L’incommensurabile miseria umana di Magdi Allam.

L’incommensurabile miseria umana di Magdi Allam

 

di Abu Yasin Merighi,

17/10/06

 

 

   Non serve aver faticato sui banchi di una qualunque scuola di giornalismo per sapere che una stessa notizia può assumere risvolti anche molto diversi a seconda del taglio che l’autore di un articolo decide di darvi, dell’interesse e del coinvolgimento specifico, del titolo redazionale, della collocazione tipografica e via discorrendo. Al contrario, chi è uscito da tali accademie del libero pensiero dovrebbe sapere benissimo che scrivere di argomenti in cui il proprio coinvolgimento emotivo eccede dalla normale passione umana o civile può essere decisamente sconsigliabile, in primis per la dignità professionale del giornalista ma, non ultimo, per un doveroso senso di rispetto nei confronti dei propri lettori di riferimento.

   Va da sé che la dignità professionale del vicedirettore ad fabulam giace da tempo in un campo di ortiche, ma lo stesso non gli farebbe male osservare quelle che sono le regole basilari del suo mestiere, almeno di quello ufficiale; altrimenti, come nel caso dell’articolo che qui analizzeremo, si rischia il ridicolo oltre che il grottesco.

 

   Il cuore della notizia risiede nell’edificazione di un luogo di culto islamico nel capoluogo ligure dove, per uno strano, curioso ed estremamente significativo concatenarsi di eventi, una comunità di frati francescani ipotizza la permuta tra un edificio afferente alla comunità islamica ed un terreno contiguo al loro monastero, in maniera tale da poter edificare la suddetta moschea a ridosso del monastero stesso: non solo, la comunità dei francescani si impegnerebbe anche nelle prime fasi della costruzione,

secondo modalità e termini ancora da concordare.

 

   Credo non sfuggirà a nessuno l’assoluta straordinarietà di una tale ipotesi, l’incredibile armonia e bellezza di un simile evento, specie in tempi come i presenti: così come un giovane Francesco incontrò i fedeli musulmani in Terra Santa, dialogò con loro, ne apprese i costumi e l’intensità spirituale di alcune confraternite sufi, così ad otto secoli di distanza fedeli francescani e musulmani si sporcheranno insieme le mani con calce e cemento per edificare un luogo di culto, una casa di Dio, uno spazio di preghiera, pace, meditazione e silenzio. Per di più nel cuore di una città frenetica, con un porto insonne che smista merci, pensieri e speranze in giro per il mondo.

 

   Davvero si può rimanere insensibili ad un gesto di così alto valore simbolico che, se realizzato, lascerà segni molto più profondi e duraturi della non meno simbolica visita di Giovanni Paolo II alla grande moschea omayyade di Damasco?

 

   L’aridità e la miseria del suo cuore fa impressione, personalmente anche molta pena….

 

   Che Magdi Allam odi l’UCOII è risaputo, sebbene le cause di tale viscerale sentimento siano ai più poco note e, ai diretti interessati, pressoché incomprensibili; forse qualcuno potrà anche credere che questa penosa situazione sia dovuta alle fantomatiche ( e davvero del tutto inesistenti ) minacce di morte che alti dirigenti della medesima organizzazione islamica gli avrebbero rivolto qualche tempo fa, ma la cosa non è poi così influente: Magdi Allam conosce benissimo l’inconsistenza di tale favola e pertanto ci ritroviamo al punto di partenza.

 

   Ciò che gli preme più di ogni altra cosa ( anzi no, prima vengono la sacralità della vita degli israeliani e la visione di un mondo senza musulmani praticanti ) è di demonizzare la summenzionata organizzazione, e a tal fine ogni mezzo è lecito, anche farfugliare delle enormi fesserie.

 

   Ma andiamo nell’ordine e vediamo alcuni passaggi salienti dell’articolo[i] in questione:

 

Ma se vi riferisco, riportando dalla prima pagina del Secolo XIX, che a «Genova i frati costruiranno la moschea», e che essa diventerà proprietà dell’Ucoii, chissà perché oggi in Italia il fatto viene esaltato come gesto di autentica carità cristiana e un modello di fratellanza umana.

 

   Prima inesattezza: come più sotto lo stesso vicedirettore ci ricorda << la moschea sarà patrimonio del Waqf al Islami >>, ente benefico che tra l’altro non è, come si legge tra parentesi << (Ente dei Beni islamici dell’ Ucoii, che complessivamente ha investito circa 2 milioni di euro per l’acquisto di 13 moschee ) >>, bensì un soggetto che sta al di sopra delle varie associazioni islamiche in Italia e ne gestisce parte ( peraltro minima ) dei beni immobili. Di rimorchio un’altra, insidiosa ed allusiva, inesattezza: l’Ente di cui sopra non dispone di somme di denaro per l’acquisto di strutture da adibire a luogo di culto, le quali vengono comprate partendo dalle offerte dei fedeli che direttamente gestiranno i locali e, se le loro disponibilità non sono sufficienti ( come spesso accade ) con raccolte e collette di cui si fa carico la comunità in giro per l’Italia e, raramente, anche nel resto dell’Europa.

 

   Seconda inesattezza: il vicedirettore parla << di una moschea che sarebbe sorta nell’edificio di una vecchia fabbrica acquistata per circa 300 mila euro dall’Ucoii (l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) >>, e qui vale quanto testé precisato in merito ai fondi per l’acquisto degli immobili, non solo perché questa è la prassi consolidata in quanto l’UCOII non gestisce nessuna moschea ma le rappresenta in sede istituzionale ( a questo serve principalmente l’UCOII stessa ), ma anche perché non mi risulta che la medesima Unione abbia mai visto nel proprio bilancio attivo nemmeno il 10% di quella somma tutta in una volta.

 

   Poi riaffiora, prepotente, l’odio incontrollabile, attribuendo all’UCOII una feroce avversione nei confronti di tutta una serie di categorie con cui la medesima Unione intrattiene peraltro solide relazioni da oramai oltre un decennio ( con alcuni più che con altri, ma questo credo sia normale, non solo per l’UCOII ): e allora ecco che la critica fiera alle politiche criminali dello stato di Israele equivale, nelle parole del vicedirettore, a predicare la distruzione di Israele, ritenere legittima la resistenza del popolo palestinese contro l’oppressione militare sionista e di quello iracheno stremato da un’occupazione tanto violenta quanto iniqua diventa esaltare i terroristi palestinesi, iracheni e afgani; e ancora, dulcis in fundo, riesce ad introdurre la presunta questione del califfato islamico, cavallo di battaglia di altre organizzazioni ( peraltro presenti in minimissima parte anche in Europa ) ma certo non dell’UCOII, a nessun titolo o livello.

 

Poco importa che nelle moschee dell’Ucoii è diffusa una versione estremista del Corano, dove si criminalizzano i cristiani, gli ebrei, gli occidentali, le donne e i musulmani che non si sottomettono al loro arbitrio. Poco importa che l’Ucoii è un’organizzazione imparentata con i Fratelli Musulmani, che predica la distruzione di Israele, esalta i terroristi palestinesi, iracheni e afghani, mira a imporre il califfato islamico ovunque nel mondo.

 

   E qui la sfacciataggine più allucinante, sebbene non troppo chiara ai non addetti ai lavori: a parte l’indicibile pena che dà il vedere chi ha indubbiamente lavorato per lunghi mesi alla costituzione della Consulta islamica dichiararne il << sostanziale fallimento >>, attribuirne la responsabilità all’UCOII, ossia all’unico soggetto minimamente rappresentativo e referente di una realtà islamica diffusa capillarmente sul territorio, ignorando il fatto che dopo la famosa inserzione a pagamento della medesima Unione i rimanenti membri della Consulta non hanno perso occasione per attaccarne il presidente, producendo documenti indescrivibili che certo non avranno reso felice un giurista per molti versi raffinato come l’attuale ministro dell’Interno, ebbene tutto ciò è francamente avvilente ed evidente  segno di profonda disperazione.

 

Poco importa che l’Ucoii si sia appena resa responsabile del sostanziale fallimento della Consulta per l’islam italiano, facendo prevalere l’oltranzismo ideologico alla moderazione necessaria per coniugare la religione alle leggi, ai valori e alla comune spiritualità degli italiani.

 

   E ancora, un vecchio vizio del vicedirettore, quello di offendere gratuitamente e screditare le persone ( strano, per uno che si riempie la bocca di frasi inneggianti alla sacralità della vita di tutti ):

 

Poco importa che il sedicente «imam della comunità islamica» Husein Salah, colui che sta gestendo le trattative per la moschea, sia il luogotenente dell’ Ucoii a Genova, millantando un’ autorità religiosa che suona come un’eresia nell’islam e una rappresentatività che non ha alcun fondamento democratico.

 

   Evidentemente deve trattarsi di una tentazione a cui il vicedirettore non sa resistere, se già in precedenza aveva attribuito calunniosamente, all’allora Direttore del Centro di Cultura Islamica di Bologna, una piccola somma di denaro trovata dal ROS di Milano in possesso di alcuni tunisini, aveva accusato di usare metodi << mafiosi >> un piccolo commerciante di carni nordafricano di Torino e, rimanendo sempre nella città della Mole, riusciva con grande eleganza ad avanzare insinuazioni sulle attività commerciali di un noto imam torinese espulso per questioni ancora poco chiare:

 

[…] mi disse Bouriqui Bouchta il 27 giugno 2002 nel corso di una lunga intervista concessami in una delle tre macellerie di cui è diventato rapidamente e misteriosamente proprietario, contemporaneamente alla gestione di tre moschee a Torino. [ii]

 

   E, in ultimo, l’immancabile tirata finale sulle minacciose strategie future di espansionismo islamico dell’UCOII, e chissà cosa potranno pensare gli sfortunati lettori di cotanta insopprimibile ira, peraltro monotona, tanto irragionevole quanto superficiale, priva di agganci con la realtà dei fatti.

 

I militanti islamici dell’Ucoii sanno quello che vogliono, hanno i mezzi per farlo e sono alquanto soddisfatti di ciò che realizzano. Ma le intenzioni e l’operato dell’Ucoii non stanno certo bene a tutti gli italiani.

 

 

   Davvero non si sa più che pensare, ma è verosimile ritenere che questa fissazione maniacale gli stia procurando una graduale perdita di fiducia nei pochi lettori che, ad occhio, dovrebbero essergli rimasti.

 

   Nel nostro piccolo, proviamo a fornirgli, timidamente, una piccola pezza d’appoggio: pare che il 3 marzo del 2007 si verificherà un’eclissi di luna ben visibile in tutta Europa. Ne dia notizia, ne parli negli incontri pubblici che intrattiene con gli italiani per presentare il suo ultimo capolavoro editoriale: solo così potrà evitare, e gli italiani gliene saranno davvero grati, che l’UCOII si impadronisca dell’evento e ne faccia una bandiera di supremazia egemonica su tutti i musulmani europei; o forse dobbiamo ricordargli quale importanza rivesta per << i fedeli di Allah >> la mezzaluna?

 

 

17 ottobre 2006

 

 


[i] Allam, Magdi, La quarta moschea ( affidata all’Ucoii ), Corriere della Sera del 16 ottobre 2006.

[ii] Allam, Magdi, Fanatico e minaccioso. Voleva la Guerra santa, Corriere della Sera del  7 settembre 2005.

 

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