La ‘guerra dell’acqua’.

Con gli articoli pubblicati oggi iniziamo un "viaggio" all’interno della "questione idrica" palestinese: un tema fondamentale nell’attuale contesto di conflitto e di ingiustizie perpetrate ai danni della popolazione palestinese dalla potenza occupante, Israele. Lo stesso Muro di Separazione, in realtà di Annessione e Apartheid, viene propagandato dai media israeliani e occidentali come una "barriera di sicurezza", quando rappresenta, invece, un’operazione per sottrarre ampi appezzamenti di terreni e risorse idriche palestinesi.

1 – Rapporto 2007 sull’acqua del Centro statistico palestinese.  

Da: http://www.alquds.com/print/96153

 

Al-Bireh

Il centro statistico palestinese ha pubblicato una ricerca sulla situazione idrica nei territori palestinesi per l’anno 2007, nell’ambito di una serie di rapporti sulle risorse naturali.

I dati confermano che Israele sta saccheggiando le risorse idriche palestinesi per ampliare il controllo sulle falde interne in Palestina e privare il popolo palestinese di tale risorsa. Per attuare questo piano, già in corso da tempo, Israele sta costruendo il Muro in corrispondenza del percorso delle falde idriche e dei pozzi d’acqua, vieta di scavare nuovi pozzi, ecc.

Due sono le risorse principali di approvvigionamento in Cisgiordania: acque sotterranee pompate tramite i pozzi e le sorgenti; l’acqua acquistata dagli israeliani. In totale, la quantità d’acqua ottenuta è di 335,4 milioni di metri cubi nell’anno (2007).

I dati del rapporto 2007 indicano che i pozzi d’acqua sotterranei rappresentano la fonte principale: da essi vengono erogati circa 241,2 milioni di metri cubi d’acqua: circa 68,7 in Cisgiordania –  divisi tra uso domestico e agricolo -, e 172,5  nella Striscia di Gaza.

Per quanto riguarda l’acqua acquistata dagli israeliani, ammonta a 49,4 milioni di metri cubi, per il costo di 129 milioni di shekel (1 sh. = 0,29 dollari Usa).

Infine, ci sono le sorgenti che forniscono circa 44,8 milioni di m3.

Nella Striscia di Gaza non ci sono sorgenti d’acqua.

La quantità d’acqua acquistata dagli israeliani per uso domestico ha continuato a crescere in maniera esponenziale nel periodo 2005-2007: questo implica una crescita della richiesta dovuta sia alla diminuzione delle fonti idriche sia alla forte crescita demografica della popolazione palestinese.

La quantità d’acqua fornita per uso domestico nei territori palestinesi nell’anno 2007 è di circa 175,6 milioni di m3 – circa 85,5 in Cisgiordania e 90,1 m3 nella Striscia di Gaza.

 

La quantità d’acqua fornita ai palestinesi per uso domestico è di circa 135,8 litri al giorno a persona.

 

2 – Grave carenza d’acqua in Gisgiordania

 

 

 

Di Paola Canarutto, Rete-ECO (Ebrei contro l’Occupazione)   

 

 

 

Riforma, 26 settembre 2008, ultima pagina

B’Tselem, la celebre organizzazione israeliana per i diritti umani, riporta periodicamente sulla grave, e cronica, carenza idrica in Cisgiordania.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quantità minima d’acqua necessaria pro capite, per usi personali e domestici, è di 100 litri/dì. Ma in Cisgiordania il consumo medio è di soli 66 litri (da cui va detratto quanto si usa per il bestiame).

Attualmente, a Nablus e nelle colline a sud di Hebron, i palestinesi ottengono poco più di 50 litri al giorno. Altrove, è ancora peggio: 38 litri a Jenin, 30 a Tubas. (In Israele il consumo/dì è superiore a 220 litri al giorno, 3 volte maggiore di quello medio in Cisgiordania; ma conteggiando l’acqua per uso industriale, è di 330 litri/dì).

Dopo 41 anni di occupazione israeliana, più di 200.000 palestinesi non sono connessi alla rete idrica. Persino dove la connessione c’è, l’acqua arriva, per lo più, solo alcune ore al giorno. D’estate, la compagnia idrica israeliana Mekorot riduce del 15-25% l’afflusso di acqua ai palestinesi, preferendo supplire all’aumento della richiesta in Israele e nelle colonie.

Molti palestinesi, quindi, devono acquistare acqua sul mercato, ad un prezzo da 3 a 6 volte superiore a quello pagato dagli israeliani. Per l’alto tasso di disoccupazione, e la miseria, questo è molto pesante.

Israele, che ha il completo controllo delle fonti idriche condivise con i palestinesi, vieta loro di scavare pozzi, senza il suo preventivo assenso. In più, trae 44 milioni di metri cubi d’acqua dalla Cisgiordania (fornendone solo 39 milioni all’Autorità Palestinese), e, dell’acqua della principale falda cisgiordana, quella montuosa, alloca solo il 20% ai palestinesi. A questi ultimi, in più, è vietato approvvigionarsi dal bacino del Giordano.

Le politiche israeliane riguardanti le forniture idriche in Cisgiordania, nota B’Tselem, non solo violano le leggi internazionali, ma pure discriminano per motivi razziali.

 

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