La sicurezza preventiva di Ramallah minaccia di morte un prigioniero politico sostenitore di Hamas

Ramallah. Di Mohammed Awad per InfoPal. In un comunicato stampa, il Centro palestinese per i diritti umani ha rivelato che l'apparato di sicurezza preventiva dell'Anp di Ramallah ha minacciato di morte Abdurrazzaq Sa’id Khassib, un cittadino del villaggio di Aroura, nel nord di Ramallah. Un membro della sicurezza ha infatti telefonato al fratello di Khassib minacciando di restituirgli il cadavere di Abdurrazzaq, attualmente detenuto, se quest'ultimo si rifiutasse di confessare. 

Il Centro per i diritti umani riporta il racconto di Abdurrahman Khassib, il fratello del prigioniero: “Verso le 6 di sera di sabato 8 ottobre ho ricevuto una telefonata da una persona presentatasi con il nome di Hikmat, la quale mi chiedeva di portare mio fratelloper un interrogatorio.

“Il giorno successivo, come da appuntamento, sono andato con mio fratello e sua moglie alla sede dell'intellingence dell'Anp, e lì lo hanno preso in custodia. Ci hanno fatto aspettare fino alle tre del pomeriggio sotto il sole, poi una persona che sosteneva di essere un colonnello ci ha informati che mio fratello era stato trasferito al quartier generale per essere interrogato”.

Abdurrahman riferisce che nella sera dello stesso giorno, una persona di nome Abu Adi lo ha contattato telefonicamente presentandosi come il “capo interrogatore della sicurezza preventiva”, per informarlo che suo fratello era un sospettato e che lui (Abdurrahman), doveva “cercare di convincerlo a confessare le accuse rivolte contro di lui”. Al rifiuto di Abdurrahman, il tipo ha commentato: “Se Dio vorrà, la prossima volta ti chiamerò per dirti di venire a riprendere il cadavere di tuo fratello”.

Nel suo racconto al ricercatore del Centro per i diritti umani, Abdurrahman afferma anche che dopo aver contattato alcuni deputati del Consiglio legislativo per informarli dell'arresto di suo fratello, ha ricevuto tre telefonate di minaccia sul suo cellulare, nelle quali gli veniva intimato di cessare i suoi contatti, altrimenti avrebbe subito l'arresto o l'aggressione.

Il Centro palestinese ha espresso preoccupazione per la detenzione del cittadino Khassib e per le torture che sta subendo, e ha chiesto all'Autorità di Ramallah di porre fine agli interrogatori e alla prigionia per motivi politici, ricordando la sentenza dell'Alta Corte di giustizia palestinese, emessa il 20 febbraio 1999, che stabilisce come “illegittimo” l'arresto per motivi politici.

 

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