Intervista esclusiva con il deputato marocchino Al-Muqri Abu Zaid.

Abbiamo incontrato il deputato marocchino, dott. Al-Muqri Abu Zaid, durante la sua visita in Italia, qualche giorno fa. E gli abbiamo rivolto alcune domande. 

L’argomento attualmente più sentito in Palestina, e in molti paesi arabo-islamici, è quello di Gerusalemme e della demolizione, da parte delle autorità israeliane, del quartiere “magrebino”. I marocchini cosa ne pensano?

I sionisti hanno riservato ai marocchini, alle loro proprietà e ai loro luoghi sacri altre ingiustizie.

Nel 1968, sequestrarono il quartiere dei magrebini, a Gerusalemme, lo demolirono completamente e uccisero dei marocchini – discendenti di coloro che lottarono con Salahuddin (Saladino). Molti morirono sotto le proprie case. Ci sono le fotografie dei resti di una donna marocchina rimasti nella pala di un bulldozer quando le distrussero la casa sopra la sua testa: si era rifiutata di lasciarla.

Ora è arrivata la seconda fase che prende di mira la porta dei magrebini e la collinetta vicina. Il grande pericolo non riguarda solo queste due, ma anche la parete lunga 8 metri e larga 30 che sostiene il muro ovest – che regge a sua volta quello sud.

Noi in Marocco, purtroppo, abbiamo le mani e i piedi legati: non possiamo aiutare a difendere questi luoghi sacri e i loro diritti. Il ruolo del governo, al riguardo, è debole anzi, inesistente. La commissione di Gerusalemme, che è nata da un’iniziativa del Marocco nell’ambito dell’organizzazione della Conferenza islamica, attualmente è inattiva. Forse ha bisogno di un “permesso straniero” per riaprire. Non si riunisce più nemmeno per gli incontri formali che emanano decisioni prive di senso.  

Speriamo che il Marocco ceda la responsabilità di questa commissione a un altro Paese. Il Marocco è legato e impotente per via dei suoi legami con gli americani e gli israeliani.

Anche a livello ufficiale, non ci sono né condanne né reazioni: quando abbiamo chiesto con insistenza al ministro per gli affari religiosi cosa stanno facendo per il quartiere dei magrebini a Gerusalemme, ha risposto che “i fratelli palestinesi non gradiscono che qualcuno tratti parzialmente la questione delle proprietà religione di un altro Paese, ma che la situazione va affrontata globalmente”.

Abbiamo chiesto al parlamento di riunirsi per discutere delle proprietà religione dei marocchini a Gerusalemme e che la seduta venisse trasmessa in diretta.

La questione palestinese non interessa per niente. I partiti politici non hanno fatto nulla, hanno ignorato questo problema, eccetto Al-Adalah wa At-Tanmiyah (Giustizia e Sviluppo), a causa della sua appartenenza alla corrente islamica, e altre associazioni musulmane, come Al-Adl Wa –l –Ihsan (Giustizia e spiritualità), Tawhid Wa Islah, Al-Haraka min Ajl Al-Ummah, Nadi Al- Fikr Al-Islami, e Muntala Al-Hikam.

Queste organizzazioni fanno ciò che possono: sono associazioni private di solidarietà con la moschea di Al-Aqsa. Organizzano manifestazioni e proteste in diverse città del Marocco. La più grande è quella organizzata davanti al parlamento marocchino. 

Cosa ha fatto il parlamento marocchino per i suoi colleghi palestinesi incarcerati da Israele? 

La situazione è pessima e deludente. Ho partecipato a un incontro organizzato dall’UNESCO per i parlamentari dei paesi del bacino del mediterraneo, per discutere della “donna”, dell’”ambiente”, dell’”acqua”, e dell’”istruzione”.

Hanno parlato europei e musulmani. Una settimana prima erano stati sequestrati deputati, ministri e sindaci palestinesi. Ebbene, all’incontro si è parlato solo dei problemi dei parlamentari e dei sindaci del bacino del mediterraneo. La Palestina non è stata nominata da nessuno, eccetto da me.

Quando siamo giunti al documento finale, sono stato sorpreso: non c’era nemmeno una condanna dell’arresto dei deputati palestinesi. Hanno trattato la Palestina come fosse dietro l’Australia, e i deputati palestinesi come venditori di carbone o fave. Quando ho fermato la lettura del documento e ho minacciato di rivelare tutto alla stampa, c’è stata tensione. Mi hanno appoggiato in pochi. Gli altri sono rimasti in silenzio, come spettatori. A quel punto mi hanno promesso che avrebbero aggiunto al documento la condanna del sequestro dei deputati palestinesi. Alla fine, dopo un anno, il documento non è ancora uscito e forse non uscirà mai. Questo significa che i padroni premono dall’alto.

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