La giornalista Amal ricorda la morte del marito, ucciso da un missile di Israele: dolore e insonnia.

 

Al-Ayyam – Hassan Jaber

“A due anni dalla sua morte, è impossibile rimarginare le ferite ed è impossibile dormire”. Sono le parole con cui, Hajjar, 26 anni, tenta di spiegare la sua vita a due anni dalla morte del marito, Hassan Shaqura, colpito da un missile israeliano che ha stroncato la loro storia d’amore.

Hajjar, giornalista della Striscia di Gaza, ammette che, per una donna di Gaza, una delle cose più difficili è proprio la perdita del marito. Equivale a perdere tutto.

La storia di Amal e Hassan non è molto diversa dalle altre; tutto le ricorda il marito, ogni particolare: dal telefonino con la sua suoneria patriottica al suo nickname su Messenger.

Nel tentativo di nascondere le lacrime, dice Amal: “Il nostro non è stato un matrimomio tradizionale, ci siamo conosciuti a lavoro e avevamo un rapporto fraterno, anche in seguito al matrimonio. Non si arrabbiava mai ed era un uomo estremamente educato. Le forze di occupazione israeliane lo hanno ucciso mentre era al lavoro come reporter, al seguito delle brigate di al-Quds e del Jihad islamico. Era molto preso e concentrato sul suo lavoro a radio Al-Quds”.

Hajjar ha chiarito che Hassan non era un militante e, a dimostrazione di ciò, il giorno del suo funerale, lei ha voluto accogliere i membri dei diversi gruppi. Il marito era sempre stato a disposizione di tutti. Era un ottimo conoscitore degli affari religiosi e detestava le intolleranze a volte insite nella militanza.

Ogni particolare del giorno della sua morte è ben impresso nei ricordi di Hajjar. Quel giorno racconta la donna, rientrò dal lavoro e pareva impaziente: “Avvertivo una forte pressione al cuore e quasi capì cosa stesse per accadere. Dopo un’ora, mentre ero ad una cerimonia, ho ricevuto un messaggio sul mio cellulare dalle Brigate al-Quds in cui mi veniva comunicato l’avvenuto martirio di Hassan.

“Ho provato orrore e, rileggendo quel messaggio, mi convincevo sempre di più che si trattava proprio di mio marito. In seguito ho appreso che lo stesso messaggio era stato inviato alla stampa.

“E’ arrivata poi la conferma da un amico e tra i tanti pensieri, ho capito che Hassan era stato accolto da Dio, come avrebbe voluto”.

Da allora, mentre l’immagine di Hassan è indelebile in ogni cosa, Amal si è lanciata a capofitto sul suo lavoro giornalistico con Istiqlal e sui vari siti web.

Da pochi giorni è trascorso il secondo anniversario dalla tragica morte del marito e, ricordi e tristezza per Hajjar proseguono. La giovane donna è però risoluta nel non far pesare la sua realtà agli altri.

“Non mi aspetto l’aiuto di nessuno e non voglio di certo creare problemi al resto della comunità”.

Traduzione per Infopal a cura di Elisa Gennaro

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