La guerra d’Israele contro gli uliveti palestinesi.

Jenin – Pic. Il Muro dell’apartheid (“di separazione”) costruito dagli israeliani circonda i palestinesi e rovina le loro vite. La stagione della raccolta delle olive, in arrivo, preoccupa gli agricoltori che abitano nelle borgate che si trovano vicine a questo maledetto Muro.

 

Tra le borgate che si trovano forzatamente nei pressi del Muro, nella provincia di Jenin, si annoverano Al-Arqa, Anin, Nazlazayd, Al-Tiba e Ftaqwa.

 

La stagione della raccolta delle olive si avvicina, ma gli abitanti di queste borgate non sanno come andrà a finire. L’anno scorso, le autorità occupanti hanno rifiutato loro il permesso di raggiungere le terre ubicate al di là del Muro dell’apartheid. Così essi vengono privati della loro unica fonte di sostentamento.

 

In effetti, l’olivo è diventato l’unica fonte di sostentamento per molte famiglie palestinesi, soprattutto perché gli occupanti israeliani non smettono di circondarli e di minacciare la loro vita quotidiana.

 

La politica delle “autorizzazioni”. Gli occupanti israeliani hanno innalzato alti muri che comprendono dei cancelli che sbarrano il passaggio agli agricoltori. In tal modo, essi non possono raggiungere le loro terre se non in possesso di speciali autorizzazioni. Gli occupanti ne rilasciano un po’, ma con molte restrizioni e solo in certi momenti dell’anno.

 

“Il problema – afferma Muhammad Mohjini – è che essi concedono queste autorizzazioni solo a una o due persone per ciascuna famiglia. La raccolta delle olive, però, ha bisogno di un lavoro collettivo al quale partecipano tutti i membri della famiglia. Per di più, l’autorizzazione è valida solo per un periodo limitato della giornata, perciò risulta del tutto insufficiente.

 

Alla fine, senza un’adeguata cura, i nostri olivi diventeranno degli alberi selvatici”.

 

I cancelli lontani… “Vicino al nostro paesino di al-Arqa, situato ad ovest di Jenin, vi è più di un cancello, ma le autorità occupanti ci permettono di passare solo da un altro cancello, a mezz’ora di distanza”, ci racconta Sa‘id Wakid, agricoltore.

 

Così dobbiamo camminare una mezz’ora in più per trasportare i nostri prodotti. Un peso supplementare imposto da una politica malsana”.

Costretti a concedere in garanzia le loro terre! Le difficoltà aumentano di continuo, poiché gli occupanti israeliani intendono spingere i palestinesi verso la fine. Quelli che non riescono ad ottenere l’autorizzazione sono costretti a donare le loro terre in garanzia a quelli che la ottengono. Una perdita notevole. Una pena comminata a dei cittadini che non hanno svolto alcuna azione politica!

Gli occupanti non permettono agli agricoltori di prendersi cura delle loro terre e dei loro olivi; alla fine dell’anno, essi riducono il numero delle autorizzazioni col pretesto che la raccolta, non riguardando rilevanti quantità, non ha bisogno di molta manodopera”, afferma Rajih Yasin, del paesino di Anin.

La stagione della raccolta delle olive sta arrivando, con tutte le sue difficoltà. Ma i palestinesi ribadiscono, una volta di più, il loro attaccamento storico alla terra, la terra degli avi.

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