Israele prende misure per rafforzare Abbas contro Hamas

 

Israele prende misure per rafforzare Abbas contro Hamas

 

Khalid Amayreh , 22 Giugno 2007  

 

 

Gerusalemme Occupata — Il regime di apartheid israeliano prenderà un insieme di misure "ad ampio raggio" per rafforzare il Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas contro il Movimento di Resistenza Islamico, Hamas, hanno riferito i media Venerdì.

 

I miliziani di Hamas la scorsa settimana hanno sconfitto le forze di Fatah armate e finanziate dagli USA nella Striscia di Gaza, acquisendo il controllo dei quartier generali della loro sicurezza e confiscando  grandi quantità di armi ed equipaggiamento militare.

 

I quotidiani israeliani hanno riferito che Israele vorrebbe trasferire agli uffici di Abbas a Ramallah centinaia di milioni di dollari di entrate fiscali il cui versamento da parte di Israele era stato precedentemente bloccato dai tempi delle elezioni di Hamas nel 2006.

 

Il quotidiano Ha’arez ha riferito che le misure verranno annunciate durante un summit a quattro da tenersi a Sharm el-Sheik sotto gli auspici del Presidente egiziano Hosni Mubarak, con la partecipazione del Primo Ministro israeliano Ehud Olmert, Abbas, e il re Abdullah di Giordania. 

 

Il re Abdullah II, il Presidente Hosni Mubarak e Abbas hanno un forte legame con la politica USA in Medio Oriente. 

 

Secondo Ha’aretz, il proposto "pacchetto di misure" comprenderà lo sblocco dei trasferimenti delle entrate fiscali, la rimozione di alcuni checkpoint secondari e blocchi stradali nella West Bank così come la possibile sospensione degli omicidi extra-giudiziali che hanno a bersaglio combattenti di Fatah nella West Bank.

 

Israele potrebbe anche rilasciare alcuni prigionieri di Fatah per aumentare la popolarità di Abbas tra i Palestinesi. 

 

Questa settimana, diversi funzionari israeliani, compreso due ex membri del governo, hanno pubblicamente invitato al rilascio del leader prigionieri Marwan Barghouti, che ora sta scontando cinque condanne a vita in una prigione israeliana per aver combattutto l’oppressione israeliana dei Palestinesi e l’occupazione della loro patria. 

 

Comunque, lo Shin Beth ha espreso la sua contrarietà all’idea di rilasciare Barghouti perché la sua liberazione potrebbe indebolire lo status di Dahlan all’interno di Fatah. Barghouti difende la cooperazione con Hamas ed è fermamente contrario a compromessi su certi punti fermi della questione nazionale palestinese, compreso il pieno ritiro di Israele dal 100% dei Territori Occupati e la risoluzione del problema dei rifugiati in base alla Risoluzione ONU 194.

 

Altre "concessioni" ad Abbas comprenderebbero l’incoraggiamento ad investitori, principalmente Arabi, per costruire stabilimenti industriali nella West Bank ed una luca verde al governo americano per rifornire Abbas con migliori armamenti.

 

Altre fonti in ebraico hanno anche riferito che Israele potrebbe essere disposta a fare pressioni sull’amministrazione Bush per chiedere all’Arabia Saudita e ad altri paesi ricchi di petrolio come il Qatar, e gli Emirati Arabi Uniti ad aumentare il loro sostegno finanziario all’AP e bloccare l’assistenza finanziaria al governo eletto di Hamas.

 

Il quotidiano Ha’aretz ha anche citato un anonimo "funzionario alla difesa" che Giovedì diceva che l’esercito "sta premendo perché la qualità dell’armamento nella West Bank rimanga la stessa", il che significa che al regime di Abbas sarà permesso solo di sostituire vecchi armamenti.

 

Gli Stati Uniti e Israele hanno apertamente abbracciato il "governo di emergenza"  di Salam Fayyad, un pupillo dell’occidente, formato all’inizio di questa settimana per rimpiazzare il Governo di Unità nazionale di Gaza guidato da Ismail Haniyeh.

 

Gli USA, che hanno imposto un blocco draconiano della West Bank e della Striscia di Gaza a seguito della vittoria elettorale di Hamas lo scorso anno, ha cercato di annullare il risultato delle elezioni palestinesi armando e dando grandi quantità di denaro a Muhammed Dahlan per lo scopo espresso di indebolire il ruolo di Hamas.

 

L’8 Febbraio, Hamas e Fatah hanno raggiunto un accordo di coalizione alla Mecca che pose le premesse per la formazione di un governo di unità nazionale. 

 

Comunque, l’amministrazione Bush ha silenziosamente respinto l’accordo perché Hamas rimaneva in una posizione predominante nell’arena politica palestinese.

 

Successivamente, Elliot Abrams, il funzionario ebreo americano incaricato del "Dossier Palestina", avrebbe preso accordi segreti con Dahlan e i suoi alleati all’interno di Fatah per compiere un golpe contro Hamas nella Striscia di Gaza allo scopo di eliminare Hama
s e il governo di Unità Nazionale una volta per tutte.

 

Secondo documenti sequestrati da Hamas nei quartier generali dell’intelligence di Fatah a Tel el Hawa (d’ora in avanti Tel Al Islam) , Dahlan doveva compiere il colpo di mano il 13 Luglio.

 

Abrams, che sarebbe controllato da AIPAC, la potente lobby ebraico-americana, voleva raggiungere due obiettivi, oltre all’annulamento degli accordi di La Mecca e la fine del governo di unità nazionale: questi includono, primo, alimentare una guerra civile su larga scala sia a Gaza che nella West Bank al fine di permettere ad Israele di dire al mondo "come possiamo fare la pace con i Palestinesi mentre si uccidono l’uno con l’altro"?

 

La guerra civile, specialmente una di ampia portata, metterebbe anche in grado lo stato ebraico di costruire più insediamenti ebraici e completare la giudaizzazione di Gerusalemme, compreso la possibile demolizione della Moschea di Aqsa. 

 

In secondo luogo, Elliot Abrams, probabilmente di concerto con circoli di estrema destra in Israele, ha sperato che avendo una "leadership moderata palestinese", leggi Dahlan, Abbas e compagnia, ed eliminando ogni opposizione a Dahlan all’interno di Fatah, gli USA e Israele sarebbero in grado di imporre una "soluzione duratura" per i Palestinesi.

 

Secondo informazioni confidenziali ottenute da fonti attendibili all’interno di Fatah, una tale soluzione  includerebbe le seguenti componenti: primo, la creazione di una quasi-stato palestinese sul 60% della West Bank formato da tre enclavi o bantustan nelle parti settentrionale, centrale e meridionale della West Bank. L’annessione ad Israele della gran parte degli insediamenti, compreso Ma’ali Adomin, Ariel e Gush Itzion; il leasing di altri insediamenti come Kiryat Arba per 99 anni; Gerusalemme Est rimarrebbe sotto occupazione israeliana, e a nessun rifugiato palestinese verrebbe permesso di tornare nelle sue case e città in quello che oggi è Israele.

 

Le linee della soluzione che Israele e USA stanno contemplando prevedono anche la concessione al governo "moderato" palestinese, cioé Abbas e Dahlan, di miliardi di dollari per la ricostruzione economica, ovviamamente per mettere il bavaglio ad ogni opposizione per questa capitolazione.

 

Fatah e funzionari dell’AP hanno negato con energia che accetteranno mai un simile patto. 

 

Un funzionario che ha richiesto l’anonimato ha detto: "Si, riceviamo armi e denaro dall’America, ma questo non significa che acceteremo qualsiasi cosa gli Americani ci chiedano".

 

Tradotto dall’inglese da Gianluca Bifolchi, un membro di  Tlaxcala  (www.tlaxcala.es), la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne l’autore e la fonte.

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