In liquidazione l’Agrexco: una vittoria del BDS

La società civile palestinese accoglie con favore la liquidazione dell'Agrexco: annunciati festeggiamenti per la vittoria del boicottaggio

Bdsmovement.net 

                    I sostenitori dei diritti civili dei palestinesi rivendicano la vittoria per l'ordine di liquidazione dell'Agrexco (Agriculture Export Company)

                    Le carte del tribunale mettono in guardia sulle future “vaste conseguenze” della caduta della compagnia-simbolo israeliana

                    Il Comitato nazionale palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) chiede la partecipazione internazionale ai festeggiamenti per questa vittoria. Chiede inoltre l'intensificazione delle campagne di boicottaggio.

Gli attivisti per i diritti dei palestinesi celebrano la messa in liquidazione della principale compagnia di esportazione di prodotti agricoli israeliana, la Agrexco, come conseguenza dei mancati pagamenti ai creditori. La compagnia è stata un bersaglio-chiave della campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, condotta in supporto ai diritti dei palestinesi.

La Agrexco, in parte proprietà statale di Israele, si è finora occupata dell'export della maggior parte dei prodotti freschi israeliani, compreso il 60-70% della produzione agricola degli insediamenti illegali di Israele nei Territori palestinesi occupati.

In una traduzione dei documenti legali sul processo di liquidazione, ottenuta dal Bnc, si afferma chiaramente che “la Agrexco ha agito come braccio dello Stato di Israele, fornendo di fatto finanziamenti statali al settore agricolo”. I documenti rivolgono critiche esplicite al governo, per aver permesso l'inadempienza della compagnia, e ricordano che la caduta della Agrexco, uno dei principali simboli di Israele, potrebbe avere grandi conseguenze.

Jamal Juma, coordinatore della campagna per fermare la costruzione del muro, “Stop the Wall”, e membro della segreteria del BDS, ha rilasciato quanto segue: “Salutiamo calorosamente i nostri partner europei e ci congratuliamo per la loro costanza e determinazione nella campagna contro la Agrexco. Questa decisione fa seguito alla notizia che la Veolia, multinazionale francese che ha perso miliardi di euro in contratti municipali per la fornitura di infrastrutture agli insediamenti illegali, sta affrontando un crollo finanziario. E' chiaro che il movimento per il boicottaggio ha ottenuto quanto prefissatosi, e ha fatto aumentare il prezzo della complicità aziendale ai crimini di guerra israeliani. Le iniziative di boicottaggio dimostrano, con i loro successi quotidiani, che esse sono la forma più efficace di solidarietà e di contrapposizione al sistema coloniale, di occupazione e di apartheid di Israele”.

Adel Abu Ni'meh, direttore dell'Unione palestinese dei coltivatori, organizzazione che fa parte del Comitato nazionale palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, ha accolto con favore la notizia, ma ha avvertito che “il patrimonio dell'Agrexco deve ancora essere venduto. Seguiamo la vicenda da vicino, e ci appelliamo alle compagnie internazionali affinché ritirino le loro offerte. Le compagnie che acquistano i marchi commerciali o il patrimonio dell'Agrexco, o che cercano di rimpiazzare l'Agrexco come principali esportatori di prodotti agricoli israeliani, saranno allo stesso modo oggetto del movimento di boicottaggio.

Agrexco è stata presa di mira con boicottaggi popolari, blocchi, dimostrazioni e azioni immediate in tutta Europa. In Francia una vasta coalizione della società civile, che comprende decine di organizzazioni, ha intrapreso azioni legali contro la compagnia, e si è opposta con fermezza alla costruzione di un terminal a Sète, che ora giace inutilizzato. In Italia e in Gran Bretagna gli attivisti hanno intrapreso azioni dirette, facendo pressioni sui supermercati, finalizzate all'abbandono del marchio Agrexco. Nel luglio scorso una nuova coalizione di organizzazioni provenienti da oltre 13 paesi europei ha promesso di “porre fine alla presenza dell'Agrexco in Europa”. Si attende che la coalizione esamini gli sviluppi, e potrebbe intanto iniziare nuove campagne in risposta all'esito della liquidazione.

Come affermato dall'economista israeliano Shir Hever, la campagna europea contro la società è stata tra le cause del suo crollo. “Si è scoperto – ha spiegato – che la compagnia ha prodotto rapporti fuorvianti, e che non ha avvisato gli investitori del possibile impatto della campagna di boicottaggio. Molti agricoltori hanno abbandonato la compagnia, scegliendo di lavorare con compagnie concorrenti, non ancora sottoposte alle azioni di boicottaggio. La conseguenza di ciò è stata la crisi di liquidità dell'Agrexco. Diverse compagnie hanno fatto delle offerte per acquistare la Agrexco, ma le hanno ritirate dopo una breve inchiesta, che ha messo in luce, tra le altre cose, le evidenti azioni a essa dirette dalla campagna di boicottaggio”.

La campagna contro la Agrexco è stata avviata in risposta alla richiesta di boicottaggio, di iniziative di disinvestimento e di sanzioni contro Israele e i suoi sostenitori, avviata nel 2005 dalla società civile palestinese, con lo scopo di far osservare a Israele le leggi internazionali ponendo fine all'occupazione e smantellando il Muro dell'Apartheid, di assicurare parità di diritti ai cittadini israeliani palestinesi e di mettere in atto il diritto al ritorno alle loro case dei rifugiati, approvato dalla risoluzione 194 dell'Onu.

Traduzione per InfoPal a cura di Stefano Di Felice

 

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