Israele si muove per isolare ulteriormente Gaza.

Israele si muove per isolare ulteriormente Gaza
Joshua Mitnick, The Christian Science Monitor, 25 Ottobre 2007

Aumentando la pressione sui Palestinesi nella Striscia di Gaza controllata da Hamas, Israele è ora pronto a tagliare le forniture di elettricità agli abitanti di Gaza come misura di rappresaglia per un’escalation degli attacchi alla frontiera con razzi e mortai da parte di militanti palestinesi.

Dopo aver dichiarato a Settembre Gaza "entità nemica", Israele ha mantenuto le frontiere di Gaza sigillate contro l’arrivo di cibo e medicine. Questa politica ha scatenato una drammatica inflazione, ha portato alla chiusura di negozi, ed ha incrementato la richiesta per beni da mercato nero contrabbandati attraverso tunnel che una volta venivano usati da corrieri di armi e spacciatori.

"Attualmente il mercato assorbe tutto il cibo di contrabbando, oltre ai pezzi di ricambio e le medicine", dice Hashem, che ha un tunnel nella città di frontiera di Rafah, che parla a condizione dell’anonimato sul suo cognome.

Gli analisti dicono che l’obiettivo della politica di Israele di isolare Gaza sembra essere la pressione degli abitanti di questa città da rivolgere contro Hamas, che governa l’area da quando strappò il controllo all’Autorità Palestinese a giugno. Altri osservatori rilevano che la pressione pobabilmente sarà controproducente, creando più volontari per i gruppi militanti e suscitando simpatia verso Hamas.

La stretta arriva mentre l’Autorità Palestinese ed Israele arrivano ad una dichiarazione congiunta sulla cornice dei negoziati di pace, un documento che dovrebbe essere al centro della conferenza regionale di Annapolis, Maryland, prevista per la fine dell’autunno.

"L’economia non sta funzionando. La gente che soffre rimane priva del diritto di lavorare, e dipendendo dalle organizzazioni di beneficenza religiose non diventerà più moderata", dice Sari Bashi, il direttore esecutivo di Gisha, un’organizzazione non-profit di Tel Aviv che opera per alleggerire le restrizioni al movimento dei Palestinesi. Nei quattro mesi dalla conquista di Hamas, Israele non ha permesso quasi alcun transito di merci finite o di derrate agricole in uscita dalla Striscia di Gaza. Con l’arrivo dell’inverno e della stagione delle fragole e dei pomodorini, si prevede che milioni di dollari di prodotto marciranno.

Per compensare l’alto prezzo del petrolio, i meccanici di Gaza stanno installando i dispositivi che permettono di usare il gas di cucina come combustibile. Ma dire che l’economia si è voltata al mercato nero per via dei tunnel significherebbe sovravvalutare la capacità dei tunnel di compensare la caduta del traffico alla frontiera con Israele. "Queste sono condizioni estreme", dice Bashi.

Il vice ministro della difesa d’Israele Matan Vilanai ha riferito alla radio dell’esercito israeliano mercoledì dei piani per ridurre "drasticamente" — di circa due terzi — l’elettrictà fornita alla Striscia di Gaza. I commenti hanno seguito di un giorno il lancio di 10 razzi da Gaza dentro Israele, con uno che ha colpito un edificio residenziale nella città frequentemente sotto attacco di Sderot.

Il portavoce del ministero degli esteri israeliano Mark Regev ha difeso le sanzioni, dicendo che dal momento che Hamas ha dimostrato la sua capacità di ridurre il caos nella Striscia di Gaza, Israele è meno propensa al perdono quando si tratta di sanzioni a largo raggio.

"Se si vuole parlare di export da Gaza ad Israele, oggi il solo export è quello delle granate di mortaio e dei razzi Qassam. Quando abbiamo dichiarato Gaza un’entità ostile, stavamo solo descrivendo la realtà, cioè che un’entità terrorista estremista aveva assunto il controllo di Gaza", ha detto. "Chi può aspettarsi che Israele si comporti come prima nella sua politica verso Gaza? Al contrario, il ‘come prima’ è impossibile".

Dai giorni della conquista di Hamas, il gruppo ha cercato di regolare il traffico di merci illecite. "Hamas ha detto che si può contrabbandare tutto meno armi e droghe", ha detto il contrabbandiere Hashem. E’ quindi passato dal traffico di AK-47 e pallottole al formaggio, al pesce salato e agli antidolorifici.

I funzionari dell’intelligence dicono che rapporti israeliani indicano che sofisticate armi antitank e razzi ancora scorrono dentro Gaza.

Lungo la costa, la politica di Israele di bloccare l’import ha lasciato gli scaffali dei negozi così vuoti che è impossibile trovare una lattina di soda. Il prezzo delle sigarette è raddoppiato, spinto in alto da una tassa che Hamas impone ai contrabbandieri. Il prezzo di una sacco di 50 chili di farina è salito dell’80% fino a 180 shekel (45 dollari).

L’assenza di materie prime ha costretto molte ditte a chiudere, o a lavorare a minimo regime; la mancanza di cemento ha portato alla sospensione del 95% dei progetti di costruzione a Gaza. Secondo le agenzie dele Nazioni Unite circa 70.000 persone hanno perso il lavoro in un territorio dove l’80% già vive in povertà.

La scorsa settimana c’è anche stato un picco di violenza interna nella Striscia di Gaza. Uomini armati di Hamas si sono scontrati in occasioni separate con combattenti della Jihad Islamica per il controllo di una moschea nella città di frontiera di Gaza, oltre a scontri contro armati del clan Hillis, alleato a Fatah.

Munir Dweik, un tassista che passa la maggior parte della giornata attendendo clienti sul lato palestinese del valico di frontiera di Erez dice che, sebbene gli scontri non fossero legati alle sanzioni economiche, la gente di Gaza è diventata nel complesso più incline alla violenza.

Ma invece di criticare solo Hamas per le condizioni di Gaza, le dita puntano al presidente palestinese Mahmoud Abbas, "Abu Mazen", per la parte che sta avendo nella crisi. Molti a Gaza credono che il governo a guida Fatah a Ramallah ha dato implicito sostegno alle sanzioni. "La gente se la prende con entrambe i governi, a Ramallah e a Gaza", dice. "La gente è vittima sia del governo di Abu Mazen sia di quello di Hamas".

Fonte: The Christian Science Monitor, 25 October. 2007   

http://www.miftah.org/Display.cfm?DocId=15148&CategoryId=5

Tradotto dall’inglese da Gianluca Bifolchi, un membro di Tlaxcala (www.tlaxcala.es), la rete di traduttori per la diversità linguistica, e del blog collettivo Acthung Banditen (http://achtungbanditen.splinder.com/). Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionare l’autore e la fonte.

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