Intervista ad Adam Keller, Gush Shalom

Pubblichiamo un articolo di Irene Panighetti, comparso su Liberazione il 25 marzo.

Adam Keller, l'intervistato, appartiene a Gush Shalom.

Adam Keller, nato a Tel Aviv nel 1955 in Tel Aviv-Yafa, è tra i fondatori di Gush Shalom, che in ebraico significa Blocco della PaceSi tratta di una organizzazione indipendente dai partiti che si propone di esercitare influenza sull'opinione pubblica e spingerla alla pace e alla riconciliazione con il popolo palestinese. I principi sono la fine dell'occupazione, il diritto dei Palestinesi di avere uno stato indipendente nei confini stabiliti dalla Linea Verde del 1948, Gerusalemme capitale dei due stati, quella est (inclusa la Spianata delle Moschee) dello stato palestinese, quella ovest dello stato israeliano; riconoscimento del diritto al ritorno dei profughi. Keller è stato piu' volte incarcerato perché si è rifiutato di prestare servizio militare da riservista nei Territori Occupati.

Come hai vissuto l'ultima aggressione contro Gaza?

È stata una cosa terribile, del tutto inutile e crudelissima. Ora Israele sta negoziando una pace con Hamas, ma poteva farlo anche senza questo massacro. Durante la guerra abbiamo sempre fatto delle manifestazioni, alcune grandi, soprattutto la prima settimana, quando almeno 10mila persone hanno fatto un corteo a Tel Aviv per chiedere la fine della guerra. Siamo felici che sia finita ma molto tristi perché è iniziata. Ora chiediamo la fine dell'assedio a Gaza.

Ma la guerra ha avuto molto sostegno in Israele?

Sì, il problema è che la gente crede che noi abbiamo cercato di fare la pace con i Palestinesi e che loro non hanno voluto. Un'impressione del tutto errata. Gli israeliani sono convinti di aver cercato la pace con gli accordi di Oslo, e che i palestinesi hanno tradito iniziando a fare attentati e che quindi la guerra è giusta. E se parliamo con i Palestinesi credo che dicano lo stesso, cioè che loro hanno provato a fare la pace ma che gli Israeliani non vogliono. Credo che il problema vero non sia però stato mai affrontato: c'è una occupazione, e fino a quando non finirà non ci sarà pace. Nessuno dei nostri governi ha mai provato a mettere fine all'occupazione per poi fare la pace. Ora abbiamo un governo di destra, è stato eletto democraticamente e questo dimostra che gli Israeliani non credono alla pace. Ci saranno politiche di destra, ma spero che gli Israeliani capiscano di aver votato male.

Quale è lo stato del movimento per la pace israeliano dopo questa ultima aggressione?

Ci sono almeno due parti del movimento pacifista israeliano. Quella radicale, che sempre è stata attiva a fare le manifestazioni, come le persone che vanno a Bi'ilin, che lavorano tutti i giorni contro l'occupazione; sono forti anche se sono pochi. Poi c'è il movimento più moderato, come peace now, che ora è davvero messo male. Un tempo organizzavano grandi cose, ma ora non sono in grado di fare niente, perché gli attivisti di peace now sono i più colpiti dalla delusione e dall'idea che i Palestinesi non vogliono la pace. Ora che c'è Netanyahu che loro detestano è più facile che riprendano la mobilitazione contro il nuovo governo.

Ti aspetti qualche cosa dal nuovo presidente statunitense?

Sì, ma siamo anche pronti ad essere delusi. Obama è un politico e quindi potrebbe comportarsi in modo opportunistico. Eppure ha acceso molte speranze, negli Usa e in tutto il mondo, e ha detto che vuole portare la pace in Medioriente, e se lo vuole seriamente si deve confrontare con Netanyahu.

Che ne pensi dell'atteggiamento dell'Europa?

Credo che l'Europa abbia fatto un grosso errore nel 2006 quando si è unita al boicottaggio della vittoria elettorale di Hamas. Penso che l'Europa dovrebbe prendere sue posizioni e non seguire supinamente quelle degli Usa e di Israele. Non mi piace particolarmente Hamas, non mi piacciono i partiti religiosi, né ebrei, né musulmani, né cristiani, ma non dobbiamo dimenticare che Hamas è stato eletto democraticamente. Ora non sappiamo quale dei due governi palestinesi sia il più forte, ma almeno il 50% dei Palestinesi sostiene Hamas quindi dobbiamo accettare Hamas come interlocutore. Israele ha avuto una opportunità con Arafat, in occasione degli accordi di Oslo, ma l'ha sprecata. Ora dobbiamo avere a che fare con Hamas, e non dobbiamo chiedergli di riconoscere Israele prima di negoziare: no, l'Europa deve iniziare a parlare con Hamas e alcuni stati lo stanno facendo, come Gran Bretagna e Francia. E poi non va bene che ci sia questa divisione interna tra palestinesi. Israele ha bisogno di un interlocutore autorevole che parli per tutti i palestinesi, e quindi Israele deve favorire la creazione di questo dialogo. Così ci potrà essere una pace, non so quando perché il governo di Netanyahu non mi dà fiducia, ma se ci sarà un governo palestinese riconosciuto dalla comunità internazionale Netanyahu dovrà accettarlo. Anche se spero che Netanyahu non duri molto.

www.liberazione.it

25/03/2009

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