Inasprite punizioni e sanzioni contro i detenuti dopo l’accordo di scambio

Cisgiordania. Yusuf Ash-Shayib, ha riportato per il quotidiano giordano Al-Ghad, quanto è stato poi confermato dal ministero per gli Affari dei prigionieri palestinesi.

“Il governo d'occupazione israeliano non sta rispettado l'impegno preso, ovvero porre fine alle punizioni contro i prigionieri palestinesi e fermare le sanzioni. Al contrario, queste sanzioni sono state inasprite e nuove procedure punitive sono state studiate da Israele dopo l'accordo di scambio dei prigionieri”.

Ad esempio, 60 prigionieri di Ashqelon non possono accedere alla cantina (una sorta di bar) da due mesi, né possono ricevere le visite dei familiari da un mese.

Il detenuto Nasser Abu Humaid, rappresentante dei detenuti ad Ashqelon, ha riferito che nessun riguardo è stato dimostrato da Israele durante la Festa dell'Eid al-Adha, ad inizio novembre.

Resta assoluto il divieto di visita ai parenti dei detenuti di Gaza per il 5° anno consecutivo.

Il prigioniero Walid Daqqa, di Gaza, ergastolano e detenuto a Jilbo', ha raccontato che è la detenzione in isolamento è una delle peggiori pratiche e che, nei 20 anni di sciopero indetto dalle prigioni dell'occupazione israeliana, è sempre stato al centro delle proteste.
“Per questo – ha ricordato ild etenuto – l'estensione dell'isolamento per i due leader Ahme Sa'daat e Hassan Salamah, sono per noi motivo di sofferenza. Essa è 'una politica della vendetta' per l'avvenuta prima fase dei rilasci dell'accordo di scambio”.

Il quotidiano dell'emirato di Sharjah, Al-Khalij, ha riportato il resoconto di Ibrahim Sarsor, deputato palestinese alla Knesset (parlamento israeliano). Egli ha visitato i prigionieri e ha chiamato per la fine immediata delle sanzioni: negazione del diritto allo studio, visite dei familiari, privazione dei canali satellitari in lingua araba e divieto di accedere alla “cantina”.

Sarsor ha ricevuto l'appello dei prigioneiri, che alla leadership dei Territori occupati nel '48 hanno chiesto di assumersi la propria responsabilità e rassicurare il rispetto dell'implementazione della seconda fase dei rilasci.

All'esterno delle prigioni israeliane, continuano le persecuzioni nei confronti di ex detenuti e familiari, contro molti dei quali vige il diritto a incontrare i propri cari. Questo vale soprattutto per i parenti degli ex detenuti deportati verso Gaza e all'estero.

 

Fonti:

Ahrarwledna

Al-Zaytouna Center for Studies

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