La soluzione dei due stati è morta.

La soluzione dei due stati è morta
Khalid Amayreh, 19 Luglio 2007

Gerusalemme Occupata — Come bambini confusi, disorientati i leader palestinesi ed i politici continuano ad indulgere nelle loro ciance circa la costruzione di uno stato palestinese nella West Bank e nella Striscia di Gaza, con Gerusalemme Est capitale, come se questa prospettiva fosse ancora reale.

Alcuni di questi leader, come il presidente dell’AP Mahmoud Abbas e il suo "eternamente ottimista" Primo Ministro Salam Fayad, hanno persino l’audacia di riferirsi allo sgangherato feudo di Ramallah come lo "Stato di Palestina".

Non mi riesce di capire veramente come queste persone, che hanno il compito di portare avanti la nazione, continuino ad ingannare se stessi e la loro gente, in una maniera così oscena e scandalosa, parlando incessantemente di uno stato impossibile che non verrà mai alla luce, né ora nè fra cinquant’anni.

Sono ubriachi? Ciechi, Stupidi?

Beh, non occorre essere una grande autorità del conflitto israelo-palestinese per capire che non c’è più alcuna realistica possibilità di un funzionale stato palestinese nella West Bank.

Israele ha semplicemente ucciso quella possibilità costruendo circa 200 città e colonie su quel piccolo territorio sul quale questi leader fuori dalla realtà stanno ancora sognando di costruire il loro stato.

Inoltre, Israele ha già trasferito oltre mezzo milione di fanatici coloni verso la West Bank e Gerusalemme Est, che rendono ogni prospettiva di costruire uno stato palestinese degno di questo nome completamente irrealistico se non impossibile.

Alcuni anni fa chi scrive chiese all’anziano leader palestinese durante un ricevimento alla università di Hebron dove avrebbe stabilito "lo stato palestinese" dal momento che la West Bank era già congestionata dalla presenza di insediamenti ebraici.

Arafat non aveva la risposta. E dopo un momento di silenzio disse: "Non possiamo dimenticarci della parola di Dio, e Dio dice che gli Ebrei si raccoglieranno in Palestina solo per essere sconfitti".

Allora Arafat recitava un verso del Corano che profetizzava la creazione di Israele e la sua distruzione definitiva nelle mani dei veri "servitori di Dio".

Arafat morì misteriosamente nel Novembre del 2004 e molti Palestinesi e stranieri puntarono il dito verso l’intelligence israeliana. I leader di Hamas lo scorso mese hanno accusato l’ex uomo forte di Gaza, Muhammed Dahlan, di aver ucciso Arafat su incarico degli Israeliani.

I successori di Arafat, che hanno apparentemente deciso di porsi nel grembo di Israele e dell’America, principalmente per isolare Hamas ad ogni costo e con ogni mezzo, non hanno il coraggio di riconoscere l’ovvio, cioè che lo stato palestinese non ha prospettive.

Purtroppo, continueranno a rincorrere un miraggio, pensando di vedere l’acqua, fino a che svengono e muoiono per la sete.

Naturalmente ad Israele non fa piacere sentir parlare della morte della soluzione dei due stati. Israele vuole che la soluzione dei due stati muoia praticamente, in modo silenzioso e graduale, ma spera di tenerla in vita formalmente. Questo è esattamente quello che è accaduto mentre il governo israeliano continua a ribadire il suo impegno per uno stato palestinese mentre fa tutto il possibile per togliere ogni sostanza a questa prospettiva.

Agendo in questo modo Israele ha avuto effettivamente successo nel desensibilizzare la comunità internazionale, compreso il mondo arabo, evitando il grande shock che si sarebbe prodotto se la prospettiva di uno stato palestinese fosse stata resa impossibile in modo troppo esplicito.

Nonostante ciò, Israele vuole ancora dare ai Palestinesi uno "stato", cioè una contorta entità di bantustan, isolati l’uno rispetto all’altro, circondati in modo serrato da insediamenti ebraici, senza Gerusalemme, senza sovranità, senza libertà e senza futuro.

Non c’è bisogno di dire che questa misera entità sarebbe una soluzione per Israele ed il suo alleato tutore per il problema demografico sionista, ma non per il popolo palestinese.

E’ uno "stato" nel quale alla fine Israele cestinerebbe tutti i Palestinesi indesiderati, compresi i propri cittadini di origine palestinese perché "Israele è uno stato ebraico e voi non siete Ebrei!!!"

Di fatto Israele ha uno schema demoniaco che sembra funzionare così.

Israele continuerà a creare fatti compiuti in tutta la West Bank fino a raggiungere il punto nel quale una ulteriore espansione diventa indesiderabile.

A quel punto Israele rivolgerà un caloroso appello ai "nostri cugini Palestinesi a venire a tavolo della pace e, per favore, a dare una possibilità alla pace".

"I nostri figli e i vostri figli meritano di vivere in pace, fermiamo il fiume di sangue, dimentichiamo il passato, proviamo a costruire un prospero futuro per i nostri due popoli", direbbero i leader e i portavoce degli Israeliani, con tutta l’onestà del mondo affiorante dai toni delle loro voci.

Le ingannevoli, velenose parole, riflettenti il "nuovo Israele" lascerebbero una immediata impressione positiva sugli ingenui Europei e nord Americani, e i media sotto il controllo ebraico nell’occidente, particolarmente in nord America, ripeterebbero a pappagallo e in modo solenne "il serio invito alla pace che arriva da Israele".

Centinaia di titoli altisonanti, glorificanti la nuova alba di pace nel Medio Oriente, apparirebbero sulle prime pagine dei quotidiani americani influenzati dai sionisti, dal New York Times sulla costa orientale, al LA Times sulla costa occidentale. Inoltre, CNN, ABC, CBS, Fox News, BBC, e persino al-Jazeera celebrerebbero la lungamente attesa nascita del "nuovo Israele" con notizie di apertura ed euforici servizi in diretta.

Inoltre, il Congresso americano terrebbe una speciale sessione per benedire e sostenere l’impulso di Israele verso la pace e per spingere gli Arabi ed in particolar modo i Palestinesi ad essere realistici e ad abbandonare la "cultura dell’odio".

Persino il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite terrebbe una sessione speciale su richiesta USA, lodando la "buona volontà d’Israele verso i Palestinesi", e invitando i Palestinesi a gesti di reciprocità.

In breve, il mondo intero celebrerebbe la consumazione finale dell’assassinio della Palestina.

E nel caso in cui i frustrati e tormentati Palestinesi chiedessero giustizia, verrebbero duramente ridotti al silenzio ed accusati di voler perpetuare la guerra ed il conflitto, e mettere indietro le lancette della storia proprio quando la pace sta per avere una vera chance.

Non c’è dubbio che questo è il piano definitivo di Israele per i Palestinesi e la loro patria.

Comunque, non c’è dubbio che questo schema fallirà, perché allora, non avendo niente da perdere, e con il mondo che cospira per scrivere il capitolo finale dell’annichilimento nazionale del popolo palestinese, ogni singolo Arabo ed ogni singolo musulmano sulla faccia della terra sarebbe costretto a diventare una potenziale bomba umana.

E si, una guerra esistenziale e senza fine di diverso tipo ne risulterebbe, e finirebbe solo con la fine di Israele. Questa guerra distruggerebbe milioni, se non decine di milioni di persone. Un olocausto nucleare di qualche tipo non sarebbe da escludere. In breve, il mondo, o gran parte di esso, non sarebbe più un bel posto in cui vivere. E molte persone desidererebbero di essere morte.

La Palestina, i sionisti e i loro benefattori americani dovrebbero capire, non è un enclave musulmana nel cuore dellìEuropa, come la Bosnia o il Kosovo. La Palestina è il cuore del mondo arabo-musulmano, ed ogni musulmano sulla faccia della terra continuerà a recitare &
quot;Gloria a Colui che chiamò il suo servo nella notte, dalla Sacra Moschea (alla Mecca) alla Moschea di Aqsa (a Gerusalemme), i cui luoghi abbiamo benedetto, per mostrarGli alcuni dei nostri segni. In verità, Lui è colui che ascolta, Lui è colui che osserva".

Pertanto, c’è poca probabilità che il miliardo e mezzo di musulmani che ci sono al mondo permetterebbero che la Palestina cada nell’oblio.

Naturalmente, questo scenario da giorno del giudizio può essere evitato, se si agisce con tempestività.

Oggi Israele non ha solo ucciso la soluzione dei due stati, ha anche ucciso la prospettiva di una pace tra Islam e giudaismo, perché la Palestina è l’incudine comune di entrambe le religioni.

Ma c’è ancora una sottile speranza di evitare l’impensabile, che non è poi così imprevedibile, data la storia del Medio Oriente.

Questa possibilità consiste nella creazione di una sola democrazia ed uno solo stato nell’area che si estende dal Mediterraneo al fiume Giordano.

In questo stato, Israeliani e Palestinesi potrebbero vivere in pace e parità di diritti, senza alcuna discriminazione basata sulla religione, il colore o la razza.

O è uno stato per tutti, o è guerra, morte e distruzione per molti molti anni a venire.

Dato che i Palestinesi sono già oggi oltre la metà della popolazione di Palestina-Israele sono qui per restare. Non se ne andranno. E non accetteranno l’occupazione e l’apartheid per sempre.

Tradotto dall’inglese da Gianluca Bifolchi, un membro di Tlaxcala (www.tlaxcala.es), la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne l’autore e la fonte.

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