Israele e Gran Bretagna: leggi e relazioni

Da Memo
Di Sir Cyril Townsend. E’ trascorso un anno dalla pubblicazione del Rapporto Goldstone sulla guerra israeliana contro la Striscia di Gaza (2008-2009).
Il Rapporto composto da 525 pagine concludeva che Israele aveva attaccato civili, stazioni di polizia, ministeri, fabbriche alimentari, sistemi fognari e la centrale elettrica come “punizione collettiva”.
Pianificata nei dettagli, l’offensiva israeliana doveva punire, umiliare e terrorizzare la popolazione civile nella Striscia di Gaza assediata.

Di conseguenza, è naturale pensare che la comunità internazionale abbia avviato un procedimento legale contro i leader israeliani responsabili di quella brutale e disumana guerra. Tuttavia – per quanto risulti – non è accaduto nulla.

Il gen. Gabi Ashkenazi, allora alla guida dell’esercito israeliano, pienamente responsabile di ogni fase della campagna militare, è ancora in carica e situazioni come questa dimostrano quale sia la posizione israeliana rispetto al Rapporto Goldstone.

Il gen. Ashkenazi, noto per la scarsa propensione a rivolgersi ai mass media, di recente ha accettato di rilasciare un’intervista al British Sunday Times. Ashkenazi sostiene che quella attuale – in cui ufficiali israeliani sono ostacolati dal visitare il Regno unito per timore di essere arrestati con l’accusa di crimini di guerra – sia una “situazione anomala”.
“Non credo che questa tendenza sia conforme alla politica del Regno Unito. Vedo che ufficiali in prima linea contro il terrorismo sono considerati non graditi nelle stesse località laddove si combatte il terrorismo. Il terrorismo globale ha bisogno di soluzioni globali, attraverso una reciproca cooperazione sul campo, in termini di intelligence, operatività e tecnica tra tutti i Paesi Occidentali”.

Consapevole delle numerose visite annullate da ufficiali dell'esercito israeliano per timore di essere arrestati, Ashkenazi crede che “queste misure legali siano parte di una campagna pianificata e finanziata per delegittimare lo Stato di Israele e l’esercito di difesa israeliano”.

Anche l’ex ministro degli Esteri, Tzipi Livni, cancellò una sua vista in Gran Bretagna quando le fu notificato che un tribunale a Westminster aveva emesso un mandato d’arresto nei suoi confronti. In quei giorni, Daily Telegraph ammoniva sui rischi nelle relazioni tra i due Paesi. Il ministro allora aveva chiesto al governo britannico di “rivedere il sistema legale interno per impedire che membri ostili ne facessero un utilizzo contro Israele e i suoi cittadini”.

Per un momento pareva che il governo britannico fosse sul punto di esercitare pressioni attraverso un emendamento atto a cambiare la legge esistente in materia di giurisdizione universale in base alla quale chiunque può chiedere l’emissione di un mandato d’arresto nei confronti di un soggetto sospettato di aver commesso gravi crimini all’estero.
La Baronessa Scotland, a quel tempo procuratore generale, si recò in Israele portando la rassicurazione che il governo britannico stesse agendo per sventare il rischio di arresti di ufficiali israeliani, garantendo loro di viaggiare liberamente e recarsi nel Regno unito.
L’allora ministro della Giustizia, Jack Straw, mise in guardia i colleghi e il gesto irritò gli ambienti israeliani.

Il governo di coalizione a Westminster si pronunciò a favore di un non riconoscimento di immunità quando dichiarò che “il proprio impegno ad assicurare l’immunità per coloro che sono accusati di crimini di guerra non avrebbe subito modifiche” pur “intervenendo con alcuni aggiustamenti all’Atto menzionato” che disciplina la giurisdizione universale.

Qualora il progetto sarà approvato dal Parlamento, cosa molto probabile, la nuova legge potrebbe contenere una clausola in base alla quale “prima di emettere un mandato d’arresto, sarà richiesta l’approvazione del presidente del Crown Prosecution Service (Cps), in qualità di organo indipendente”.

Il Dipartimento di Giustizia britannico sostiene che l'emendamento “è nell’interesse delle relazioni internazionali del Paese”.

Il Cps lavora sotto la supervisione del procuratore generale, di nomina politica, e qualunque indipendenza sarà ampiamente sottoposta alla volontà del procuratore generale e alla sua capacità a resistere a pressioni politiche.

La lobby israeliana è molto influente in Gran Bretagna come negli Stati Uniti, politici e militari israeliani faranno pressione continuando a lamentare di  essere le vittime del terrorismo e accusando l’Occidente di essere indifferente e di non adempiere ai propri impegni.

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