Israele propone lo scambio di terreni in cambio delle colonie di Gerusalemme

Gerusalemme – Infopal

Haim Ramon, vice primo ministro israeliano, ha risposto alle critiche degli Stati Uniti al progetto di costruzione di case nei territori occupati, nella zona di Gerusalemme, affermando che "si deve rinunciare a parti della città a favore dei palestinesi per evitare di perdere l’appoggio americano".

E’ quanto ha dichiarato alla radio pubblica israeliana, due giorni fa.

Il piano di colonizzazione ha sollevato l’ira dei palestinesi e della segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, che ha sottolineato come esso "può danneggiare l’iniziativa di pace di Annapolis”.

Israele ha rifiutato le critiche rivolte all’appalto per la costruzione di 300 case aggiuntive e altre unità nella zona di Jabal Abu Ghnim, chiamato "Har Homa", basandosi sul fatto di aver annesso i terreni alla città di Gerusalemme, dopo l’occupazione della Cisgiordania nel 1967. Si tratta di un’annessione non riconosciuta a livello internazionale.

Ramon ha affermato: “Sono convinto che tutti i quartieri ebraici, compreso Har Homa devono essere sotto dominio israeliano, mentre quelli arabi no, perché rappresentano una minaccia per Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico”.

Nelle settimane scorse, l’Anp aveva dichiarato che il nuovo progetto di costruzione potrà danneggiare le trattative di pace, mentre dagli Usa, in una critica, rara, a Israele, la Rice aveva messo in guardia Tel Aviv dal minacciare gli sforzi di pace, dicendo che il progetto di colonizzazione “non aiuta a costruire la fiducia”.

Ramon ha risposto che "rinunciare a cittadine palestinesi annesse a Gerusalemme dopo il 1967 – al-Walajah e Jabal al-Mukabber -, può evitare a Israele ulteriori critiche americane, in un momento in cui abbiamo bisogno dell’appoggio degli Stati Uniti". Tuttavia, il governo di occupazione ha rifiutato le critiche della Rice sottolineanco di avere "diritto a costruire in qualsiasi luogo di Gerusalemme".

Quella del futuro delle colonie ebraiche è una delle questioni spinose che si troveranno ad affrontare i negoziatori che si incontreranno oggi per la prima volta dopo la conferenza di Annapolis.
Il presidente americano George Bush vuole raggiungere un accordo per quanto riguarda la costituzione dello Stato palestinese prima del termine del suo mandato, alla fine del prossimo anno. Molti osservatori dicono che è difficile realizzarlo in così poco tempo, a causa della forte divergenza sulle questioni principali – Gerusalemme, le frontiere, i profughi palestinesi.

In base allaa “Road Map” patrocinata dagli Stati Uniti, Israele dovrebbe congelare tutte le attività coloniali in Cisgiordania e i palestinesi dovrebbero fermare la resistenza.

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