Italia: all'8° posto per spese militari. 7° per l'export di armi.

Da https://www.ecn.org/wws/arc/movimento/2007-06/msg00859.html

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Sipri: Italia ottava per spese militari, settima per export di armi
Nel 2006 l’Italia, con 29,9 miliardi di dollari, scende all’ottavo posto
nella graduatoria per spese militari nel mondo scavalcata dalla Russia (34,7
miliardi): ma con una spesa militare pro-capite di 514 dollari supera per il
terzo anno consecutivo quella della Germania (447 dollari pro-capite),
mantenendo in questa graduatoria il settimo posto.

Fonte: tratto dal portale http://www.unimondo.org – 11 giugno 2007

Con un incremento del 3,5% rispetto all’anno precedente le spese militari
nel mondo nel 2006 hanno raggiunto i 1204 miliardi di dollari in valori
correnti e 1158 miliardi di dollari ai valori costanti del 2005. Unimondo
rende noto in anteprima in Italia i primi dati del Rapporto Sipri 2007,
l’autorevole Istituto di ricerca della pace di Stoccolma che oggi segnala
come la spesa militare sia aumentata nel corso di 10 anni del 37% e registri
a livello mondiale nell’ultimo anno un incremento da 173 a 184 dollari
pro-capite.
Al primo posto permangono gli Stati Uniti che, per le operazioni militari in
Afghanistan e Iraq hanno visto una crescita del budget militare che – ai
valori costanti del 2005 – raggiunge i 538,7 miliardi di dollari e ricopre
il 46% dell’intera spesa militare mondiale. "Un incremento che a partire dal
2001 ha contribuito al deterioramento dell’economia americana" – afferma il
Sipri. Al seguito, come ormai da diversi anni, Gran Bretagna (59,2 miliardi
di dollari), Francia (53,1 miliardi), Cina (49,5 miliardi), Giappone (43,7
miliardi), Germania (37 miliardi).

L’Italia, con 29,9 miliardi di dollari, scende all’ottavo posto scavalcata
dalla Russia (34,7 miliardi), ma con una spesa militare pro-capite di 514
dollari supera per il terzo anno consecutivo quella della Germania (447
dollari pro-capite), mantenendo in questa graduatoria il settimo posto. In
generale, le spese militari segnano un incremento negli Stati Uniti, in
Russia (del 12%) e in Cina, mentre sono diminuite nell’Europa occidentale e
nell’America centrale.

Per quanto riguarda, invece, il commercio internazionale di armamenti
convenzionali una nostra analisi sui dati del SIPRI mostra che sono i paesi
dell’Unione europea i principali esportatori di armi il cui valore – tra
trasferimenti interni tra i vari membri dell’Ue e esportazioni extra-Ue –
raggiunge nel 2006 la cifra record di 10,5 miliardi di dollari ricoprendo
nell’insieme il 39,2% di tutti i trasferimenti internazionali. Se si
considerano invece le sole esportazioni extra-europee, l’Unione europea
raggiunge il 20% di tutto il commercio mondiale – segnala il Sipri.

Considerando i singoli paesi, gli Stati Uniti con 7,9 miliardi di dollari
nel 2006 tornano ad essere il principale esportatore mondiale per il secondo
anno consecutivo. Segue la Russia con 6,6 miliardi di dollari e quindi la
Germania – che con 3,8 miliardi di dollari raddoppia l’export di armamenti
rispetto al 2005. Quindi la Francia (1,5 miliardi in calo rispetto ai 2
miliardi del 2005), l’Olanda che incrementa notevolmente le esportazioni
raggiungendo nel 2006 la cifra di 1,5 miliardi di dollari) e la Gran
Bretagna che sale a più di 1 miliardo di dollari di esportazioni.

Nel 2006 l’Italia scende al settimo posto rispetto al 2005, ma con 860
milioni di dollari di esportazioni militari segna un record ventennale: era
dal 1985 infatti che l’Italia non superava gli 800 milioni di dollari di
esportazioni di armamenti. I dati del Sipri confermano la forte ripresa
dell’esportazioni militare italiana già segnalata dalla recentie Relazione
della Presidenza del Consiglio sull’export di armi che riporta per il 2006
commesse e autorizzazioni di armi per oltre 2,1 miliardi di euro.

Per quanto riguarda le ditte produttrici di sistemi militari, la principale
azienda italiana Finmeccanica balza al settimo posto tra le principali
aziende di armamenti nel mondo: con vendite per oltre 9,8 miliardi di
dollari nel 2005, che segnano un incremento di oltre 2,67 miliardi di
dollari (più 37,5%) rispetto al 2004, l’azienda italiana – controllata per
il 32,3% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – scala in pochi anni
la graduatoria delle principali ditte produttrici di armi (era decima nel
2003). La tabella del Sipri delle 100 principali aziende di armi segnala
inoltre che nel 2005 quasi il 70% delle vendite di Finmeccanica sono
rappresentate da armamenti. A questo vanno aggiunte le vendite, per oltre 4
miliardi di dollari, della MBDA, il consorzio missilistico compartecipato da
Bae Systems, Eads e di cui Finmeccanica detiene una quota del 25% e che
produce solo sistemi militari.

Anche per il 2005, la principale azienda mondiale di armamenti rimane la
Boeing USA con vendite di armi per oltre 28 miliardi di dollari, seguita
dalle statunitensi Northrop Grumman (27,6 miliardi), Lockheed Martin (26,5
miliardi), dalla britannica BAE Systems (23,2 miliardi) e quindi ancora da
due ditte statunitensi: la Raytheon (19,8 miliardi) e la General Dynamics
(16,6 miliardi). Le 40 principali ditte statunitensi ricoprono il 63% di
tutte le vendite di armamenti nel mondo che nel 2005 sono salite a 290
miliardi di dollari, mentre 32 ditte europee hanno acquisito il 29% dello
share mondiale, 9 ditte russe il 2% e il rimanente 6% è suddiviso tra
aziende giapponesi, israeliane e indiane.

di Giorgio Beretta

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