La politica di ebraizzazione di Gerusalemme.

Di Enrico Bartolomei da Gerusalemme

La politica di ebraizzazione di Gerusalemme

La mattinata comincia davanti al solito tè alla menta, mentre Angela, una israeliana di  origini britanniche, spiega sul tavolo le mappe che indicano il tracciato del Muro, l`espansione delle colonie, quello che resterà dei Territori palestinesi una volta completate le politiche di colonizzazione e di separazione. "Noi israeliani siamo vittime di noi stessi", esclama Angela affranta, dopo aver notato come qualsiasi tentativo di pace sia praticamente impossibile, non essendoci il presupposto fondamentale: la creazione di uno Stato palestinese autosufficiente, indipendente e territorialmente compatto.

Ci spostiamo col pulmino, e prendiamo la direzione di Betlemme, attraversando i quartieri  residenziali della borghesia laica (non ultraortodossa) di Gerusalemme Ovest: Rehavia, Talbieh, German Colony. Dal finestrino sfilano le belle villette e le rotonde con le aiuole. Questi quartieri erano abitati prima della Guerra del 1948 dalla elite araba-palestinese, chiamata "notabilato urbano": si notano ancora le meravigliose ville arabe, con le logge e le decorazioni, gli archi e i giardini, le colonne, ora naturalmente abitate da ebrei israeliani. Proseguiamo per un po’ fino a qualche centinaio di metri prima del check point per Betlemme, l`accesso ai Territori palestinesi. Dietro le nostre spalle si vedono i palazzi del primo insediamento costruito aldilà della Linea Verde (ovvero oltre il confine dello Stato israeliano così come determinato con gli accordi armistiziali del 1949 con i paesi arabi sconfitti nel conflitto), East Talpiyot, che conta oramai circa 20 000 abitanti.

Sopra la collinetta dove abbiamo sostato, davanti a noi, si ha una veduta panoramica di Gerusalemme Est (la parte di Gerusalemme abitata dai palestinesi, occupata da Israele nel 1967 e unilateralmente annessa nel 1980. Le Nazioni Unite non riconoscono la sovranità di Israele su Gerusaelmme Est in quanto trattasi di occupazione –si applica la Quarta Convenzione di Ginevra). Questo è un buon punto per intuire la politica di "giudaizzazione" o "ebraizzazione" di Gerusalemme. Imprese statunitensi stanno costruendo delle abitazioni che verranno vendute a famiglie israeliane, le quali crederanno di vivere nei sobborghi di Gerusalemme, con splendida vista sulla Città Vecchia, a 45 minuti a piedi dal Muro del Pianto (così recitano gli annunci di vendita). Naturalmente non si fa menzione del fatto che si sta costruendo su un territorio occupato (secondo la comunità e il diritto internazionale), nel bel mezzo di una zona abitata da palestinesi. E` la politica dei fatti compiuti, che gli israeliani possono permettersi perché più forti e in grado di imporre la loro politica edilizia e demografica. L`obiettivo è l`ebraizzazione di Gerusalemme, ovvero la creazione di una città il più possible abitata da ebrei e il meno possible abitata da palestinesi. I mezzi più diretti di questa politica sono l`espansione demografica ebraica nella Gerusalemme Est palestinese, la negazione dei permessi di costruzione e la demolizione delle case palestinesi "illegali", e una serie di misure discriminatorie nei confronti dei palestinesi di Gerusalemme che li inducono ad andarsene. Tutto ciò ha fatto parlare di "deportazione silenziosa".

Più in basso, verso la valle, nel Quartiere Yemenita (sempre Gerusalemme Est), in mezzo alle case palestinesi spicca un palazzone più alto degli altri, con fuori appese delle bandiere israeliane. Dei coloni fanatici estremamente ideologizzati si sono insediati in quel palazzo cotruito illegalmente e si rifiutano di lasciarlo. Nessun ordine di demolizione è stato emanato. L`atto dei coloni suona come un`ordine di sfratto per i palestinesi di Gerusaelmme Est: "prima o poi vi cacceremo anche da qui".

La politica di ebraizzazione di Gerusalemme è testimoniata anche dai tentativi del milionario statunitense Irving Moskowitz, vicino agli ambenti sionisti israeliani radicali, di costruire delle vere e proprie enclaves ebraiche nei territori di Gerusalemme Est da lui recentemente acquistati.

Esistono diversi tipi di coloni:  i "coloni ideologici", motivati ideologicamente e convinti della giustezza della loro impresa di colonizzazione della Cisgiordania e della necessità e di espropriazione e deportazione dei palestinesi; esistono poi i "coloni economici", ovvero le persone che vanno a vivere nei Territori palestinesi (con questo intendo Cisgiordania e Gerusalemme Est, ovvero i territori occupati da Israele con la Guerra del 1967) perché incentivati economicamente a farlo dallo Stato israeliano. Questi ultimi sono la maggioranza dei coloni, e possono essere più o meno consapevoli del fatto che stanno colonizzando un territorio dal punto di vista del diritto internazionale "territorio occupato" (rientra quindi sotto la tutela della Quarta Convenzione di Ginevra che impedisce alla potenza occupante di colonizzare o alterare la situazione di fatto del territorio occupato), minando alla radice ogni tentativo di soluzione del conflitto che si basi sulla proposta "due popoli per due stati". Un`altra distinzione può farsi per i "coloni privati", ovvero coloro che per motivazioni "personali" (le più disparate) decidono di insediarsi nei Territori palestinesi.

L`obiettivo della politica di ebraizzazione è quello di trovarsi in un futuro tavolo negoziale con il fatto compiuto di una Gerusalemme quasi totalmente ebraica, nel senso di abitata e posseduta quasi totalmente da ebrei. Come stabilito per la prima volta nel 2000 nei famosi "parametri di Clinton" infatti, tutto ciò che al momento dei negoziati (si trattava del vertice di Camp David nel 2000) era israeliano sarebbe rimasto israeliano, e tutto ciò che era palestinese sarebbe rimasto palestinese. Questo principio legittima di fatto la politica del più forte e incentiva lo stato israeliano all`espansione ed alla creazione di fatti compiuti da far valere poi come "definitivi e immutabili" in sede negoziale. L`intenzione è quindi di limitare il più possible lo spazio vitale dei palestinesi di Gerusalemme Est per mantenere la bilancia demografica tra la popolazione ebraica e quella palestinesi almeno del 70% contro il 30%.

E` per questo che adesso ad Israele non conviene negoziare, così come non conveniva negli anni del "processo di Oslo", in quanto allora poteva ed ora può ancora ottenere di più.

Naturalmente la politica di ebraizzazine si accompagna alla politica di discriminazione nei confronti dei paletinesi di Gerusalemme Est, che si manifesta in diverse forme. Nell`allocazione delle risorse ad esempio: nonostante i palestinesi di Gerusalemme Est formino più del 30% della popolazione della città, solo il 12% del budget municipale viene investito "ad Est", il resto tutto ad Ovest (la parte ebraica della città).

La demolizione delle case palestinesi  a Gerusalemme Est è tra i fenomeni più emblematici della politica di ebraizzazione. Questa ha raggiunto un picco negli anni 2003-2005, quando il numero delle case palestinesi demolite ha superato le 350 unità. La demolizione delle case viene portata avanti insieme sia dalla Municipalità di Gerusalemme sia dal Ministero dell`Interno, ora più severamente che mai vista la combinazione di una municipalità ultraortodossa e di un governo conservatore. Gli ordini di demolizione emanate sono circa 20 000, ovvero, secondo la Municipalità di Gerusalemme e il Ministro degli Esteri, il 40% del numero totale delle abitazioni di Gerusalemme Est. Tutto questo quando c`è un`assoluta carenza di abitazioni per i palestinesi, mentre è difficilissimo ottenere un permesso di costruzione: per questo motivo per ogni casa costruita con regolare permesso ce ne sono 10 costruite senza. E` interessante a questo punto andare a vedere la ripartizione teritoriale e l`area destinata alle costruzioni: la municipalità di Gerusalemme si estende per 124 000 dunams (1 dunam corrisponde a circa 1 000 metri quadrati), 70 000dei quali sono l`area di Gerusalemme Est, la parte della Città abitata dai palestinesi. 24000 dunams di Gerusalemme Est sono stati espropriati per la costruzione di insediamenti ebraici: rimangono quindi 46 000 dunams che costituiscono l`area palestinese di Gerusalemme Est. Ora, di quest`area, solo un terzo è stata destinata alla costruzione di abitazini, mentre i due terzi sono stati dichiarati "aree verdi", "aree di interesse archeologico", "aree per costruzioni pubbliche", o per opere pubbliche come strade ecc. Rimangono solo 9 000 dunams da destinarsi all`edilizia.

Perché la domanda di costruzioni a Gerusalemme Est è aumentata negli ultimi anni? Bisogna partire dal 1993, quando il Ministro degli Interni pubblicò dei regolamenti che revocavano la residenza a tutti coloro che si fossero trovati al di fuori dei confini della Municipalità di Gerusalemme (il che significava perdere il permesso di dirigersi a Geusalemme ed al proprio luogo di lavoro, di usufruire dei servizi assistenziali, di visitare i propri familiari). In aggiunta, dal 2002 sono cominciate le discussioni intorno al tracciato del Muro di separazione, e tutti quelli che hanno realizzato di trovarsi  nella parte "sbagliata" del Muro, hanno cominciato la corsa a trovare una sistemazione all`interno dei confine della Municipalità di Gerusalemme. Nonostante l`altissima domanda di costruzione di abitazioni, i permessi concessi dalla Municipalità e dal Ministero degli Interni sono stati molto limitati, nel proposito già menzionato di mantenere una salda maggioranza ebraica nella città e di espandere la presenza ebraica nella Gerusalemme Est palestinese.

I tentativi di ridurre la popolazione palestinese di Gerusalemme non si sono limitati solo alla negazione dei permessi di costruzione ed alla demolizine delle case. Altre misure sono state la revoca dei permessi di residenza (la Carta d’identità di Gerusalemme) a chi si spostava al di fuori dei confini della municipalità, gli ostacoli posti alla registrazione dei neonati, le difficoltà poste alle riunificazioni familiari come i tentative di portare i propri coniugi dai Territori palestinesi all`interno della Municipalità.

La cosiddetta Carta d`identità di Gerusalemme venne rilasciata a tutti i palestinesi di Gerusalemme che rifiutarono la cittadinanza israeliana quando Israele nel 1967 occupò la città e i Territori palestinesi fino ad allora amministati dalla Giordania. Per possedere questa carta di identità ci sono dei precisi requisiti, per cui non è raro che la si perda (dal 1967 a oggi sono più di 6 500 I palestinesi che hanno perso la Carta d`identità di Gerusalemme). Attualmente circa 253 000 palestinesi hanno una Carta d`identità di Gerusalemme (gli altri o sono diventati cittadini israeliani o hanno una Carta d`identità della Cisgiordania) Di norma, tutti i paletinesi: quando viaggiano all`estero devono ottenere un visto di rientro da Israele (chi permane all`estero per piu di sette anni perde la residenza); perdono la residenza di Gerusalemme se ne chiedono un`altra; devono dimostare che il centro della loro vita si svolge all`interno dei confini della Municipalità; i loro figli possono essere registrati come residenti solo se il padre possiede la residenza; nel caso si voglia far ottenre la residenza alla propria sposa bisogna fare apposite richiesta di iunificazione familiare che non di rado viene rifiutata.

Infine la costruzione del Muro (già completata per quasi il 60% del tracciato previsto) influisce negativamente sulla vita dei palestinesi Gerusaelmme Est, in particolare per quelli che del Muro e non potranno più recarsi liberamente a visitare i familiari dall`altra parte, a pregare nei luoghi santi, a studiare, a curarsi. Interi villaggi vengono letteralmente spezzati in due dal Muro che li attraversa, altri vengono circondati quasi per intero.

Il giro continua nella colonia Maale Adumim, la più grande della Cisgiordania, che dalla fine degli anni settanta si è andata sempre più espandendo in barba a tutti gli accordi di congelamento della costruzione di insediamenti, fimati anche da Israele (a cominciare dalla Road Map), ed ora è abitata da oltre 30 000 coloni. Questa colonia, costruita su terre di proprietà di palestinese, è anche costata l`espulsione delle tribù beduini dei Jahalin, già rifugiuati del 1948. Nei primi anni novanta è diventata "città", e verrà di fatto annessa ad Israele quando il Muro sarà completato. Maale Adumim, importante perché controlla una delle principali vie d`accesso a Gerusalemme, è una colonia particolarmente controversa in quanto, pur trovandosi "solo" qualche chilometro ad est di Gerusalemme, si estende molto addentro alla Cirsgiordania spezzandone la continuita` territoriale, e chiudendo di fatto la città per mezzo di una "cintura" di altre colonie disposte tutt`attorno a Gerusalemme. Maale Adumim  ha ricevuto molte sovvenzioni da parte dei governi israeliani, ragion per cui ha conosciuto un veloce sviluppo ed una rapida espansione, e presenta tutti i servizi e le comodità che ai palestinesi di Gerusalemme est vengono negate. La colonia è perfettamente collegata a Israele ed alle altre colonie da una fitta rete di strade e autostrate non accessibili ai palestinesi, isolando i villaggi palestinesi l`uno dall`altro e inprigionandoli in questa fitta rete di strade dell`apartheid (qualcuno sa indicarmi un termine piu` esatto?) . Attualmente, Maale Adumim rimane il simbolo della colonizzazione dei Territori palestinesi, oltre che uno dei principali ostacoli alla formazione di un futuro stato palestinese.

 

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