realtà, la West Bank e Gaza sono già state a lungo isolate l’una dall’altra dalla politica d’Israele. Infine né Hamas né Fatah controllano il destino dei Palestinesi; essi rimangono sotto la schiacciante dominazione di Israele che viene sempre più equiparata all’apartheid.

E proprio come i Sud Africani dell’apartheid, che citavano la violenza "dei neri contro i neri", alcuni Israeliani asserivano che le lotte inteestine dei Palestinesi provavano che questi non sono capaci di democrazia. Essi sperano che l’attenzione si sposterà via da Israele, mentre questo consolida le sue misure di separazione e discriminazione secondo il modello bantustan

Rimane il fatto che 11 milioni di persone — metà Palestinesi e metà Israeliani — abitano in un piccolo paese. Tagliare fuori Gaza e permettere che discenda ad un livello di ulteriore miseria, mentre Israele continua a costruire insediamenti solo per Ebrei nella West Bank, non è un percorso che porterà alla pace.

Il dialogo intra-palestinese senza inteferenze dall’esterno, e colloqui di pace sul modello di quelli sud africani e nord irlandesi rivolti a mettere fine a tutte le forme di occupazione militare, diseguaglianza e discriminazione, con forte sostegno dall’esterno, può ancora salvare la situazione. Ma finora non ci sono segni che l’amministrazione Bush seguirà queste elementari regole di pace.

Tradotto dall’inglese da Gianluca Bifolchi, un membro di  Tlaxcala  (www.tlaxcala.es), la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne l’autore e la fonte.

 

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