La politica dell’embargo israeliano: mantenere i palestinesi sempre affamati

 

Imemc e Gisha.org. Documenti la cui esistenza era stata negata per più di un anno dal governo israeliano sono finalmente venuti alla luce grazie a una battaglia legale condotta da Gisha, gruppo umanitario israeliano.

Il materiale pubblicato rivela una politica studiata appositamente dal governo di Tel Aviv, che calcola freddamente i bisogni nutritivi della popolazione di Gaza e le quantità di cibo ammesse, in modo tale che bastino appena a mantenere viva la popolazione, seppure sull'orlo della morte per inedia. Tutto questo conferma le affermazioni fatte da diversi funzionari israeliani, che dichiarano di star “tenendo a dieta il popolo di Gaza”.


Foglio di calcolo estratto dai documenti pubblicati (immagine da Gisha)

Nel 2007, quando Israele cominciò l'assedio totale di Gaza, Dov Weisglass, consigliere dell'allora primo ministro Ehud Olmert, affermò chiaramente: “L'idea è quella di mettere i palestinesi a dieta, ma non di lasciarli morire di fame”. Sono ora state pubblicate le equazioni utilizzate dal governo israeliano per calcolare le esatte quantità di cibo, carburante ed altri beni per raggiungere quest'obiettivo.

I documenti sono ancor più inquietanti se si considera che quasi metà degli abitanti della Striscia hanno meno di 18 anni, fanno notare gli attivisti del gruppo. Questo vuol dire che Israele sta deliberatamente costringendo centinaia di migliaia di minori alla denutrizione: una violazione diretta della legge internazionale e della quarta Convenzione di Ginevra.

Queste pubblicazioni smentiscono quindi l'idea – spesso sostenuta da Israele – che l'assedio sia giustificato “per motivi di sicurezza”, poiché documentano una politica deliberata e sistematica di punizione collettiva dell'intera popolazione di Gaza.

Il direttore di Gisha ha commentato ad esempio che “Israele ha bandito il glucosio per i biscotti e il carburante necessario per un rifornimento regolare di elettricità – paralizzando la vita quotidiana di Gaza e danneggiando la reputazione morale del suo Stato. Mi dispiace dire che elementi base di questa politica sono tuttora in vigore”.

Nella sua dichiarazione di accompagnamento alla pubblicazione dei documenti, Gisha ha inoltre scritto:

I documenti rivelano che lo Stato ha approvato 'una politica di deliberata riduzione' dei beni di base della Striscia di Gaza (sezione h.4, pag. 5). Ad esempio, Israele ha limitato i rifornimenti di carburante destinati alla centrale elettrica, rendendo impossibile la distribuzione di acqua ed elettricità. Ha inoltre stabilito un 'limite d'allerta' (sezione g.2, pag. 5) per annunciare l'interruzione del rifornimento idrico o elettrico, ma ha al tempo stesso stabilito che l'allerta andrà ignorata se il rifornimento in questione è soggetto a una politica di riduzione forzata. Oltre a ciò, Israele ha anche fissato una 'linea rossa' oltre la quale anche i beni umanitari di base possono essere bloccati, anche se ve n'è carenza (sezione g.1, pag. 5). In una lettera inviata a Gisha, lo Stato ha sostenuto di non aver autorizzato la riduzione di 'beni di base' al di sotto del 'limite d'allerta', ma non ha specificato quali siano questi 'beni di base'”.

L'opinionista Richard Silverstein ha scritto a sua volta: “Nello scorrere la lista di articoli dei quali è permessa l'importazione, ci si rende conto che questi sono gli unici articoli ammessi. In altre parole, se una merce non è sulla lista, è proibita. Così, per esempio, questa è la lista delle spezie ammesse: pepe nero, zuppa in polvere, issopo, cinnamomo, anice, camomilla, salvia. Ci dispiace per il cumino, il basilico, l'alloro, il pimento, il cardamomo, il chili, l'erba cipollina, il cilantro, i chiodi di garofano, l'aglio, il tamarindo, il timo, l'origano e la caienna: non siete in lista. Non siete spezie necessarie per i palestinesi, secondo quei testoni dell'esercito israeliano. E i pomodori, le patate, i cetrioli, la lattuga, i giocattoli, gli oggetti di vetro, la vernice e le scarpe? Scordatevi anche di quelli. Tutti beni di lusso, o minacce alla sicurezza”.

Nonostante la natura inquietante dei documenti, che mostrano una politica attentamente calcolata per portare un'intera popolazione alla denutrizione, nessuna grande agenzia mediatica ha riportato la notizia.

Il testo integrale del materiale pubblicato e la petizione originale di Gisha per un decreto sulla libertà d'informazione possono essere trovati sul sito dell'associazione al link sottostante:

http://www.gisha.org/index.php?intLanguage=2&intItemId=…N=113

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.