La Festa di fine Ramadan a Gaza: poca gioia, ricordi dolorosi e speranze per il prossimo anno…

Gaza – InfoPal. La popolazione assediata di Gaza si prepara alla 'Id al-Fitr [la Festa che segna la fine mese del mese di Ramadan, ndr], ma le feste a Gaza sono diverse da tutte quelle del resto del mondo musulmano, poiché questa porzione di terra di 360 kmq è ridotta ad una 'prigione' per circa 1.700 mila abitanti.

Le pene della gente di Gaza. La gente di Gaza, da circa quattro anni, non può godere, come tutte le altre, della gioia della Festa, poiché deve sopportare varie pene, la più grande delle quali è il blocco israeliano che ha provocato povertà e disoccupazione, le cui percentuali hanno raggiunto cifre da record. Tutto ciò basterebbe, ma vi sono anche gli assassini quotidiani effettuati dai militari israeliani.

Il giro del nostro corrispondente comincia dai mercati popolari di Gaza, affollati, specialmente di bambini, dove i proprietari di negozi di vestiti e di scarpe stanno sulle porte ad attendere acquirenti in cerca di qualcosa a buon mercato, almeno per rendere un po' felici i loro bambini.

Tutto quest'andirivieni potrebbe far pensare che la gente è contenta, ma addentrandosi un po' di più ci si accorge che invece è messa male, ed anche arrabbiata, intristita per il duro raffronto tra le richieste che provengono dai ragazzini e le limitatissime risorse economiche che non permettono di fare grandi acquisti, visto che i prezzi non sono affatto modesti.

Poche merci e di scarsa qualità. 'Imad as-Sayyid, un uomo sulla quarantina accompagnato dai suoi figli incontrato in uno dei mercati di Gaza, ci ha detto: “Eravamo abituati ad acquistare in questi negozi, per i miei figli, i vestiti nuovi per la Festa, ma adesso vi si possono trovare solo abiti di infima qualità e le merci che passano grazie al 'contrabbando' nei tunnel che, di tanto in tanto, crollano… Tra l'altro questi vestiti sono pure cari, così sto facendo i salti mortali per mettere insieme delle cose per rendere lieta la Festa almeno per i ragazzini”.

As-Sayyid ci spiega che questa 'letizia' della Festa è andata perduta per la gente di Gaza. Infatti, la situazione psicologica della popolazione della Striscia è molto negativa, a causa della prosecuzione dell'embargo e della scia di 'martiri' provocata dalle quotidiane aggressioni israeliane.

E prosegue: “Sembra scritto che tutti noi, senza eccezione, si debba vivere nella miseria, sotto occupazione l'israeliana che ci ruba anche la gioia nei giorni della Festa”.

Prezzi in salita. Di fronte ad un negozio di calzature c'è una ragazza, con le sue sorelle che stanno provando a comprare delle scarpe. Ci racconta che le scarpe di questo negozio sono tutte dello stesso modello, sul mercato da due anni, 'contrabbandate' attraverso i tunnel frontalieri. Per di più, non si trovano neppure tutti i numeri. Il prezzo, poi, gli anni scorsi non superava i 10 dollari, ma adesso – sebbene non si tratti di scarpe di buona qualità – è all'incirca triplicato!

Quel che ha fatto salire così tanto il prezzo delle merci malgrado la scarsa qualità è stata la loro introduzione attraverso i valichi, nei due mesi scorsi, da parte degli occupanti israeliani, per la prima  volta dopo quattro anni d'embargo. Ma si tratta di merce deteriorata per circa l'80%, ed i commercianti hanno dovuto sopportare pesanti oneri a causa del pagamento delle tasse d'importazione dai porti israeliani, il che spiega l'aumento delle merci al dettaglio.

Una visita alle famiglie dei martiri. Il primo giorno della Festa per gli abitanti di Gaza è considerato un giorno diverso da tutti gli altri: si sta insieme e ci si fanno gli auguri, si ricorda il passato, spesso doloroso, e si rende visita alle famiglie dei martiri, che si sono moltiplicate dopo l'aggressione israeliana dell'inverno 2008-2009.

'Isam ad-Daghma, ha avuto il fratello ammazzato due mesi fa da un colpo d'artiglieria israeliana caduto sulla sua casa, nella zona orientale di Khan Younis: “Non c'è da mangiare per la Festa, quest'anno, in casa mia… mio fratello Bassam è stato ammazzato dagli israeliani e noi siamo ancora tutti profondamente rattristati”.

“Ad ogni Festa mio padre ci portava a fare visita ai parenti, ed era tutta una gioia, ma questa volta siamo noi che aspettiamo i parenti ed i vicini per ricevere le condoglianze per l'assassinio di mio fratello. Queste sono le tradizioni e le usanze che vigono qui: non c'è posto per la gioia quest'anno”.

Gli abitanti di Gaza sperano che la prossima Festa arrivi quando ogni sofferenza, che devono sopportare da quattro lunghi anni, in primo luogo l'embargo israeliano, sarà finalmente terminata.

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