La politica di omicidi israeliana riflette il terrorismo

PressTv. Una politologa afferma che le parole del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, “uccidere o essere uccisi”, è un tipico esempio della mentalità terrorista di Tel Aviv.

“Questo è terrorismo. Pensano di non poter esistere senza uccidere tutti i bambini e tutte le persone”, ha affermato Nada Hashwi da Beirut durante un'intervista telefonica rilasciata lunedì 31 ottobre a Press TV.

Domenica, Netanyahu aveva dichiarato che la politica di difesa di Israele è basata su due principi:

“Uccidere o essere uccisi” e “colui che ti fa del male dovrebbe portare il sangue sulla sua testa” (dovrebbe ricadergli il tuo sangue sulla testa, ndr).

Hashwi ha affermato che “è scioccante che tali annunci scandalosi non abbiano provocato alcuna reazione in Occidente; l'UE e l'ONU hanno praticamente  chiuso un occhio verso i crimini di Israele contro il popolo palestinese”.

E ha aggiunto: “Israele utilizza gli omicidi come sua unica arma. Questa è la sua auto-difesa”.

La politologa residente a Beirut ha spiegato che il regime estremista di Tel Aviv pensa di non poter sopravvivere senza una politica di incessanti uccisioni di persone innocenti.

Israele ha commesso molti crimini senza pagare alcun prezzo e questa è la ragione per la quale i suoi leader possono andare in pubblico e dire che vogliono continuare ad uccidere, come se i palestinesi non fossero più degli esseri umani.

Hashwi ha dichiarato: “Non posso credere che possano farla franca commettendo cose del genere”.

L'attivista ha anche osservato che “Israele sta scivolando giù dal burrone e la politica di uccisioni non può salvarlo ora”.

Inoltre, ha sottolineato che Israele deve sapere che i tempi sono cambiati, e che ora i combattenti della resistenza lo colpiranno, se continua con la sua politica omicida”.

 

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