Iran, la morte dell’Ayatollah Ebrahim Raisi: incidente o attentato? La vicenda, le notizie parziali e le smentite

A cura di Lorenzo Poli. La sera del 19 maggio 2024 i media mainstream occidentali davano la notizia che vi era stato un “incidente” che ha disperso l’elicottero di Ebrahim Raisi, presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, effettuando così un atterraggio d’emergenza. Oltre al presidente iraniano Raisi, a bordo dell’elicottero si trovavano il ministro degli Affari Esteri dottor Hossein Amir-Abdollahian, il governatore della provincia di Tabriz (Azerbaigian orientale) Malek Rahmati e Muhammad Ali al-Hashem, imam nella provincia di Tabriz. L’Ayatollah Raisi e i suoi compagni stavano andando a Tabriz in elicottero dopo la cerimonia di apertura della diga di Qiz Qalasi, sul Fiume Aras, che si è tenuta alla presenza del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Ilham Aliyev.

Il ministro degli Interni iraniano Ahmed Vahidi ha confermato alla televisione di Stato che uno degli elicotteri del convoglio, che trasportava Raisi, aveva avuto un “atterraggio brusco”,probabilmente a causa delle pessime condizioni meteorologiche. Come ha riportato Tgcom24, il convoglio era formato da tre elicotteri, due dei quali sono arrivati a destinazione e uno è “caduto”, nonostante ancora non si sapesse se fosse caduto, atterrato o schiantato.

Infatti sulle loro condizioni hanno continuato a giungere notizie contraddittorie. La tv israeliana Canale 12 ha riferito che “fonti diplomatiche in Occidente stimano che Raisi non sia sopravvissuto all’incidente”. La tv di stato iraniana ha subito smentito questo scenario: “Il ferimento o la morte dei passeggeri a bordo dell’elicottero non può essere confermato”. E, intanto, l’Agenzia Fars ha riportato che “è stato stabilito un contatto con due passeggeri dell’elicottero, sembra incidente non grave”. Per un momento è circolata anche la notizia che Raisi e il suo entourage erano stati ritrovati incolumi, prelevati dal luogo dell’atterraggio a Julfa e che si stavano dirigendo a Teheran via Tabriz. La televisione di Stato iraniana ha annunciato, poi, che l’elicottero su cui viaggiava il presidente Raisi è stato ritrovato dai soccorritori. A renderlo noto è stata Al Jazeera, aggiungendo che non vi erano ancora notizie sui passeggeri. “Sono stati tenuti alcuni contatti telefonici con uno dei passeggeri e un membro dell’equipaggio dell’elicottero, che ha dovuto effettuare un “atterraggio duro”, mentre trasportava il presidente Ebrahim Raisi e alcuni funzionari. Sembra che l’incidente non sia stato molto grave” – ha invece affermato il vicepresidente esecutivo dell’Iran, Mohsen Mansouri, alla Tv di Stato. La notizia del ritrovamento è però stata smentita dalla Mezzaluna Rossa.

La zona montuosa, coperta di foreste, ha complicato i lavori delle quaranta squadre di soccorritori impegnate nelle ricerche. Un portavoce dei servizi di emergenza iraniani ha infatti dichiarato che i soccorritori non sono riusciti a raggiungere il luogo dell’atterraggio di emergenza dell’elicottero. “Un elicottero di soccorso è stato inviato sul posto ma non è riuscito ad atterrare a causa della forte nebbia ed è dovuto tornare indietro” – ha dichiarato l’agenzia di stampa iraniana Irna. “La nebbia è troppo fitta nella zona” – ha aggiunto il portavoce. Per le operazioni di ricerca e salvataggio sono state utilizzate tutte le risorse dell’esercito. Sul posto sono state inviate anche otto ambulanze.

Nel frattempo in Iran viene convocata una riunione del Consiglio di Sicurezza e si fanno appelli alla preghiera. L’agenzia di stampa Fars ha esortato gli iraniani a pregare per il Presidente Raisi e la televisione di Stato ha trasmesso preghiere per il presidente iraniano di cui ancora non si conosceva la sorte, mostrando le immagini di fedeli in preghiera nel Santuario dell’Imam Reza nella città di Mashhad, uno dei luoghi più sacri dell’Islam sciita.

Il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha espresso preoccupazione per l’incidente: “Speriamo che Dio riporti l’onorevole presidente e i suoi compagni tra le braccia della nazione – ha detto secondo quanto riporta Al Jazeera -. Tutti devono pregare per la salute di questo gruppo di dipendenti pubblici. La nazione iraniana non deve essere preoccupata, non ci saranno interruzioni nel lavoro del Paese”.

Insomma, un vero e proprio misterioso giallo sulla scomparsa dei funzionari iraniani e di Raisi.

Turchia, Russia e Paesi del Golfo inviano aiuti per ricerche

Personale e veicoli dell’agenzia statale turca per i disastri e le emergenze Afad sono stati mandati in Iran dopo che Teheran ha chiesto ad Ankara di aiutare nelle operazioni di soccorso. Anche il presidente russo, Vladimir Putin, ha ordinato l’invio di due aerei, un elicottero e 50 uomini dalla Russia per cercare l’elicottero di Raisi. Lo riferisce il consigliere del presidente Levitin, scrive l’agenzia Tasnim, citata dalla Tass. Poco prima, Levitin ha detto che Putin stava seguendo da vicino l’evolversi della situazione. 

Secondo quanto affermato da Al Jazeera, anche diversi Paesi del Golfo hanno seguito con preoccupazione le operazioni di soccorso dopo l’incidente dell’elicottero, offrendo aiuti nelle ricerche. Il Ministero degli Esteri del Qatar ha espresso “disponibilità a fornire ogni forma di supporto” e ha detto di sperare che Raisi sia salvo. Anche il ministero degli Esteri dell’Arabia Saudita si è detto pronto a fornire assistenza nelle operazioni di ricerca, aggiungendo che il Regno “è al fianco della Repubblica Islamica in queste difficili circostanze”. Gli Emirati Arabi hanno espresso “sinceri auguri di successo alle operazioni di ricerca” e hanno dichiarato che la loro ambasciata a Teheran era disponibile a fornire aiuto. Infine, il ministero degli Esteri del Kuwait ha detto di seguire l’incidente con preoccupazione, aggiungendo di essere al fianco dell’Iran in questo momento difficile.

I commenti non richiesti di Israele: “No comment su incidente di Raisi, non coinvolti”

Alti funzionari a Gerusalemme – riferiti dal sito di Ynet – non hanno fatto alcun commento sull’incidente che coinvolge Raisi. E hanno chiarito ufficiosamente che Israele non ha nulla a che fare con l’incidente, che, secondo i rapporti, è stato causato dalle dure condizioni meteorologiche. I funzionari hanno aggiunto che l’eventuale morte di Raisi e del suo ministro degli Esteri Hossein Amir Abdullahian “non dovrebbe avere alcuna conseguenza per Israele né per la politica della Repubblica islamica nei confronti” di Israele. “Excusatio non petita, accusatio manifesta” – direbbero i latini. Israele ha messo le mani avanti, ancora prima che si sapesse delle morte e nonostante i suoi media avessero riferito che Raisi non era sopravvissuto quando ancora non si sapeva né se l’elicottero era caduto, né se era atterrato, né dove si trovasse di preciso, visto che i soccorritori in seguito hanno faticato molto a trovare il luogo.

La narrazione “giustificazionista” della stampa mainstream italiana

La stampa mainstream italiana, oltre a seguire le notizie che venivano riportate parzialmente o comunque subito dopo smentite, ha avuto un atteggiamento a dir poco strano: al posto di dare notizie sull’incidente e sulle sue dinamiche, ha pubblicato articoli che spiegavano chi fosse la personalità di Raisi, quasi al fine di giustificare che in fondo, se fosse morto, non era poi così una grave perdita per mondo. In sostanza ha veicolato notizie, molto prima della sua morte, che affermavano in modo esplicito quanto fosse un politico negativo per l’Iran: notizie che, solitamente, si trasmettono e si scrivono quando un personaggio pubblico muore, facendo quindi un bilancio del suo operato. Peccato che la pubblicazione di tali notizie sia avvenuta quando della morte di Raisi non si sapeva nulla.

Il quotidiano La Stampa, in un articolo aggiornato alle 19:30 del 19 maggio (ovvero quando le ricerche dell’elicottero erano in corso) ha pubblicato un articolo dal titolo “Ecco chi è Ebrahim Raisi: da “macellaio di Teheran” a Guida Suprema”, scrivendo:

“Ebrahim Raisi è presidente della Repubblica islamica da tre anni, in un contesto di forti tensioni internazionali e diffusa contestazione interna. L’ayatollah Raisi, 63 anni, è considerato un ultraconservatore ed è stato il candidato appoggiato dalla Guida Suprema, Ali Khamenei, nelle presidenziali del 2021, quando ai rivali principali fu impedito di candidarsi. Con la presidenza di Raisi, tutti i rami del potere in Iran sono finiti sotto il controllo delle fazioni estremiste anti-occidentali, fedeli a Khamenei, e si è intensificata la repressione del dissenso.

Presentandosi come paladino delle classi svantaggiate e della lotta alla corruzione, Raisi è stato eletto il 18 giugno 2021 al primo turno di una votazione caratterizzata da un’astensione record e dall’assenza di reali concorrenti. È succeduto al più moderato Hassan Rouhani – fautore dell’accordo sul nucleare del 2015 – che lo aveva battuto alle elezioni presidenziali del 2017 ma che non poteva più ricandidarsi dopo due mandati consecutivi. Raisi è uscito rafforzato dalle elezioni legislative tenutesi a marzo scorso, la prima consultazione nazionale dopo il vasto movimento di protesta Donna, vita, libertà che ha scosso l’Iran alla fine del 2022, in seguito alla morte di Mahsa Amini, la ragazza morta a Teheran mentre era in custodia della polizia morale, che l’aveva arrestata perché non avrebbe indossato correttamente il velo. Il Parlamento, che si insedierà il 27 maggio, sarà in gran parte sotto il controllo dei conservatori e degli ultraconservatori, che sostengono il suo governo.”  – ecco dunque esplicitato il motivo per cui non nessuno dovrebbe piangere per la sua morte.

“(…) Negli ultimi mesi, Raisi si è presentato come un avversario risoluto di Israele, il nemico giurato della Repubblica islamica, sostenendo Hamas fin dall’inizio della guerra con Israele nella Striscia di Gaza, seguita alla carneficina del 7 ottobre nei kibbutz. Ha salutato con favore l’attacco senza precedenti lanciato dall’Iran il 13 aprile contro Israele, con 350 droni e missili, la maggior parte dei quali sono stati intercettati con l’aiuto degli Stati Uniti e di numerosi altri Paesi alleati. (…) – invece ecco di seguito il secondo motivo per cui dovrebbe essere visto con diffidenza, in quanto “sostenitore di Hamas”. Ma non è finita qui.

Nell’articolo de La Stampa si esplicita che è anche una persona sotto sanzioni USA e che è stato anche complice di esecuzioni di prigionieri politici. Quindi chi dovrebbe piangere la scomparsa del “macellaio di Teheran”? Una giustificazione che vuole però dimenticare le attuali dinamiche e rapporti di forza geopolitici in cui Raisi è coinvolto in quanto rappresentante di Paese sostenitore della resistenza palestinese, di una potenziale potenza nucleare, di uno Stato attraversato da venti di guerra provenienti da Israele e USA. 

Ecco infine la parte finale dell’articolo: “(…) Senza molto carisma e sempre con in testa il classico turbante nero che caratterizza i ‘seyyed’, i discendenti di Maometto, Raisi ha frequentato i corsi di religione e giurisprudenza islamica dell’ayatollah Khamenei. È sposato con Jamileh Alamolhoda, professoressa di scienze dell’educazione all’Università Shahid Beheshti di Teheran, dalla quale ha avuto due figlie. Il presidente iraniano è considerato tra i favoriti per la successione all’ormai anziano e malato Khamenei. Se dovesse aver perso la vita nell’incidente di oggi, la guida del governo passerebbe al suo vice, Mohammad Mokhber, e dovrebbero essere indette nuove elezioni entro i prossimi 50 giorni.” Chi dovrebbe essere dispiaciuto della scomparsa del possibile successore di Khamenei? Chi dovrebbe piangere colui che più di tutti attualmente rappresentava la continuità con la teocrazia iraniana e il suo sistema ierocratico?

La notizia, nella stessa modalità, è stata data la sera del 19 maggio dall’Ansa con il titolo “Raisi, delfino di Khamenei e ariete anti-Israele”. Senza minimamente accennare all’accaduto, l’articolo iniziava dicendo: “Ultraconservatore, ex giudice capo della magistratura iraniana, ayatollah delfino della Guida Suprema Ali Khamenei e in pole position per la successione, il presidente Ebrahim Raisi si è dimostrato un intransigente nemico di Israele, degli Stati Uniti e dell’Occidente ma anche delle rivali monarchie del Golfo in politica estera e un inflessibile tutore del regime islamico in politica interna.”

Anche SkyTg24 ha tenuto lo stesso tono, salvo poi modificare il coccodrillo con la conferma della sua morte

Involontariamente negli articoli sono esplicitati proprio anche le motivazioni per cui Raisi, al posto che vittima di un incidente, sarebbe potuto essere vittima di attentato: sotto il suo governo si sono consolidati sentimenti anti-occidentali, la repressione del dissenso e delle proteste delle donne iraniane, senza dimenticare che da ex-capo dei giudici fece impiccare migliaia di dissidenti. Non solo, con le elezioni del 27 maggio recentemente il Parlamento iraniano sarebbe stato sostenitore del suo governo ultraconservatore, quindi ancora più potere e sostegno di prima, oltre al fatto che lui sia una personalità sotto sanzioni USA, un sostenitore della resistenza palestinese e un uomo di potere in quanto potenziale successore di Khamenei.

La conferma della morte di Raisi e il ritrovamento del relitto.

La notizia della morte è stata confermata lunedì 20 maggio, quando la tv di Stato iraniana ha dato la notizia ufficiale della morte del presidente Ebrahim Raisi, definendolo “martire del servizio” e precisando che saranno resi noti il luogo e l’ora della cerimonia funebre. 

La Mezzaluna Rossa iraniana ha affermato che tutti i passeggeri dell’elicottero del presidente Ebrahim Raisi sono morti, come ha riportato l’agenzia di stampa russa Tass. Tra le vittime, oltre alle figure istituzionali, ci sono anche le guardie del corpo del presidente, il generale Mehdi Mousavi, un membro della base Ansar al-Mahdi delle Guardie Rivoluzionarie, il pilota, il copilota e il tecnico di volo.

L’elicottero è stato trovato sulla strada per il villaggio iraniano di Khoilar-Kalam, ha affermato il capo della Mezzaluna Rossa locale Pir Hossein Koolivand. Le squadre di ricerca hanno trovato parti dell’ala e della pala del velivolo su una collina e si sono mosse verso il posto. 

L’agenzia di stampa statale turca Anadolu e quella iraniana Fars affermano cheun drone Akinci fornito da Ankara ha rilevato una “fonte di calore” in una zona dell’Azerbaigian orientale e che sul posto sono state immediatamente inviate le squadre di soccorso. Il luogo dell’incidente sarebbe a circa 100 chilometri da Tabriz, vicino a un villaggio chiamato Tavil, in una remota zona montuosa dell’Azerbaigian. 

La Mezzaluna Rossa iraniana ha inviato nella zona 73 squadre di soccorso, compresi cani da rilevamento, che hanno operato in condizioni meteorologiche difficili, con pioggia e nebbia che riducono la visibilità.

La morte di Raisi, Israele fu il primo a ipotizzarla: un possibile attentato?

Una delle prime notizie che l’Ansa ha rilanciato dopo la morte di Raisi è che l’incidente sarebbe da incolpare all’elicottero, un Bell-412 di fabbricazione statunitense. La teoria dell’Ansa è che l’elicottero è caduto perché in sostanza è un bidone con le ali nonchè “probabilmente un lascito dell’Iran dei tempi dello Scià”. In sostanza, secondo l’agenzia stampa, l’Iran è talmente schiacciato dalle sanzioni internazionali che non riesce a reperire pezzi di ricambio essenziali per la manutenzione di velivoli, perfino di quelli in dotazione al presidente. Si tratta di una teoria non verosimile, in quanto un Paese la cui maggior parte degli introiti proviene dall’export di petrolio con la Cina – un mercato che supera i 400 miliardi di dollari annui – non è lontanamente pensabile che non abbia i soldi per le riparazioni degli elicotteri presidenziali.

Chiudendo questa parentesi paradossale, i fatti di cronaca hanno purtroppo dato ragione alle prime notizie dei media israeliani (smentite inizialmente peraltro dalle fonti iraniane) le quali per prime affermavano che Raisi non era sopravvissuto. Rileggendo i fatti, fin da subito è sembrato molto strano che le fonti israeliane si spingessero verso un’ipotesi così affrettata, mentre le fonti iraniane non riuscivano ad intercettare neanche dove fosse l’elicottero del presidente e se l’atterraggio d’emergenza fosse andato a buon fine. Quindi come potevano i media israeliani sapere? Come potevano ipotizzare meglio delle stesse fonti iraniane?

A tal proposito è sembrato molto strano anche il “commento non-commento” di Israele il quale ha messo subito le mani avanti dicendo, quando ancora si parlava solamente di un “incidente”, che non c’entrava nulla con l’accaduto. Se non c’entrava nulla, perché Israele dovrebbe ora “temere un’aggressione degli ayatollah”, come riporta il quotidiano La Stampa?

Non dobbiamo dimenticare che in questi vent’anni Israele ha portato avanti diverse operazioni di intelligence per contrastare l’armamento nucleare iraniano, con campagne di sabotaggio, cyberattacchi contro le installazioni iraniane per l’arricchimento dell’uranio, e anche una serie di uccisione politiche di funzionari e scienziati iraniani che avrebbero potuto aiutare il Paese a dotarsi di tali armi. Dal 2007 al 2021, sono stati uccisi cinque scienziati, la maggior parte dei quali agiva sotto la direzione dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh, quest’ultimo ucciso il 27 novembre 2020 in un attacco mirato coordinato da USA e Israele. Il 3 gennaio 2020, il generale Qassem Soleimani, capo della Forza Quds, il braccio delle operazioni estere dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) venne assassinato vicino a Baghdad, capitale dell’Iraq, in un attacco mirato con droni statunitensi che ha coinvolto, oltre a Soleimani, altri 8 funzionari iraniani. Si è trattato di un attacco terroristico di Stato USA anche se la NBC News ha riferito qualche giorno dopo che l’intelligence israeliana aveva aiutato gli Stati Uniti ad ucciderlo. In ordine di tempo, dopo questi attentati, molti altri funzionari iraniani sono stati presi di mira da Israele, soprattutto nell’ultimo anno:

  • il 25 dicembre 2023 il generale iraniano Razi Moussavi – uno dei consiglieri più esperti dei Pasdaran in Siria e stretto collaboratore del comandante Qassem Soleimani – è stato ucciso in Siria in un «attacco missilistico» israeliano nel quartiere di Sayyida Zeinab, a sud di Damasco;
  • il 3 gennaio 2024 è avvenuta la Strage di Kerman, durante l’anniversario della morte di Soleimani, anche se ad oggi non si sa se le cause siano esterne (eterodirette) o interne;
  • il 4 gennaio 2024 la coalizione guidata dagli USA, con un attacco mirato avvenuto con droni, ha ucciso il vicecomandante delle operazioni per Baghdad, Mushtaq Talib al-Saidil, e altri due membri iraniani dell’Hashd al-Shaabi;
  • Il 20 gennaio 2024 – nel silenzio stampa occidentale – quattro consiglieri militari iraniani sono stati uccisi nell’attacco di Israele contro un edificio residenziale della capitale siriana di Damasco;
  • L’1 aprile 2024, Israele ha colpito Damasco, centrando un edificio del consolato iraniano e uccidendo diversi Pasdaran, tra cui il generale Mohammad Reza Zahedi e 17 altri funzionari. Un obiettivo di prim’ordine, considerato il più importante dopo la morte di Soleimani. Con l’attacco all’ambasciata iraniana di Damasco, Israele ha violato per l’ennesima volta il diritto internazionale;

La morte di Raisi, adesso letta da tutti come un “incidente”, è veramente tale o potrebbe essere l’ennesimo avvertimento israeliano nei confronti dell’Iran degli ayatollah convincendolo a cedere? Potrebbe non essere un caso il fatto che si sia scelto di compiere l’attentato proprio in un momento in cui le condizioni climatiche non erano per nulla favorevoli, dando adito a facili depistaggi, insabbiando l’attentato come un incidente e spacciando le condizioni metereologiche come capro espiatorio. Sono solo congetture, ma è giusto parlane visto che molti analisti hanno pensato a questa ipotesi. Purtroppo in questi mesi ci sono stati attentati per motivi geopolitici che hanno scandalizzato gran parte dell’opinione pubblica.

Nell’ordine c’è un fallito attentato al principe saudita Bin Salman, sventato dalle sue guardie del corpo circa 10 giorni fa; il tentato omicidio politico del presidente socialista slovacco Robert Fico avvenuto il 15 maggio 2024; e ora questo “incidente” all’elicottero presidenziale iraniano. Come diceva la giallista e drammaturga britannica Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova».

Inoltre, Raisi in questi anni è stato rappresentato sui media occidentali come il rappresentante dell’ “Asse del Male” da tutti i punti di vista: interno come premier di uno “Stato canaglia” e un uomo di potere vicino a Khamenei; ed esterno come grande sostenitore della resistenza palestinese, degli Houthi in Yemen, di Hezbollah in Libano oltre ad essere colui che ha portato l’Iran nei BRICS. Insomma, una posizione ostica per USA e Israele.

“Cui prodest?”, letteralmente «a chi giova…» la morte di Raisi? La frase latina, tratta dal passo della Medea di Seneca, si pone quando si cerca di scoprire chi sia l’autore o il promotore di un fatto (non necessariamente delittuoso), nel presupposto che può esserlo soltanto chi se ne ripromette un vantaggio per sé. Ora come ora, solo le indagine e il futuro potranno darci migliori informazioni per fare luce.

Raisi voleva un’altra moneta per prezzare il petrolio iraniano.

Dal gennaio 2024, l’Iran con Raisi è diventato ufficialmente membro del gruppo delle economie emergenti Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) insieme a Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Etiopia ed Egitto. Uno status che ha elevato l’Iran ad una valenza geopolitica ben diversa rispetto a quello che aveva in passato e che obbliga i suoi storici avversari, gli USA e l’imperialismo occidentale, a guardarlo con occhi diversi.

Molti sul web hanno avviato un dibattito interessante sulla possibile motivazione di un attentato mirato a Raisi, ovvero la notizia secondo cui la Russia e l’Iran hanno iniziato a collaborare alla creazione di una singola valuta BRICS. La discussione su una comune valuta BRICS si era diffusa prima del summit dei leader dei BRICS nell’agosto 2023, diminuendo in seguito di importanza, ma in questi mesi il dibattito è ritornato alla ribalta.

Ad affermarlo è stato proprio l’ambasciatore iraniano in Russia Kazem Jalali, parlando al “Russia – Mondo Islamico: Kazan Forum 2024” che si è tenuto dal 14 al 19 maggio a Kazan. L’ambasciatore ha notato che oltre il 60% del commercio bilaterale tra le due nazioni è condotto in rubli russi e rial iraniani, riflettendo un allontanamento dal dollaro statunitense. A dare conferma della notizia è stata l’agenzia Tass giovedì 16 maggio, citando l’ambasciatore iraniano in Russia.

Il forum ha avuto l’obiettivo di migliorare i legami commerciali, economici, scientifici, tecnici, sociali e culturali tra le regioni russe e i paesi dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OCI) e promuovere lo sviluppo di istituzioni finanziarie islamiche in Russia.

Jalali ha sottolineato l’intenso coinvolgimento dell’Iran nelle attività sotto la presidenza russa dei BRICS, lavorando verso una valuta unica per l’associazione. Come nuovo membro dei BRICS, l’Iran sta contribuendo significativamente a questo sforzo, ha dichiarato, precisando: “La creazione di una nuova valuta unica all’interno dell’ambito dell’associazione è ciò su cui stanno lavorando Russia e Iran.”

Ha anche menzionato che gli Stati Uniti utilizzano il dollaro per imporre sanzioni, portando all’uso aumentato di valute nazionali nei regolamenti reciproci: “Più del 60% del commercio bilaterale è in rubli e rial” – ha detto Jalali, aggiungendo che le relazioni tra Russia e Iran sono attualmente in una “fase d’oro.”

Il blocco economico dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) ha espanso la sua adesione al summit dei leader dello scorso anno, invitando Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti (UAE) a unirsi. Molti Paesi stanno ora esplorando regolamenti in valute nazionali invece di affidarsi al dollaro statunitense. I critici avvertono che l’arma del USD, come il sequestro di beni russi, potrebbe mettere a rischio il suo status di valuta di riserva mondiale.

Già a gennaio 2024, in un incontro dei BRICS, l’Iran ha sostenuto una valuta unificata, mentre Russia e Cina si sono concentrate su regolamenti in valute locali. I critici sostengono che una valuta comune dei BRICS potrebbe minacciare il dominio del dollaro statunitense. Ad esempio l’autore di “Padre ricco padre povero”, Robert Kiyosaki, ha recentemente avvertito che il lancio di una valuta digitale dei BRICS potrebbe portare al crollo del dollaro statunitense.

Stando al dibattito sui social e sul web, queste potrebbero essere delle potenziali cause di un attacco a Raisi. Sempre secondo il web, infatti, nell’aprile del 2011, l’assistente di Hillary Clinton spiegava pazientemente al suo datore di lavoro, il perché Sarkozy avesse appena mosso guerra alla Libia e, come uno dei motivi fosse che Gheddafi si preparava a coniare un dinaro panafricano su base aurea, che minava la credibilità del Franco CFA in Africa. Nelle mail si leggeva testualmente: 

“Il governo di Gheddafi detiene 143 tonnellate d’oro (…) questo oro è stato accumulato prima dell’attuale ribellione e doveva essere utilizzato per stabilire una valuta panafricana basata sul dinaro d’oro libico. Questo piano è stato progettato per fornire alla popolazione francofona dei Paesi africani un’ALTERNATIVA al franco francese (CFA) (…) e questo è stato uno dei fattori che hanno influenzato la decisione del presidente Nicolas Sarkozy di impegnare la Francia nell’attacco alla Libia”.  

In seguito Gheddafi venne ucciso. Lo stesso avvenne con Saddam Hussein che, da dittatore paladino dell’Occidente in Medioriente, ne divenne acerrimo nemico dopo aver dichiarato l’intento di staccarsi dall’imperialismo USA e che dal 7 novembre 2000 avrebbe chiesto gli euro invece che i dollari per il suo petrolio. Tre anni dopo, avvenne l’invasione militare statunitense dell’Iraq, la detenzione di Saddam, la messinscena di Colin Powell con la fiala di antrace come prova della presenza di armi chimiche nell’arsenale iracheno (che per l’appunto non vennero mai trovate perché inesistenti) e infine l’impiccagione.

Detto questo, secondo il dibattito sul web, risulta difficile credere che l’elicottero del presidente iraniano Ebrahim Raisi possa essersi schiantato per incidente, proprio qualche giorno dopo il primo annuncio ufficiale ai BRICS di voler introdurre una moneta unica per liberarsi dalla dipendenza dal dollaro USA.

Fonti:

https://www.palestinechronicle.com/iranian-president-top-officials-experience-helicopter-accident-search-underway-breaking/?fbclid=PAZXh0bgNhZW0CMTEAAaYUKrDh48lYPzZWKr6k9GxYhsaMuheeP8CUjtBhGG-PtQFV8CkbNh1han8_aem_AWUoQ1V3uzv2yMdqYZSweJVdJypmTKMjZF1szHKdSzHBtZiyIAqZu9oeZYwoW9rAGKa9I5C1zFjN4KGQ2OvvQ1sF

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/05/19/iran-incidente-in-elicottero-disperso-il-presidente-raisi-soccorsi-ostacolati-da-nebbia-e-buio-khamenei-speriamo-torni/7553995/

https://en.irna.ir/news/85483055/Dead-bodies-of-Pres-Raisi-companions-transported-to-Tabriz

https://www.blog-lavoroesalute.org/la-guerra-alliran-il-punto-fermo-dellimperialismo-usa-e-del-sionismo/

https://news.bitcoin.com/it/russia-e-iran-collaborano-su-una-singola-valuta-brics-dice-l-ambasciatore-iraniano/