L’esercito israeliano a Gaza City, strage di civili. Peres: no al cessate il fuoco

Da http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=90200

Roma | 4 gennaio 2009

L’esercito israeliano a Gaza City, strage di civili. Peres: no al cessate il fuoco

Sono 38, in maggioranza civili, i palestinesi rimasti uccisi dall’inizio dell’attacco di terra da parte dell’esercito israeliano. Cinque sono morti in un frequentato centro commerciale colpito dalle cannonate israeliane; 40 i feriti. E cinque membri di una stessa famiglia hanno perso la vita sotto i proiettili di un carrarmato che hanno colpito la loro auto.

Shimon Peres: no al cessate il fuoco, Hamas assassini della peggior specie
Israele e’ contrario al cessate il fuoco ma allo stesso tempo non intende occupare Gaza. Lo ha detto il presidente, Shimon Peres. “Non intendiamo ne’ occupare Gaza ne’ schiacciare Hamas ma stritolare il terrorismo. Hamas ha bisogno di una lezione seria e gliela stiamo dando”, ha detto Peres in un’intervista al programma della ABC, “This Week”. Il presidente israeliano ha messo da parte l’ipotesi di un cessate il fuoco. “Non accetteremo l’idea che Hamas continui a sparare”.

Ma non è tutto. “Hamas e’ un’organizzazione terroristica di assassini e i suoi membri sono gente brutale della peggiore specie”. Il presidente israeliano Shimon Peres ha definito con queste parole il movimento di resistenza islamico, in un incontro con i giornalisti stranieri e con un gruppo di studenti a Beersheba. “Non rinunciano a nessun mezzo per lanciare attacchi terroristici contro Israele, incluso l’utilizzo della popolazione umana come scudi umani”, ha denunciato ancora Peres, secondo cui “due persone sono responsabili della tragedia del mondo arabo: Hassan Nasrallah (il leader di Hezbollah) e Khaled Meshaal (il leader di Hamas in esilio a Damasco), entrambi agenti iraniani”.

La Striscia tagliata a metà
L’esercito ha praticamente circondato Gaza City e i suoi 500mila residenti. Un fronte molto caldo e’ quello a est di Zeiton, una delle roccaforti del movimento islamista. Le forze israeliane hanno assunto il controllo delle principali arterie che attraversano la Striscia da nord a sud, tagliandola praticamente in due. Nei combattimenti sono rimasti feriti trenta militari.

Colpiti diversi bersagli
Intanto le forze aeree israeliane continuano a bombardare: sono stati colpiti diversi bersagli, tra cui i tunnel che collegano la Striscia all’Egitto, spesso usati anche per il contrabbando di armi da parte dei gruppi palestinesi armati.

I militanti di Hamas continuano a lanciare razzi sul sud di Israele: 30 oggi hanno colpito Sderot e due persone sono rimaste lievemente ferite.

Più di 500 morti, oltre 2.400 feriti
Sono oltre 500 i palestinesi uccisi dall’inizio dell’offensiva israeliana sulla Striscia, che dura ormai da nove giorni. “Sono morte almeno 500 persone, tra cui 87 bambini mentre i feriti sono piu’ di 2.450”, ha precisato il responsabile del servizio di emergenza, Moawiya Hassanein, aggiuungendo pero’ che “il numero delle vittime potrebbe essere molto piu’ alto perche’ ci sono molti morti e feriti ancora nelle strade che per il momento non possiamo recuperare”.

In Cisgiordania un palestinese e’ rimasto ucciso in scontri con l’esercito israeliano durante una manifestazione di protesta. Secondo fonti mediche, la vittima, 22enne, e’ stata raggiunta da un colpo d’arma da fuoco alla testa, sparato dai soldati che erano stati presi a sassaiole.

Olmert: a Israele non interessa aprire altri fronti
E mentre Hamas sostiene di tenere in ostaggio due soldati israeliani catturati durante gli scontri, notizia smentita dall’esercito israeliano, il premier, Ehud Olmert, ha annunciato che Israele “non e’ interessato ad aprire nuovi fronti oltre che quello a Sud”, escludendo cosi’ che la prossima mossa sia quella di colpire Hezbollah, in Libano.

Prima della riunione del Consiglio dei ministri a Tel Aviv, Olmert ha ribadito che “Israele non sta combattendo contro il popolo palestinese” ma contro Hamas. Gli abitanti della Striscia di Gaza, ha osservato, “non sono i nostri nemici, sono anche loro vittime della violenza e dell’oppressione micidiale dell’organizzazione terroristica”.

Il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha detto che l’operazione di terra serve a proteggere il Paese dagli attacchi con i razzi.

L’Onu non ferma la guerra
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riunito nella notte in sessione di emergenza, non e’ riuscito a trovare un accordo su una risoluzione che chiedesse un cessate il fuoco tra Israele e Hamas.

La Libia, unico Paese arabo presente in Consiglio, aveva presentato un testo in cui esprimeva “seria preoccupazione per l’escalation della situazione a Gaza” e chiedeva a entrambe le parti di osservare “un cessate-il-fuoco immediato”.

Ma gli Stati Uniti non hanno voluto sostenere il documento, perche’ non faceva alcun riferimento alla natura terroristica delle attivita’ di Hamas. Washington ha bocciato anche una seconda dichiarazione, piu’ blanda, e, dal momento che le risoluzioni dell’esecutivo Onu vanno approvate all’unanimita’, la riunione non ha prodotto alcun documento.

Commissione europea: Israele rispetti gli impegni. Solana: Pronti a missione di peacekeeping
La Commissione europea ha chiesto ad Israele di “rispettare gli obblighi internazionali” e di permettere che gli aiuti umanitari raggiungano la popolazione palestinese che “soffre e muore” sotto i bombardamenti israeliani. L’organo esecutivo dell’Ue ha annunciato che, “al piu’ presto possibile”, inviera’ altri tre milioni di euro in aiuti nel territorio controllato da Hamas e ha chiesto allo Stato ebraico che assicuri “uno spazio umanitario” per distribuire i rifornimenti di cibo e medicine.

“Un milione e mezzo di persone sono ammassate in un’area che corrisponde poco piu’ all’1% della superficie del Belgio”, ha affermato il commissario per gli Aiuti umanitari Louis Michel, “la loro sopravvivenza dipende dagli aiuti che provengono dall’estero e, ogni giorno che passa, la loro situazione diventa piu’ disperata”.

L’alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Javier Solana, ha affermato che i Ventisette sono pronti a partecipare a un’eventuale missione di peacekeeping nella Striscia di Gaza. Un eventuale dispiegamento di osservatori di pace, ha chiarito, “puo’ essere fatto, anche se non in 24 ore e, per questo, abbiamo bisogno prima di un cessate il fuoco”.

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