La guerra di Israele contro i bambini palestinesi: rapito a 13 anni dai soldati. ‘Tirava pietre’.

Betlemme – Ma’an. Una madre palestinese parla della detenzione del figlio – di soli 13 anni.

Racconta la madre di Ahmad Salim As-Sabah, 13 anni: “Tremava e piangeva forte, stringeva la mia vestaglia e mi guardava terrorizzato, mentre cani poliziotto e soldati armati mi giravano intorno”.

Giovedì, intorno alle 2 di notte, Ahmad è stato strappato alla sua famiglia a Tuqu, a sud di Betlemme. Soldati israeliani armati con cani al guinzaglio hanno invaso la sua abitazione, hanno ordinato ai bambini di svegliarsi e di consegnarsi.  

“Hanno bussato alla porta con violenza”, prosegue Umm Mohammad nel suo racconto, “non appena abbiamo aperto, ci hanno chiesto dove fossero i bambini. Il nostro pensiero è corso immediatamente ad Ahmad, 13 anni e Mohammed, 17 anni e al rischio che potessero essere rapiti. Poi i soldati hanno subito ordinato di consegnarli.  

Umm Mohammed ammette di essere stata terrorizzata ed incapace di trattenere la propria rabbia.  

“Entrati in casa, i soldati hanno ordinato a Mohammed di vestirsi, io rimasta con lui per calmarlo e quando mi sono spostata dalla camera ho visto che pretendevano che anche Ahmed si vestisse. Il più piccolo era tutto tremante.

“Corso da me, Ahmed ha afferrato la mia vestaglia e io ho provato a convincere l’ufficiale perché lo lasciasse stare. Gli ho chiesto: “Hai per caso dei bambini?…Vorresti vederli in queste condizioni forse?”.

Il soldato allora, sogghignando, mi ha risposto “I miei bambini non lanciano pietre”.

Umm Mohammad ha discusso a lungo, insieme al marito, con il soldato tentando di ricordargli che non aveva il diritto di rapire un ragazzino di 13 anni e che si trattava di una violazione alla legislazione internazionale.

I soldati sono stati impassibili.  

Preoccupata per il figlio, Umm Mohammad ha provato ancora a rivolgersi ai soldati, ha offerto loro dell’acqua e, dopo un primo rifiuto, l’hanno accettata, “alla fine però, hanno comunque strappato Ahmad e Mohammed dal mio grembo”, aggiunge la donna.

“Guardandolo con mani legati e occhi bendati tra decine di soldati e cani poliziotto, mi pareva che avesse 30 anni. Lo hanno portato in prigione”.

Più tardi, il padre è venuto a conoscenza del trasferimento del figlio Ahmed nel centro di detenzione di Ofer, vicino Ramallah mentre il più grande, Mohammed resta nel primo centro, Etzion, dove erano stati portati entrambi subito dopo il rapimento dalla propria abitazione.  

“Se all’inizio potevamo essere un pò sollevati dal fatto che i nostri due figli si trovassero insieme, ora non possiamo sapere cosa gli stiano facendo e siamo preoccupati per la sua stessa vita”, ha affermato il padre.

Afferrando una foto di Ahmed, i genitori sperano di poterlo riabbracciare in ogni istante, “è solo un bambino”.

Il padre ha ammesso infine: “Se non dovessimo rivederlo presto a casa, credo ci rivolgeremo alle associazioni per i diritti umani perché venga difeso. Non possiamo credere che il nostro bambino, il più piccolo ed innocente, possa essere stato arrestato”.

Umm Mohammed chiede: “Che legge è quella che obbliga questi soldati ad entratre in casa mia, armati e  a strapparmi i miei bambini?”.

http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=279359 

 

Traduzione per Infopal a cura di Elisa Gennaro 

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