Irruzione delle Forze di occupazione israeliane nella cittadina dell'attentatore di Tel Aviv. Arrestato il padre e un amico.

Questa mattina all’alba, le Forze di occupazione israeliane hanno assaltato la cittadina di Arakah, a ovest di Jenin, lanciando una vasta campagna di irruzioni e perquisizioni nelle abitazioni.
Hanno arrestato il padre di Sami Hammad, il giovane che ieri si è fatto esplodere alla stazione degli autobus di Tel Aviv, e un’altra persona. E hanno comunicato alla famiglia di evacuare la casa prima della sua distruzione.

Oltre al padre cinquantenne, i militari hanno arrestato un amico del ragazzo, Imad Mustafa Yahya, dopo aver fatto irruzione nella sua abitazione e averla perquisita distruggendone le stanze. 

Testimoni oculari hanno dichiarato che le forze di occupazione israeliane alla guida di carrarmati e blindati hanno girato per le strade del paese sparando in aria e lanciando bombe sonore contro le case dei cittadini. Hanno anche colpito le abitazioni vicine a quella di Sami, costringendo con gli altoparlanti i proprietari a evacuare.

Sami Samih Qassem Hammad, responsabile dei bombardamenti a Tel Aviv,
era il più giovane di cinque fratelli e tre sorelle.
Il ragazzo era stato allievo per un anno della Quds Open University, da dove mandato via per mancanza di risorse finanziarie.
Sami aveva svolto diversi tipi di lavoro per sostenere la famiglia, fino alla decisione di farsi saltare in aria, ieri mattina, nella vecchia stazione degli autobus di Tel Aviv.

Secondo quanto emerge dalla registrazione del video realizzata prima della sua morte, Sami risulta essere stato un membro del Jihad Islamico e delle Brigate al-Quds. Egli dedica l’operazione suicida al popolo palestinese e alla Giornata dei Prigionieri.
Il papà di Sami è un operaio, come il fratello maggiore, mentre la mamma fa la casalinga. Il padre è conosciuto nel paese come persona onesta e pia.
La famiglia di Sami ha abbondonato la casa appena è giunta la notizia dell’esplosione ed è stata resa nota la responsabilità del loro figlio, immaginando che sarebbe stata immediatamente demolita dai militari israeliani. Dal 1967, infatti, Israele abbatte le abitazioni degli attentatori palestinesi non appena ne scopre l’identità. 
I compaesani di Sami si sono subito recati a casa dei genitori per offrire solidarietà e per "congratularsi con loro per la resistenza del figlio all’Occupazione israeliana". Un funerale simbolico è stato organizzato per le strade del villaggio.

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