Intervento svolto al Senato su decreto UNIFIL-Libano, dal senatore Fernando Rossi.

Intervento svolto al Senato su decreto UNIFIL-Libano, dal senatore Fernando Rossi.

Il 12 luglio di quest’anno una pattuglia israeliana, penetrata per oltre 5 Km in territorio libanese, viene intercettata dalle milizie sciite Hezbollah. 

    Al termine dello scontro a fuoco, avvenuto nella stessa mattinata del 12 luglio, 8 dei 10 componenti della pattuglia israeliana, vengono uccisi e 2 vengono fatti prigionieri.

   Per liberarli viene chiesto lo scambio con prigionieri libanesi in Israele (tra questi Samir Qantar, chiamato il "capo dei prigionieri", perché è da più tempo nelle prigioni Israeliane). 

    L’Agenzia di stampa Reuters, alle 18, ora italiana, dello stesso giorno 12 :

 – il primo ministro israeliano Olmert, nella riunione straordinaria del suo gabinetto ha definito lo scontro in Libano, “un atto di guerra” di cui è responsabile il governo di Beirut, ed ha detto che la risposta di Israele “molto dolorosa e profonda” è già in atto.

–  la radio dell’esercito ha dato notizia che la fanteria israeliana con l’appoggio dell’aviazione, è già entrata in Libano, “per cercare i due soldati catturati”.

–  la TV israeliana Canale 10 ha detto che è iniziato il richiamo in servizio dei militari e che una prima divisione di fanteria è già stata mobilitata. E’ un segnale (scrive la Reuters), che sarà una campagna lunga e su larga scala.

A giugno il nostro Governo aveva annunciato che il ritiro dall’Irak sarebbe avvenuto “nei tempi tecnici necessari”…siamo ancora lì;

quindi, per quanto politicamente allungabili o restringibili, i tempi tecnici, nel muovere uomini e mezzi, ci sono.

Perciò, sarà pure l’esercito più “in guerra” del mondo, ma leggendo quell’agenzia ho cominciato a pensare che quella pattuglia sia stata un’esca e che alla operazione, cinicamente chiamata “una giusta ricompensa”, mancasse solo un pretesto.

Di fronte all’aggressione israeliana al Libano, il nostro paese ha subito dato un grande contributo, incalzando l’Europa e l’ONU ad intervenire, ed ora siamo il paese più impegnato a sostenere con uomini e mezzi il contingente UNIFIL. 

Siamo lì, ma tutti (spero) siamo molto preoccupati per il contesto in cui opereranno i nostri soldati e per i conseguenti pericoli. Lo stesso Presidente del Consiglio ha manifestato questa forte preoccupazione.

    Per quale ragione, visto che ufficialmente, Israele e Stati Uniti hanno finito per accettare l’interposizione, mentre Hezbollah e Governo libanese, Siria ed Iran, l’avevano addirittura richiesta?

    Io credo che la giusta preoccupazione venga dalla diffusa consapevolezza che, senza il “via libera” degli Stati Uniti, Israele non avrebbe aperto anche il fronte libanese, e che, se e quando lo riterranno opportuno,  un “pretesto” per riprendere la guerra del petrolio e dell’acqua, potrà andare nuovamente in scena.

    Non sarebbe certo difficile, per la CIA e per il Mossad, far entrare finti Hezbollah da Israele o reclutarli in Libano per far loro compiere attentati in Israele o sul confine Libano-israeliano.   

  Tutti sappiamo che non sarebbe difficile, anche se non tutti sanno che esiste una struttura, denominata “P2 OG”, che opera a diretto servizio del Pentagono e che ha il compito di “facilitare” l’accadimento di atti terroristici.  

    Perché così stanno le cose…e il film SIRIANA, uscito prima di queste notizie, è stato quasi profetico ! 

    E allora dobbiamo urgentemente far uscire la sinistra e tutto il popolo pacifista dalle secche dei commenti e delle posizioni tattico-diplomatiche, utili forse (ma ne ho i miei dubbi) per le conversazioni di un Ambasciatore e finanche di un Ministro, ma, come dimostra il riflusso del movimento pacifista italiano, letali per la chiarezza politica:

E’ opportuno analizzare ciò che può aver spinto l’imperialismo americano sulla pericolosissima strada ora imboccata:

–          per non rispondere del debito infinito dello Stato? (50.000 miliardi di dollari)

–          Perché nell’economia e nelle biorisorse della terra, 2 o più Americhe non ci stanno?

–     Quale ne sia la causa o l’insieme di cause resta il fatto che siamo dentro ad una guerra continua, voluta da chi governa gli Stati Uniti per conto delle grandi Corporations, e che sta travolgendo culture, economie e diritti, in ogni parte del mondo, Stati Uniti compresi.

O la fermiamo o ne saremo coinvolti e travolti.

     Definire “reazione sproporzionata”, una carneficina (oltre mille e cento morti e decine di migliaia di feriti, in 1 mese) o coniare il nuovo termine di “equivicinanza”, tra aggressori ed aggrediti, è distorcere la realtà delle cose.

    Ne discende che noi della sinistra, nonostante le divisioni e forse in tal modo ritrovando le ragioni dell’unità, dobbiamo urgentemente aggiornare le nostre conoscenze e definire concreti obiettivi per le nostre lotte e per il nostro impegno.

    Io mi ritengo una goccia di questo mare, e intendo contribuire con tutte le mie forze a riaprire il confronto su questa guerra continua che è in atto e che decide e deciderà della mia vita, di quella dei miei cari e delle sorti del mondo.

     Ci hanno raccontato bugie colossali, e non solo sulle inesistenti armi di distruzione di massa irakene; ora dalla stampa americana apprendiamo:

·   che il rapporto ufficiale del Governo americano, su quanto accaduto il fatidico 11 settembre, non regge a nessuna documentata contestazione;

·   che Bin Laden non è mai stato imputato per l’11 settembre, ma “unicamente” per aver organizzato attentati dinamitardi ad ambasciate americane in Africa!  

    Noi siamo quindi in Afghanistan, in guerra, uccidiamo e siamo uccisi per l’utilizzo menzognero che gli Stati Uniti hanno fatto dell’Art. 5 della carta dell’ONU, dopo aver fabbricato un’inesistente teoria Bin Laden-Afghanistan per farne il “casus belli” di una svolta che gli strateghi del pentagono preparavano da anni. 

    Io ho votato la fiducia al Governo sul Decreto che conteneva anche la nostra partecipazione alla Guerra Afghana, l’ho fatto solo per disciplina di partito.
    Debbo però dare atto al Governo, di avere, almeno al Senato, ascoltato le argomentazioni del gruppo dei parlamentari contro la guerra e di averle ritenute lecite e rappresentative dei sentimenti e delle idee di una parte degli elettori dell’Unione.

    Mentre nel mio partito, dove dovremmo essere tutti risolutamente contro ogni guerra, il Segretario mi ha addirittura mandato davanti ad una commissione disciplinare (robe da “Buio a mezzogiorno”).

Anche se ho più d’un elemento per leggervi solo un pretesto per saldare i legami con un compassato navigatore politico di Ferrara.

     Quindi, complimenti al Governo per le aperture al dialogo ed al confronto, e complimenti a Pecoraro Scanio ed a Giordano per come hanno civilmente e democraticamente gestito i rapporti interni con i loro senatori “dissidenti” dalla Guerra.

     Tuttavia a Dicembre, fiducia o non fiducia, avrò molti nuovi motivi per non votare a favore della guerra afghana, alcune sono queste:

– C’era l’impegno di portare in discussione tra gli stati d’EUROPA una chiara posizione politica per l’uscita dalla guerra ; nessuno ne parla più !

– C’era l’impegno a ridurre il numero dei nostri soldati; e si legge ovunque che sono stati aumentati !

– C’era l’impegno di rompere ogni legame tra la missione militare europea e quella americana di Enduring Freedom; leggiamo invece, che gli Stati Uniti hanno mandato un generale a 4 stelle per dirigere tutte le forze armate operanti in Afghanistan.

– C’era l’impegno che i nostri militari non avrebbero preso parte alle operazioni militari decise dagli Stati Uniti per rioccupare il Sud e le altre zone che si stavano liberando dalla occupazione straniera (e quindi anche nostra); ora i comandi NATO ci dicono invece che tutti devono parteciparvi e che non sarebbe possibile fare altrimenti visto che lì, ora, è un inferno peggiore che in Irak.

La questione palestinese è la riprova delle ipocrisie e del trionfo della politica di potenza, rispetto al diritto internazionale.

     Israele ha fatto strame di tutte le risoluzioni dell’ONU ( e sono state tante) che le imponevano di uscire dai territori palestinesi;

     Israele, continua da anni a bombardare i campi profughi ed i territori di altri Stati, ne uccidere e rapisce i ministri, parlamentari e dirigenti politici; pratica la tortura dei prigionieri…

    Qualcuno di quei colleghi parlamentari che non perdono mai l’occasione per recarsi in pellegrinaggio all’Ambasciata d’Israele, dovrebbe ricordarsi di quando appoggiarono la guerra alla Yugoslavia, rea di non aver ottemperato ad una unica risoluzione /trappola, e ricordarsi che il governo Yugoslavo, che pure commise gravi errori, a differenza di Israele, agiva, con minore efferatezza,  sul proprio territorio, dentro i propri confini.

Rivolgo a lei, ai rappresentanti del Governo, ai colleghi ed al mondo pacifista, alcune sintetiche considerazioni e proposte politiche:

1)      sarebbe utile lavorare perché il Parlamento voti una mozione di “pace preventiva” (contro la guerra preventiva) ove si dichiari che l’Italia è contraria ad una guerra contro l’Iran. 

2)      Il Governo si impegni a mantenere le nostre truppe in Libano sotto il comando dell’ONU.

3)      Si apra un confronto ed una riflessione sulle basi militari americane in Europa ed in Italia con i loro arsenali di bombe atomiche (altro che Corea).

4)      Il Governo dovrebbe dire che cosa pensa dell’accordo militare con Israele, sottoscritto dal precedente Governo nel 2005 e di cui nessuno conosce i contenuti (sarebbe quindi utile esaminarlo in commissione Esteri del Senato).

5)      Con quale logica le truppe ONU d’interposizione vengono, per la prima volta, collocate solo dentro i confini del Libano, paese aggredito?

6)      Perché i danni ed i costi della guerra, dovrebbero pagarli il Libano e la comunità internazionale? Non dovrebbero essere gli aggressori a rispondere per le migliaia di persone, che la loro guerra, condannata dall’Onu, ha ucciso e mutilato, e per le infrastrutture da ricostruire?

7)      Dovremo nuovamente assistere alla beffa già vista in Irak, dove le Corporation che hanno voluto la guerra per smaltire e vendere armi e per accaparrarsi il petrolio, hanno poi lucrato anche sui finanziamenti mondiali e sul nuovo debito Irakeno per la ricostruzione di ciò che loro stessi avevano distrutto? 

8)      E lo sminamento delle 400.000 mine deposte dall’esercito israeliano in ritirata, non dovrebbe essere Israele a pagarlo? Per quale ragione dobbiamo pagarlo noi ? Sapendo che, per di più, non vogliono nemmeno darci le mappe di dove le hanno collocate! 

Il “chi deve pagare” non è di poco conto nel valutare questioni che attengono al diritto internazionale, ma non è nemmeno ininfluente per paesi, come il nostro, alle prese con grandi difficoltà finanziarie e sociali (nuove povertà, precariato, mancanza di risorse per garantire servizi essenziali come scuola e sanità). 

 

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