Israele fondamentalista: approvato il giuramento allo 'Stato ebraico' per i neo-cittadini

Gerusalemme. Il governo israeliano ha approvato ieri la proposta di chiedere ad ogni non-ebreo che voglia diventare cittadino israeliano di prestare giuramento a Israele in quanto Stato ebraico.

A favore della proposta hanno votato ventidue ministri, secondo il giornale israeliano Haaretz; otto i voti contrari.

Parlando di fronte alla seduta settimanale del gabinetto, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha così annunciato che l’emendamento alla legge della cittadinanza esigerà che ‘chiunque desideri naturalizzarsi cittadino israeliano dichiari [che] sarà un cittadino leale allo Stato d’Israele in quanto Stato ebraico e democratico”.
‘Nessuno può venire a insegnarci che cosa vuol dire essere una democrazia, o un regime illuminato – ha aggiunto – Non esiste altra democrazia in Medio Oriente”.

Chi è contrario alla proposta mette però in dubbio la democraticità del costringere i non-ebrei a prestare giuramento a uno Stato ebraico. La legge riguarderà prima di tutto la minoranza palestinese d’Israele, dato che gli immigrati ebrei fanno solitamente il loro ingresso in virtù della Legge ebraica del ritorno. Dato non trascurabile, circa il 20% della popolazione è formata da arabi non-ebrei.

Duro il commento del leader dell’Iniziativa nazionale palestinese Mustafa Barghuthi, secondo il quale la decisione ha rappresentato ‘l’ultima goccia del consolidamento di un sistema di razzismo e di apartheid in Israele”.

Aspre critiche sono giunte anche dall’opinionista di Haaretz Gideon Levy subito dopo il voto. ‘Ricordatevi di questo giorno – scrive – D’ora in poi, vivremo in un nuovo Paese etnocratico, teocratico, nazionalista e razzista, con tanto di approvazione ufficiale. Chiunque pensi di non esserne interessato si sbaglia’.

Il mese scorso a Washington, durante le trattative di pace, il presidente Mahmud Abbas aveva rifiutato proprio la richiesta israeliana di riconoscere Israele come ‘Stato ebraico’, sostenendo che questo avrebbe costretto a rinunciare al diritto al ritorno dei profughi palestinesi, una delle questioni di status finale nell’ambito delle negoziazioni. Abbas aveva anche espresso il timore che una mossa del genere avrebbe messo a rischio i diritti civili dei palestinesi che vivono in Israele.

Le trattative hanno raggiunto un punto morto dopo il rifiuto da parte di Netanyahu di porre fine alla costruzione di case coloniali sulle terre palestinesi. Durante il vertice della Lega Araba, tenutosi in Libia due giorni fa, Abbas ha riferito come la comunità internazionale percepisca l’‘assurdità’ di continuare a negoziare con Israele, quando quest’ultima rifiuta di porre un freno all’espansione degli insediamenti e all’estensione unilaterale dei confini d’Israele.

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