La spada di Damocle delle 'detenzioni amministrative'

Ramallah – Pal-Info. Ra'fat Hamduna, direttore del Centro Studi sui prigionieri, torna a parlare delle misure amministrative adottate da Israele per estendere le detenzioni dei detenuti palestinesi strumentalizzando l'espediente del “combattente illegale”.

“Si tratta di una violazione della legge internazionale e delle convenzioni sui diritti umani”, afferma Hamduna, che prosegue nella sua spiegazione: “L'estensione va dai quattro ai sei mesi per volta, e le ragioni alla base di queste decisioni restano in 'dossier segreti'. Ne consegue l'assenza di accusa, l'intervento di giudici tutt'altro che imparziali e il divieto al coinvolgimento – di diritto – di una difesa per i detenuti palestinesi”.

I detenuti amministrativi palestinesi sono circa 220, con sette di loro (tutti provenienti dalla Striscia di Gaza) sottoposti all'illegale “legge sui combattenti illegali”.

Questi sono trasferiti di continuo tra le prigioni israeliane di Ofer, Negev e Megiddo.

Si ricorda che dopo l'evacuazione dalla Striscia di Gaza, Israele non dispone più di un “governatore militare” responsabile per Gaza: questa sarebbe la debole motivazione per cui lo Stato ebraico ha varato la legge sui “combattenti illegali” per i palestinesi di Gaza.

Le estensioni della detenzione amministrativa per questi detenuti si ripetono da anni, e grazie alla “legalizzazione delle proprie pratiche”, Israele è in grado di prorogarle ad oltranza.

A conclusione delle sue delucidazioni, Hamduna ha richiamato tutti gli esperti in materia legale ad intervenire per fare luce sull'illegalità delle detenzioni amministrative applicate da Israele, con un occhio di riguardo per le violazioni rappresentate dall'applicazione della legge sui “combattenti illegali”.

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