Israele pretende ‘bustarelle’ per far entrare la merce a Gaza

Al-Jazeera.

WikiLeaks rivelava che, per far entrare la propria merce a Gaza, compagnie statunitensi erano costrette da ufficiali israeliani al pagamento di “tangenti”. Uno dei numerosi documenti WikiLeaks rivelati lo scorso dicembre, includeva un documento diplomatico statunitense in base al quale, i carichi merci diretti verso la Striscia di Gaza erano collusi con giri di corruzione.

Questo era emerso da numerose testimonianze di uomini d'affari americani ai quali, per poter far entrare il carico con i propri prodotti “Made in Usa” a Gaza, Israele aveva chiesto il pagamento di vere e proprie “bustarelle”.

Il 14 giungo 2006 è una delle tante date alle quali risalgono alcuni di questi episodi. Quel giorno, le compagnie americane che furono sottoposte al pagamento della “tangente” furono Coca-Cola Co., Caterpillar Inc. e Motorola Inc. Tutte avevano lamentato il fenomeno di corruzione presso i valichi di frontiera tra Israele e la Striscia di Gaza.

A fine maggio scorso, diverse navi cargo statunitensi attesero dai 3 ai 4 mesi prima di poter entrare a Gaza. Il loro carico ammontava a circa 1,9 milione dollari. Ai distributori fu detto di dover pagare delle “tasse straordinarie”, il cui valore, tuttavia, corrispondeva a 75 volte quelli che erano i costi standard stabiliti per questo processo dagli ufficiali del governo di Israele.

All'epoca, gli ufficiali israeliani negarono qualunque anomalia di questa natura al valico di Karni (al-Mintar) sostenendo che, al contrario, le proprie operazioni (commerciali) avevano subito una battuta d'arresto sin dall'assoluto insediamento di Hamas (giugno 2007) nella Striscia di Gaza.

Dai documenti WikiLeaks trapela invece che, presso il valico di Karni, ai distributori di Cola-Cola fu chiesto di pagare oltre 3 mila dollari per ciascun carico.

Interessante la testimonianza di Joerg Hartmann, dirigente della compagnia Coca-Cola in Cisgiordania.
“Quale sarebbe il ricavo del pagamento di 3 mila dollari?”, si chiese. Hartmann allora pretese che, qualora avesse pagato, il suo carico si sarebbe dovuto posizionare, per lo meno, tra le prime file di camion in attesa di entrare a Gaza. Sembra che le prime due o tre file di camion che entrano el territorio palestinese assediato siano riservate alle compagnie israeliane, da cui la nomea di “fila israeliana”. Ovviamente, queste pagano costi decisamente inferiori, a detta di Hartmann.

L'uomo d'affari statunitense accusa un “ufficiale di alto rango” di essere a capo di un giro di corruzione proprio su quel valico, mentre aggiunge che, a condividere la speculazione, dall'altra parte vi sarebbero partner palestinesi.

Tangenti e blocco. Altri casi sono emersi poi dai distributori delle compagnie Procter & Gamble Co., Caterpillar, Philip Morris, Westinghouse, Hewlett-Packard Co., Motorola., Aramex e Dell Inc.. Tutte hanno denunciato casi di corruzione presso i valichi di frontiera con Israele.

Pare che almeno due, quali Coca-Cola e Westinghouse, abbiano pagato a Israele questa “tangente” mentre, il rappresentante di Caterpillar avrebbe raccontato di essersi rifiutato di pagare 2.667 dollari per il passaggio verso Gaza di due piccoli generatori.

In realtà, il giro di corruzione qui emerso era stato smascherato ben prima che Hamas prendesse il controllo della Striscia di Gaza.
Prima di allora, infatti, la chiusura dei valichi di frontiera era comunque frequente a causa delle decisioni unilaterali di Israele come per i fatti di violenza tra le parti sul campo. Tuttavia, secondo quanto Hartmann riferiva a diplomatici Usa nei documenti, i rischi che, qualora si fosse imposto un blocco sulla Striscia di Gaza, il fenomeno sarebbe soltanto potuto crescere, erano stati previsti.

In seguito all'attacco omicida dei commando israeliani contro la Freedom Flotilla (maggio 2010), solo dietro pressione internazionale, il valico alla frontiera con Gaza aveva ricevuto attenzione con alleggerimenti che restano comunque sporadici (in questi giorni invece si è tornati ad una chiusura ad oltranza dei valichi di frontiera con la Striscia di Gaza, in conseguenza ai fatti che stanno investendo l'Egitto ndr).

“Siamo a conoscenza (del fenomeno di corruzione, ndr)… Nessuno qui ha niente a che vedere con questi fatti”, aveva detto uno dei portavoce delle autorità israeliane, Adar Avisar.

Parallelamente, già nel 2006 era stata la Banca mondiale (Bm) a lanciare un monito sulle modalità operative in atto presso il valico di Karni, quando lo aveva definito “polo di corruzione per entrambi i lati della frontiera”.

http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2011/01/20111617116558943.html

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