Israele potrebbe rilasciare 980 palestinesi in cambio di Shalit.

Tel Aviv. Ieri, 29 novembre, la Procura generale dello Stato ha dichiarato che Israele rilascerà 980 palestinesi in cambio del soldato catturato nel 2006.

Hamas indicherà 450 nominativi e Israele sceglierà gli altri.

Secondo quanto afferma il quotidiano “Yedioth Ahronoth”, l’annuncio arriva dopo che un gruppo di attivisti aveva inoltrato presso la Suprema Corte una petizione contraria ad uno scambio ingiusto.

In tutta risposta, la Procura generale dello Stato ha affermato che “come parte di un accordo con Hamas che dovrebbe permettere il ritorno in Israele del caporale Shalit, esiste la possibilità del rilascio di un primo gruppo di 450 prigionieri i cui nomi sono stati indicati da Hamas”.

Altri 530 palestinesi selezionati da Israele verranno rilasciati in un secondo tempo “quale segno di ‘buona volontà’ verso il popolo palestinese”, afferma la Procura. “Tuttavia, la lista di questi prigionieri non è ancora stata compilata, né è stato stabilito alcun criterio di selezione”.

La Procura generale sottolinea che “contrariamente al rilascio di prigionieri quale segno di ‘buona volontà’ o nell’ambito di un accordo diplomatico, qui si tratta di un’eccezione da considerare nel contesto di un ‘continuo attacco terroristico’, nel cui contesto si accettano dei negoziati per ottenere il minor sacrificio da parte di Israele”.

Lo Stato difende la censura militare. Con queste parole, la Procura generale dello Stato ha replicato a una petizione promossa dall’associazione “Almagor” che riunisce le “vittime del terrorismo (palestinese)”, in particolare dai genitori di tre bambini israeliani uccisi da palestinesi. Essi si chiedono perché il loro governo stia ricorrendo alla censura sui dettagli dello “scambio di prigionieri”.

L’Ufficio del Procuratore ha replicato dicendo che Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo sulla base di una richiesta proveniente da un Paese estero che ha fatto da mediatore, ma entrambe le parti escludono che ciò possa costituire una “condizione preliminare per i negoziati”.

Altri rappresentanti dello Stato israeliano aggiungono che “la censura militare è autorizzata a nascondere alcune questioni, quando si giunge alla conclusione che la loro pubblicazione potrebbe danneggiare la possibilità del rilascio del soldato Shalit”.

Sempre domenica, una fonte palestinese ben informata ha dichiarato ad “Aljazeera” che questa settimana un mediatore tedesco incontrerà i leader di Hamas per ricevere la risposta definitiva del movimento in merito all’offerta israeliana. Questi negoziati dovrebbero concludersi a Gaza, con Hamas che desidera chiarire alcuni punti prima di completare l’accordo.

In risposta alle affermazioni di alcuni analisti israeliani secondo i quali le trattative soffrirebbero di uno stallo, la stessa fonte interpellata da “Aljazeera” ha negato esplicitamente tutto ciò.

Sempre secondo questa fonte, l’ostacolo principale sono diventati gli Usa, i quali ritengono che le trattative rafforzeranno Hamas e, di conseguenza, indeboliranno Fatah e l’Anp in Cisgiordania. Per questa ragione, gli Stati Uniti chiedono che la trattativa venga sospesa o vengano apposte delle modifiche perché così com’è favorisce esageratamente Hamas.

Nel frattempo, il quotidiano britannico “Guardian”, nell’edizione di domenica, riferisce che il Mossad raccomanda che il rilascio del leader di Fatah Marwan Barghouti, attualmente in prigione, non venga fatto rientrare nella trattativa in corso.

 

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