Israele sta distruggendo l’America, punto.

Di Khalid Amayreh – Gerusalemme occupataNon c'è dubbio che uno dei principali motivi dovuti ai fenomenali problemi economici e finanziari degli Stati Uniti, che coinvolge tutto lo scenario globale, ha a che fare con il cosiddetto fattore israeliano.

Mi rendo conto che sia politicamente scorretto dirlo, specialmente in clima elettorale.

Tuttavia, conoscere e dire la verità ci renderà tutti liberi.

Il Presidente Obama ha ammesso di recente che gli USA stanno affrontando la crisi economica più dura dalla grande depressione. Tuttavia, come molti dei suoi predecessori e quasi tutti gli altri politici contemporanei di Washington, l'ultima cosa che passa per la testa di Obama è di puntare il dito accusatorio verso Israele e le sue potenti lobby e gruppi di pressione che hanno effettivamente dirottato il governo americano, in particolar modo il Congresso, facendo in modo che la classe politica americana fosse responsabile, prima di tutto, nei confronti dei centri di potere ebraico-sionisti, e non verso il popolo americano.

I cani da guardia della propaganda israeliana come le numerose prostitute politiche che farebbero praticamente qualsiasi cosa per attirare l'attenzione ebraica (e il denaro) si adopereranno incessantemente al fine di negare l'ovvio, cioè che Israele sta distruggendo l'America usando e sfruttando il grande paese che è stato in passato al fine di accelerare gli interessi Sionisti globali e regionali, compresa l'espansione territoriale e la supremazia regionale.

Nondimeno, sembra che i problemi economici americani siano troppo reali e troppo pervasivi per essere cancellati attraverso una facciata di bugie e di prevaricazione dei media controllati dai sionisti.

Speriamo che migliaia di attivisti che ora stanno marciando per “occupare” le maggiori città americane avranno il fegato di dire come stanno le cose.

Ciò perché una vera ripresa americana ha bisogno e richiede una vera rivoluzione americana.

Infine, per fare in modo che gli Stati Uniti escano dall'attuale pantano di sottomissione ad Israele, il popolo americano ha bisogno di eliminare i piccoli ma potenti “baroni ladri sionisti” che hanno schiavizzato il loro paese, trasformando la maggior parte dei politici americani in schiavi disposti a servire i capricci e gli interessi israeliani.

Insomma, il popolo americano ha bisogno di liberare il proprio paese dalle grinfie e dalla morsa di Israele e dei suoi sostenitori e rappresentanti che tengono l'America per il collo.

La morsa sionista sui processi decisionali americani è tanto maligna quanto stretta. La piovra sionista ha le sue braccia e tentacoli profondamente penetrate nell'establishment americano.

La recente vergognosa ritrattazione della Casa Bianca sulla questione del riconoscimento dello stato palestinese di fronte alle isteriche pressioni del Congresso per conto di Israele, ha mostrato per l'ennesima volta chi veramente decide a Washington. La stessa cosa può essere dedotta dalle molteplici standing ovation che il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha recentemente ricevuto al Congresso.

Ma Israele è molto più di una semplice questione interna americana. Infatti, Israele è un vero cancro che corrode e debilita l'America, e l'America ha due scelte possibili per affrontare questa minaccia fatale di storica magnitudo: o sradicare e neutralizzare l'impatto del cancro sionista, almeno per tenerlo a bada, il che è decisamente difficile, oppure soccombere ad esso e baciare e dire addio allo status e all'importanza americana che ha avuto nel passato.

Nondimeno, non c'è via di scampo dicendo la verità, per quanto sgradevole possa essere. Sicché in ultima analisi, l'America deve biasimare solo se stessa per la degenazione morale, politica ed economica che sta attraversando e che molti esimi esperti sostengono non si tratti solo di una nuvola passeggera estiva.

Questo è il prezzo colossale che gli Usa ora devono pagare per gli anni di compiacimento, ossequiosità e apatia nei confronti di Israele.

La corruzione voluta da Israele e dai suoi rappresentanti e sostenitori sulla volontà morale americana non è stata avviata ieri. Per decenni, Israele e i suoi sostenitori hanno cercato con successo di desensibilizzare la reattività morale americana e le reazioni alle azioni israeliane assolutamente immorali e palesemente criminali. 

Questa insensibilità morale da parte degli Stati Uniti, ha lasciato campo aperto ai molti episodi di oppressione e aggressione in Medioriente, compresi gli omicidi di massa di innocenti, pulizie etniche di quelle persone che casualmente non fanno parte della “tribù santa” così come gli incessanti crimini di sottrazione dei terreni, demolizione di case e costruzione di colonie per gli ostinati fanatici ebrei alle spese dei tormentati palestinesi che languono sotto un'occupazione militare vicina al nazismo.

Infine, e come gli Stati Uniti, il paese che si vanta del motto “datemi la libertà o datemi la morte”, guardava passivamente mentre Israele trasferiva centinaia di migliaia di suoi fanatici cittadini ebrei per vivere sulla terreni appartenenti ad un altro popolo.

I politici americani non hanno voluto disturbare la loro equanimità mentale ponendo la semplice domanda: un paese che costruisce colonie e trasferisce i suoi cittadini per attribuirsi della terra che non gli appartiene è veramente interessato alla pace?

Per la maggior parte dei politici statunitensi, vincere la gara politica, anche a costo di incorrere in un crollo morale, è stato fondamentale, sicuramente più importante dell'affrontare l'inquietante questione dei diritti dei palestinesi e dei torti subiti.

Purtroppo, lo stesso crollo morale che ha caratterizzato la politica americana nel Medioriente per decenni è ancora il nome del gioco a Wasghington D.C. dal momento che il presidente Obama si sforza, probabilmente contro la sua coscienza e contro le sue convinzioni morali, di calmare Israele e il Congresso controllato dagli ebrei per nessun altro motivo se non per il fatto che è politicamente corretto farlo.

La confisca da parte di Israele e dei suoi rapaci sostenitori del volere politico americano e la dimenticanza della sua coscienza morale ha permesso all'ex Segretario di Stato degli Usa Madeleine Albright di lodare entusiasticamente e giustificare l'annientamento genocida di centinaia di migliaia di bambini e civili iracheni, sostenendo che “se è buono per l'America, allora ne vale la pena”.

Israele ha portato gli Usa ad invadere, occupare e distruggere due paesi musulmani lontani, causando la morte di oltre un milione di persone, compresi migliaia di soldati americani.

Poi c'è stata la cosiddetta guerra al terrore o meglio la guerra all'Islam, che ha assicurato l'odio costante verso gli Stati Uniti di 1,6 miliardi di esseri umani, non perché “loro odiano le nostre libertà” come rivendicato dagli ex ignoranti della Casa Bianca, ma piuttosto a causa dell'infinito abbraccio americano col nazismo israeliano.

L'abbraccio americano, che avvenga volontariamente o nonostante la volontà nazionale americana, è cresciuto molto di più dell'ostilità arabo-musulmana. E' anche costato agli Stati Uniti centinaia di migliaia di miliardi di dollari; risorse che se spese responsabilmente in altro modo avrebbero salvato gli Usa dalla calamità economica che ora sta affrontando.

Non c'è dubbio che gli Usa, il paese nel quale questo scrittore si è laureato e ha ricevuto un'educazione post-laurea, continuerà a passare da una crisi ad un'altra peggiore finché non affronterà l'ora della verità, che sarà l'ora dell'ultimo tracollo americano.

Forse, gli americani possono ancora salvare il loro paese, anche se il momento del punto di non ritorno sta arrivando ad alta velocità.

Comunque, dovrebbe essere ampiamente chiaro che qualsiasi progresso eluderà la capacità collettiva americana di sospendere, una volta per tutte, il suo rapporto servile con Israele e la sua possente quinta colonna.

Traduzione per InfoPal a cura di Federica Daga

 

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