La morte di Vittorio: ancora troppo fragili le informazioni sul movente

Dubai – InfoPal. In un'intervista rilasciata alla Tv degli Emirati “al-'Arabiyah”, Mahmud al-Habbash, ministro dell'Agricoltura dell'Autorità palestinese (Anp), ha condannato l'assassinio di Vittorio Arrigoni, collocando l'accaduto nella “totale assenza di sicurezza nella Striscia di Gaza dove tutti sono armati per strada, arrogandosi per questo un'autorità”.

Una sorta di “Wild West” quello profilato da al-Habbash che, così affermando, ha voluto certamente recapitare al governo di Hamas, un messaggio di non condivisione della politica di sicurezza attuata a Gaza.

Come avevano fatto altri subito dopo aver appreso la notizia del rapimento di Vittorio Arrigoni, anche al-Habbash ha ammesso di essere sconcertato per la rivendicazione del “gruppo salafita”.

“Una realtà che non è parte integrante della società palestinese e del tutto estranea alle nostre radici storico-culturali”.

All'intervista dell'ufficiale di Ramallah ha fatto seguito quella del portavoce di Hamas, Fawzi al-Barhum, dal quale stamattina era giunta la condanna del governo di Gaza.

“Questo crimine non giunge casualmente. Ricordiamo l'assassinio di Juliano Mer-Khamis, regista e fondatore del teatro “Libertà” nel campo profughi di Jenin. Vittorio Arrigoni è stato assassinato secondo la stessa logica, da stesse menti. Chiunque sia il mandante di questo delitto, il messaggio è chiaro 'destabilizzare la già dura e vulnerabile realtà della Striscia di Gaza assediata e scoraggiare la presenza internazionale””.

Poi Barhum ha concluso rispondendo alla domanda della giornalista: “Ad ora né il governo di Hamas né le nostre forze di sicurezza sono in contatto con gruppi o individui legati agli autori dell'assassinio di Vittorio Arrigoni. Le informazioni di cui dispiniamo sono ancora deboli, ma stiamo lavorando a pieni ritmi per risalire al movente e, soprattutto, ai diretti responsabili”.

 

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