Intervista a Naser Maali, consigliere comunale al municipio di Salfit.

Abbiamo intervistato il dott. Naser Maali, 40 anni, consigliere comunale indipendente nella municipalità di Salfit, una città nei pressi di Nablus. Ha una laurea in Lingua Inglese e Scienze Politiche, e un Master in Gender & Development. Attivista sociale, lavora nel “settore sviluppo” di un’organizzazione internazionale. Non è membro di Hamas né di movimenti islamici. 

Come considerate, i suoi connazionali e lei, i tentativi del presidente Abbas di formare un governo di salvezza nazionale composto da tecnici, che licenzierebbe l’attuale governo di Hamas eletto dalla popolazione? 

Come ha appena fatto notare, Hamas è stato eletto democraticamente dal Popolo Palestinese e ha ottenuto la maggioranza dei seggi al Consiglio Nazionale Palestinese (Parlamento). Questo non significa che la maggioranza dei palestinesi sia diventata di Hamas. Infatti Fatah ha fallito drammaticamente nell’assecondare le ambizioni dei palestinesi; la corruzione dei loro membri, leader e organizzazioni varie è diventato l’elemento più frustrante per il popolo.

Attualmente, le oppozioni disponibili sono:

1. governo nazionale che metta insieme i vari partiti politici,

2. un governo di puri tecnocrati,

3. dissolvere l’attuale governo e formarne uno di emergenza.

La terza opzione non è quella preferita dall’opinione pubblica, poiché significa la sconfitta della democrazia e il ritorno della corruzione. La prima è quella sostenuta dalla maggioranza dei palestinesi poiché può mettere insieme le principali fazioni e porre fine all’attuale assedio e alla politica di impoverimento che sta affamando la popolazione.

E’ d’accordo con la sottomissione delle scelte politiche interne palestinesi al diktat occidentale? 

Il problema attuale palestinese è stato creato dagli stati occidentali che hanno sostenuto  la creazione di Israele sulla nostra terra, 90 anni fa (Dichiarazione Balfour, 1917). Sebbene i palestinesi abbiano riconosciuto questa situazione con l’obiettivo di avere un loro proprio Stato su ciò che rimane della Palestina, i paesi occidentali hanno fallito nel realizzare le loro promesse e relative risoluzioni a causa del loro sostegno a Israele, alla mancanza di volontà o di impegno politico, e della loro politica di "due pesi, due misure".

D’altro canto, i paesi occidentali DEMOCRATICI hanno dimostrato di essere imperialisti e lontani dalla democrazia: hanno rifiutato di accettare la democrazia palestinese, ma anzi, l’hanno combattuta e intrapreso tutte le misure per farla fallire a favore di corruzione e occupazione.  

Come considera la vittoria di Hamas alle elezioni del gennaio scorso? E cosa pensa dell’attuale governo? 

Come citato prima, Fatah ha dimostrato il proprio fallimento nell’andare incontro alle ambizioni dei palestinesi, ha diffuso la corruzione in tutti i territori, mentre molti membri di Fatah e militanti delle organizzazioni di sicurezza stanno insultanto e usando continue violenze contro i civili. Ciò ha fatto sì che la popolazione reagisse contro Fatah punendola attraverso le elezioni.

D’altro lato, Hamas ha fornito l’alternativa: pulizia, coerenza con i diritti nazionali, rispetto e buona comunicazione con la gente, e notevoli attività di resistenza.

Quali sono, secondo lei, le prospettive politiche palestinesi nel futuro?

Non sono promettenti. Alcuni dei leader di Fatah sono parte della cospirazione israelo-statunitense contro Hamas. Hanno violato tutte le regole legali e morali e stanno distruggendo le proprietà pubbliche. Noi sappiamo che ci stiamo opponendo ai regimi israeliano, statunitense e dei paesi arabi. Le cose non sono facili, al contrario, estremamente difficili. Penso che l’occupazione continuerà per moltissimi anni a venire, e di conseguenza, la situazione di agitazione, di guera permanente persisteranno. 

L’unico cambiamento può avere luogo attraverso un serio intervento internazionale e pressioni contro Israele – una cosa che non mi aspetto che accada. Inoltre, anche un cambiamento negli equilibri militari regionali è fuori portata. 

Qual è la condizione delle donne sotto la leadership di Hamas?

Personalmente, non penso che ci saranno cambiamenti. In questi mesi, Hamas non ha imposto alle donne restrizioni di movimento, nel lavoro, nella partecipazione o nelle libertà. Al contrario, essi sostengono la partecipazione femminile. 

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