Israele, l’Onu e l’assassinio del conte Bernadotte.

ISRAELE, L’ONU E L’ASSASSINIO DEL CONTE BERNADOTTE
        

di DAVID WALSH

World Socialist Web Site

Il 25 luglio, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno lanciato un forte
attacco contro un avamposto delle Nazioni Unite nel Libano meridionale. In
cinque ore, la postazione dell’UNTSO (Organizzazione delle Nazioni Unite per
la Supervisione dell’armistizio ­ creata nel 1948) è stata colpita almeno 16
volte, secondo le agenzie di stampa, compresi 5 colpi diretti alla base. Il
personale disarmato, affermano ufficiali dell’Onu, ha ripetutamente
contattato l’esercito israeliano e li ha implorati di fermarsi.

Il Los Angeles Times riporta: ³Ufficiali Onu che hanno riunito qui i
giornalisti hanno detto che l’attacco è iniziato intorno alle 13:20. Si è
perso il contatto radio con la postazione intorno alle 19:30 quella sera.
Durante quelle ore, gli ufficiali Onu hanno chiamato almeno una mezza
dozzina di volte la missione israeliana all’Onu per cercare di far smettere
l’attacco, ha detto un ufficiale anziano. Altre chiamate vennero fatte
all’esercito israeliano da parte di generali Onu sul campo chiedendo ad
Israele di cessare il fuoco.²

Le chiamate sono state ignorate e alla fine l¹IDF è riuscita a centrare con
un colpo diretto l’edificio ben segnalato, radendolo al suolo e uccidendo
quattro osservatori, provenienti da Canada, Finlandia, Austria e Cina. I
corpi di tre degli osservatori di Khiam sono stati recuperati, ma il quarto
è sepolto sotto le macerie. L’equipaggiamento pesante non può raggiungere il
luogo a causa dei continui bombardamenti israeliani, ha detto la UNIFIL
(Forza Provvisoria in Libano delle Nazioni Unite ­ creata nel 1978), che di
solito lavora con l’UNTSO.

In seguito alle uccisioni, e all’ovvia affermazione del Segretario Generale
dell’Onu Kofi Annan che l’attacco può soltanto essere stato voluto, il
governo israeliano, insieme alle scuse di rito, si è ipocritamente difeso
dalle accuse di Annan. Yigal Palmor, portavoce del ministro degli esteri
israeliano ha suonato la solita musica: ³Per qual mai motivo dovremmo
attaccare deliberatamente gli osservatori Onu? Quale vantaggio ci sarebbe
sia a livello militare che a livello politico, perché è ovvio che ciò
sarebbe dannoso.²

Il Jerusalem Post, uno dei perniciosi megafoni dell’establishment politico
israeliano, ha fatto eco ai commenti di Palmor: ³E perché, di grazia,
Israele prenderebbe di mira la UNIFIL (in realtà UNTSO)? Forse che Annan sta
suggerendo una sorta di sadismo anti-Onu israeliano, o che Israele ha
qualche ragione per prendere di mira la UNIFIL nella sua guerra contro
Hezbollah?²

L’argomento che un tale attacco ³non porterebbe alcun vantaggio² ad Israele
è evidentemente assurdo. Nemmeno l’attacco al Libano, la morte di centinaia
di civili, il ferimento di migliaia, l’esodo di quasi un milione di persone
e la distruzione delle infrastrutture di quel Paese ³ha portato alcun
vantaggio a Israele² agli occhi dell’opinione pubblica, ma questo non ha
fermato il regime di Tel Aviv e la sua IDF assassina.

Per qual mai motivo l’esercito israeliano attaccherebbe l’UNTSO o l’UNIFIL?
Si potrebbe pensare a un gran numero di eccellenti ragioni.

Gli apologeti del regime sionista rischiano sempre troppo per le carte che
hanno in mano, quando commentano la questione. Rifiutando persino la
possibilità che Israele possa essere colpevole di un tale orrendo crimine,
loro continuano invariabilmente a mostrare la loro totale ostilità alla
forza Onu, contestando il fatto che gli osservatori internazionali sono
stati più o meno uno scudo, se non un complice diretto, delle attività di
Hezbollah.

Così, gli editori del Jerusalem Post, nel pezzo citato, chiedono
un’inchiesta che determini come sia stato possibile che ³l’UNIFIL non abbia
aperto bocca mentre un’organizzazione terrorista ammassava migliaia di razzi
il cui uso non provocato ha ucciso e ferito decine di israeliani e scatenato
questa guerra… Ci spetta di più: una inchiesta indipendente e di alto
profilo che spieghi come le forze UNIFIL siano divenute scudi umani per
l’esercito terrorista che avrebbero dovuto smantellare.²

Dan Gillerman, ambasciatore israeliano all’Onu, è andato oltre, affermando ­
secondo la Associated Press ­ che le strutture della forza di pace Onu ³a
volte sono state usate come coperture dai miliziani Hezbollah². ³Non è mai
stata in grado di prevenire alcun bombardamento contro Israele, alcun
attacco terrorista, alcun rapimento² ha commentato a New York. ³O non
vedevano o non sapevano o non volevano vedere, comunque sono stati
inadeguati², ha detto Gillerman. Dato che un importante diplomatico
israeliano accusa gli osservatori Onu di collaborazione, voluta o meno, con
Hezbollah, perché ci si dovrebbe stupire di un deliberato assalto della IDF
contro l’avamposto Onu? Secondo la logica di Gillerman, un assalto del
genere sarebbe assolutamente leggittimo. C’è una lunga storia di tali
attacchi. Nel 1996 gli Israeliani hanno massacrato più di 1000 civili che
tentavano di trovare rifugio in una struttura UNIFIL di Qana, a sud-est di
Tiro. Anche in quel caso la IDF ha dichiarato che fu un errore.

In ogni caso, gli Israeliani hanno buoni motivi pratici per attaccare gli
osservatori Onu. Primo, rimuovere testimoni della loro invasione del Libano
e dei crimini di guerra che stanno compiendo contro la popolazione civile
del Libano. Secondo, rendere chiaro il loro atteggiamento nei confronti di
qualunque interferenza internazionale nelle loro operazioni. Gli Israeliani
hanno negato all’Onu, la vittima, di avere alcun ruolo nell’inchiesta sulla
distruzione dell’avamposto UNTSO. Con tutto ciò, stanno inviando il
messaggio che qualunque forza ³di mantenimento della pace² inviata nella
regione deve stare del tutto sotto il tallone di Tel Aviv.

Questo atteggiamento non è per niente nuovo. La fedina penale israeliana
rappresenta una sfida da gangster non solo alle Nazioni Unite ma, più in
generale, alla legge internazionale. I sionisti hanno coerentemente
rifiutato qualsiasi possibilità che lo stato di Israele debba essere
vincolato nella sua scelta dei metodi, non importa quanto violenti, di
ottenimento del proprio interesse. Nel suo sito web ufficiale, la Missione
Permanente di Israele all’Onu ha un documento, ³Israele e l’Onu ­ Una non
facile relazione², che accusa l’Assemblea Generale di ³una lunga tradizione
di additare Israele² per i suoi abusi dei diritti umani contro i
Palestinesi. Certamente, i vari regimi arabi hanno un passato di
esibizionismo all’Onu, denunciando ad alta voce i crimini del regime
sionista, mentre cedevano su tutta la linea alla continua oppressione del
popolo palestinese.

Sebbene la Dichiarazione di Indipendenza israeliana del maggio 1948 sia
stata ufficialmente resa possibile da una risoluzione dell’Assemblea
Generale dell’Onu del novembre precedente, i leader sionisti entrarono in
conflitto con i loro sponsor internazionali sin dall’inizio. Erano
insoddisfatti della spartizione proposta dell’Onu ed erano spinti da una
ambizione molto più grande, che il mondo ha visto svelarsi nel corso degli
ultimi 60 anni.

L’uccisione del Conte Bernadotte

Quando i piani e le preoccupazioni delle Nazioni Unite si scontrarono con le
ambizioni dei sionisti, quest’ultimi erano preparati a ricorrere alla
violenza ed al terrorismo per ottenere i loro scopi. Uno dei primi atti
criminali commessi contro l’Onu da parte dei movimento sionista è stato
l’assassinio del Conte Folke Bernadotte, il 17 settembre 1948.
Bernadotte (nato nel 1895) era un diplomatico svedese, nipote del re Gustavo
V, che si è distinto a capo della Croce Rossa svedese durante la seconda
guerra mondiale. Ha usato quella posizione per negoziare con il gerarca
nazista Heinrich Himmler e salvare 15-20.000 ebrei e non solo, soprattutto
scandinavi, dai campi di concentramento. Verso la fine della guerra,
Bernadotte ha ricevuto da parte di Himmler l’offerta della resa della
Germania a Usa e Inghilterra a condizione di poter continuare la sua guerra
contro l’Urss.

Il 20 maggio 1948 (sei giorni dopo la dichiarazione di indipendenza di
Israele), Bernadotte prese l’incarico di mediatore delle Nazioni Unite in
Palestina. Il suo mandato era di ³promuovere un pacifico aggiustamento della
futura situazione in Palestina² e permettere un negoziato oltre i termini
del Piano di Spartizione.

Nell’estate del 1948 fu inviato dall’Onu a trattare un cessate il fuoco tra
Israele e gli Stati arabi che lo avevano attaccato. L’11 giugno, riuscì a
organizzare un cessate il fuoco di 30 giorni. Durante la tregua dei
combattimenti, Bernadotte ³mise sul tavolo la sua prima proposta per
risolvere il conflitto. In realtà, stava per segnare il proprio destino. La
colpa di Bernadotte, dal punto di vista degli zeloti ebrei, fu includere
nella sua proposta del 28 giugno la possibilità che Gerusalemme fosse posta
sotto il controllo della Giordania, poiché tutta l’aerea intorno alla città
era stata destinata allo Stato arabo.² (Donald Neff, Washington Report on
Middle East Affairs WRMEA).

Altre ulteriori proposte di Bernadotte, pubblicate dopo la sua morte,
includevano la garanzia che il deserto del Negev sarebbe andato al
progettato Stato arabo e la Galilea allo Stato ebraico; la garanzia che il
controllo sulle sezioni arabe della Palestina sarebbe andato agli Stati
arabi (in pratica, la Transgiordania); la sicurezza che il porto di Haifa e
l’aeroporto di Lydda avrebbero servito le porzioni sia araba che ebraica del
Paese, come anche i confinanti Stati arabi; il ritorno dei rifugiati arabi
alle loro case; la nomina di un Comitato di Riconciliazione come primo passo
verso il raggiungimento di una pace duratura nella regione.

Dato il carattere reazionario del piano di spartizione e la determinazione
delle potenze imperialiste occidentali di stabilire in Israele un avamposto
per i loro interessi geopolitici, ed anche un baluardo contro la rivoluzione
anti-colonialista nel Medio Oriente, senza dubbio il piano di Bernadotte era
utopistico. Tentava, senza possibilità, di democratizzare un’impresa
profondamente anti-democratica.
Nondimeno, alla luce di sei decadi di occupazione del territorio e di
continua aggressione da parte di Israele, e le attuali posizioni delle
grandi potenze, le proposte sembrano nettamente progressiste.

La reazione delle organizzazioni sioniste al piano di Bernadotte su
Gerusalemme era prevedibile.

³Il piano di spartizione dell’Onu aveva dichiarato Gerusalemme una città
internazionale, che non sarebbe stata né degli Arabi né degli Ebrei. Ma i
terroristi ebrei, compreso il futuro primo ministro israeliano Yitzhak
Shamir membro del LEHI, conosciuto col nome di Banda Stern , e Menachem
Begin, il leader del più grande gruppo terrorista, Irgun Zvai Leumi ­
Organizzazione Militare Nazionale, noto anche con l’acronimo ebraico ‘Etzel’
­ avevano rifiutato la spartizione e rivendicato tutta la Palestina e la
Giordania per lo stato ebraico. Questi estremisti ebrei provarono orrore di
fronte alla proposta di Bernadotte.

³Prima di luglio gli Sternisti stavano già minacciando l’assassinio di
Bernadotte. L’editorialista del New York Times C.L. Sulzberger ha scritto di
un incontro con due membri della Banda Stern il 24 luglio, che affermarono:
‘Intendiamo uccidere Bernadotte e qualsiasi altro osservatore in divisa
delle Nazioni Unite che venga a Gerusalemme.’ Interrogati sul motivo,
‘Risposero che la loro organizzazione era determinata a prendere possesso di
tutta Gerusalemme per lo stato di Israele e che non avrebbe tollerato alcuna
interferenza da parte di entità nazionali o internazionali’² (Neff, WRMEA).

Il LEHI (Lohamei Herut Yisrael ­ Combattenti per la Libertà di Israele), la
Banda Stern (così chiamata da Avraham ³Yair² Stern), era un gruppo
nazionalista-fascista, che voleva la fondazione di un ³regno ebraico dal
Nilo all’Eufrate.² Dopo la morte di Stern in mano alla polizia britannica
nel febbraio 1942, il gruppo creò una nuova struttura di comando, ma ³il
terrorismo continuò ad essere la linea guida dell’organizzazione²
(
www.jewishvirtuallibrary.org). Entrò in conflitto con altre organizzazioni
maggioritarie, compresa Haganah, il gruppo sionista militare clandestino dal
1920 al 1948.

Il 6 novembre 1944, due membri della Banda Stern assassinarono al Cairo Lord
Moyne, il Ministro Britannico per gli Affari nel Medio Oriente. Anche il
LEHI mise una bomba nelle officine della ferrovia di Haifa, nel giugno 1946.
Nel dicembre 1947, il movimento di Begin, Etzel, lanciò delle bombe da una
macchina in mezzo ad una folla di alcune centinaia di arabi, uccidendone sei
e ferendone 42. Emulando Etzel, il giorno dopo Haganah portò a termine un
attacco simile in una città dove vivevano i lavoratori arabi di una
raffineria, uccidendo 60 tra uomini, donne e bambini.

L’assassinio di Bernadotte venne deciso e pianificato da tre capi della
Banda Stern, compreso Shamir, che sarebbe divenuto primo ministro di Israele
nel 1983. Sebbene il LEHI ufficialmente fosse stato sciolto e fosse
confluito nelle Forze di Difesa Israeliane alla fine del maggio 1948, il
gruppo di Gerusalemme della Banda Stern rimase una organizzazione
indipendente, convinto che il destino di quella città non era ancora stato
deciso.

Il LEHI definì Bernadotte un agente britannico e un collaborazionista dei
nazisti. (Apparentemente gettava un velo sul fatto che le organizzazioni
sioniste ebbero estese relazioni con i nazisti, anche con il gerarca Adolf
Eichmann, durante la seconda guerra mondiale). ³L’organizzazione considerava
il suo piano una minaccia al suo obiettivo, un Israele indipendente con un
territorio allargato a entrambe le sponde del fiume Giordano²
(
www.palestinefacts.org).

Il 17 settembre 1948, il convoglio di Bernadotte, composto di tre auto,
venne fermato ad un piccolo blocco stradale a Gerusalemme Ovest, controllato
dagli ebrei. Due uomini spararono alle gomme delle automobili e un terzo
fece fuoco con una pistola attraverso il lunotto posteriore aperto della
macchina di Bernadotte. Il mediatore Onu fu colpito da sei proiettili e morì
sul colpo, insieme ad un ufficiale francese seduto al suo fianco.

Nessuno è mai stato accusato degli omicidi, benché i mandanti fossero ben
noti. Natan Yellin-Mor e Mattityahu Shmuelevitz, capi della Banda Stern,
furono accusati di appartenenza ad una organizzazione terrorista. Giudicati
colpevoli, furono immediatamente rilasciati e graziati ­ Yellin-Mor nel
frattempo era stato eletto al parlamento israeliano. Shamir non è mai stato
processato per il suo ruolo nell’uccisione.

L’assassino materiale di Bernadotte, Yeoshua Cohenm, divenne la guardia del
corpo del Primo Ministro David Ben-Gurion. La prima ammissione pubblica del
ruolo della Banda Stern nell’omicidio non fu fatta prima del 1977.

L’attacco all’avamposto Onu di questa settimana, in altre parole, è stato
interamente una continuazione delle origini e della tradizione dello stato
sionista, la cui nascita comprendeva terrorismo e disprezzo per la legge
internazionale.

David Walsh
Fonte:
http://www.wsws.org/
Link: http://www.wsws.org/articles/2006/jul2006/bern-j29.shtml
29.07.06

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PAUSANIA

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