La storia di Musa’ab Yousuf: un classico esempio di disinformazione israeliana

Di Khalid Amayreh

In aggiunta alla sua lunga guerra del terrore contro il popolo palestinese, Israele ha da tempo intrapreso una campagna implacabile di guerra psicologica contro la forza di volontà palestinese, al fine di indebolire il fronte interno in tutti i territori occupati. I media israeliani, che spesso operano in sincronia con l'esercito di occupazione israeliano e le agenzie di intelligence, prontamente e regolarmente ripetono a pappagallo le bugie architettate con cura che escono dal Dipartimento di Disinformazione presso la sede del ministero della Difesa israeliano di Hakirya a Tel Aviv.

 

La propaganda sporca si basa su mezze verità o aperte menzogne. A volte queste menzogne sono passate ai media pro-israeliani all'estero al fine di dare loro un'aria di credibilità. Ma nella maggior parte dei casi, gli “scoop” vengono rilasciati agli stessi media israeliani.

Questo modello di disinformazione è vecchio quanto lo stesso Israele e viene usato frequentemente. Mi ricordo che durante la rivoluzione romena la radio israeliana riferì che i corpi di decine di mercenari arabi, che avevano lottato per il regime di Ceauşescu, erano sparsi per le strade di Bucarest e Timişoara, un'affermazione che si è rivelata totalmente falsa. 

Durante la Prima Intifada palestinese (1987-1992), i media israeliani spesso descrivevano un attivista palestinese appena arrestato dall'esercito israeliano come “un leader d'alto rango della rivolta”, che era responsabile per gli attacchi contro soldati israeliani. Tuttavia, pochi giorni o settimane più tardi, quando il sospettato era citato a comparire davanti a un tribunale militare, tutti i discorsi sull'essere un “dirigente di alto livello” dell'intifada sarebbero scomparsi dalla lista delle accuse. In molti casi, l'attivista sarebbe stato rilasciato dopo pochi mesi per mancanza di prove contro di lui.

Allo stesso modo, i media israeliani spesso pubblicano rapporti sostenendo che le maggiori aziende e industrie palestinesi sono incorse nella bancarotta e sono state chiuse. Questo, naturalmente, ha un effetto demoralizzante, come previsto e voluto.

Questi sono esempi di guerra psicologica che Israele sta conducendo contro i palestinesi, che, tra l'altro, non è riuscita a fermare l'intifada o, addirittura, indurre i palestinesi a soccombere all'occupazione israeliana.

Quando ho letto la storia romanzata di Musa'ab Yousuf, il figlio di Hasan Yousuf, un ex-portavoce di Hamas a Ramallah, mi ricordai di questi ed altri esempi di disinformazione israeliana. Noi palestinesi abbiamo vissuto sotto l'occupazione israeliana per decenni, e nemmeno gli americani conoscono il modo di pensare israeliano meglio di noi. Per dirla senza mezzi termini, gli israeliani mentono tanto frequentemente quanto respirano. Infatti, è solo una piccola esagerazione dire che Israele si fonda su tre elementi: l'omicidio, il furto e la menzogna.

I media israeliani sostengono, tra l'altro, che Musa'ab, che era stato reclutato dal capo dell'agenzia di sicurezza interna di Israele, lo Shin Beth, era penetrato ai più elevati livelli di Hamas, e che aveva impedito e ostacolato le operazioni di resistenza contro l'esercito di occupazione israeliano e altri obiettivi. Beh, è vero che lo Shin Beth era riuscito a reclutare il giovane disorientato quando aveva 17 anni attraverso il ricatto. Tuttavia, è anche vero che Hamas e suo padre sapevano dei suoi rapporti con lo Shin Beth fin dall'inizio, a causa dei quali gli studenti attivisti di Hamas erano stati  messi in guardia dall'aver a che fare con lui.

Inoltre, è ben noto che shaykh Hasan Yousuf, che ho incontrato diverse volte, non è mai stato coinvolto, direttamente o indirettamente, nelle attività dell'ala militare di Hamas, le Brigate Izzidin  al Qassam. Qualsiasi affermazione contraria dovrebbe essere trattata con disprezzo. In verità, con tutto il rispetto, lo sceicco Yousuf non era altro che un portavoce dei media, che potrebbe spiegare la posizione di Hamas e la reazione a certi eventi, e avrebbe fatto questo dopo attento coordinamento e consultazione con i leader politici del movimento nei territori occupati.

Pertanto, l'affermazione secondo cui il figlio dello sceicco, Musa'ab, era in grado di penetrare l'ala militare di Hamas e di contrastare le operazioni di resistenza, tra cui un tentativo di assassinio di Shimon Peres, il criminale di guerra responsabile certificato del massacro di Qana, nel 1996, sembra una vile menzogna.

Ho parlato con alcuni colleghi di Musa'ab che lo conoscevano molto bene, quando era studente all'Università Beir Zeit e fin dopo la laurea. Le frasi seguenti sono tratte dalle loro testimonianze:

“Non era una persona seria, lui era una specie di buontempone, usciva con stranieri e turisti, vantandosi del suo inglese. Credo che pochissime persone lo prendessero sul serio”, ha detto Ahmed.

Un compagno di università ha descritto Musa'ab come “dall'aspetto insicuro, una persona senza una direzione intellettuale, infatuato per la vita lussuosa, faceva di tutto per attirare l'attenzione”.

Queste e altre affermazioni indicano che Musa'ab era quasi sempre visto con sospetto dalla gente di Hamas a Ramallah, incluso il proprio padre.

Verso la fine degli anni '90, Musa'ab si era mescolato con i missionari cristiani evangelici che, probabilmente attraverso una connessione femminile, gli avevano fatto il lavaggio del cervello per “accettare Gesù come suo Salvatore”. Gli avevano anche promesso che avrebbero facilitato la sua emigrazione negli Stati Uniti, dove i cristiani sionisti lo hanno utilizzato, al suo arrivo, come un elemento prezioso per la propaganda nella loro guerra contro l'Islam e il popolo palestinese. A Musa'ab, quasi senza un soldo quando arrivò negli Stati Uniti, è stata data una casa e un lavoro in cambio di lodare Israele, calunniare l'Islam e cantare Halleluiah.

Secondo il quotidiano Ha'aretz (27 febbraio), il funzionario dello Shin Beth che si occupava di Musa'ab, nome in codice Capitano Loay, ha detto, “La cosa sorprendente è che nessuna delle sue azioni era fatta per soldi. Ha fatto le cose in cui credeva. Voleva salvare vite umane”.

Quali vite? Anche una persona con intelligenza minima e che vive a Ramallah durante la Seconda Intifada sa fin troppo bene che l'esercito di occupazione israeliano ha ucciso civili palestinesi a sangue freddo, bambini compresi. Questi omicidi sono stati quasi sempre effettuati consapevolmente e deliberatamente, proprio come le stragi a Gaza lo scorso anno.

Ad esempio, il 4 marzo 2002, e non lontano dalla casa di Musa'ab, Israele ha bombardato la macchina di Hussein Abu Kweik, un attivista politico affiliato ad Hamas, uccidendo la moglie e tre figli mentre tornavano a casa da scuola. Quindi, perché non abbiamo sentito nulla riguardo “salvare vite umane”, quando gli obiettivi erano civili palestinesi? Potrebbe Musa'ab essersi segretamente convertito alla setta Chabad del giudaismo, che, a quanto pare, vede tutti i non ebrei come animali le cui vite non hanno santità?

In verità, la ripetuta implorazione al “risparmio di [giudaiche] vite”, terminologia caratteristica  degli israeliani, suggerisce che Musa'ab è stato incaricato, forse in cambio di una certa somma di denaro, di dire ciò che l'autore della storia voleva che dicesse al fine di vendere il libro, o di farlo scrivere all'autore usando il nome di Musa'ab.

Il manipolatore dello Shin Beth fa molte affermazioni suggerendo che Musa'ab era consapevole di ciò che stava accadendo con le brigate Izzidin al Qassam. “Lascia che ti racconti una storia. Un giorno ricevemmo informazioni che un kamikaze stava per essere incontrato presso la Piazza Manara a Ramallah per avere in consegna una cintura esplosiva. Noi non sapevamo il suo nome o quale fosse il suo aspetto, solo che era poco più che ventenne e indossava una camicia rossa. Inviammo 'il Principe Verde' [Musa'ab] nella piazza e con il suo acuto senso, egli localizzò il bersaglio in pochi minuti”.

Essendo perfettamente a conoscenza delle vicende di Hamas e della sua ala militare, posso tranquillamente dire che questa storia è impossibile che sia vera, poiché solo due o tre persone sono normalmente messe al corrente di qualsiasi data operazione militare.

Questo, mi permetto di suggerire, significa che le persone come Musa'ab non avrebbero alcuna opportunità di sapere che cosa stava succedendo all'interno delle Brigate Izzidin al Qassam.

All'inizio dell'articolo su Ha'aretz', scritto da Avi Issacharoff (che è noto per le sue connessioni con lo Shin Beth), Musa'ab viene citato:

“Vorrei essere nella Striscia di Gaza adesso. Metterei su una divisa militare e mi unirei alle forze speciali di Israele, al fine di liberare Gilad Shalit. Se fossi lì, potrei essere d'aiuto. Abbiamo sprecato così tanti anni, con indagini e arresti per catturare i peggiori terroristi che adesso loro vogliono rilasciare in cambio di Shalit. Questo deve essere fatto”.

Tale citazione poteva venire soltanto da una persona che è così gravemente disorientata e così completamente indottrinata che si identifica con i nemici della sua stessa famiglia.

Un tale rivolgimento non è raro nella storia dei conflitti più cruenti, come gli israeliani sanno molto bene. La Jewish Virtual Library contiene le seguenti informazioni: “I campi di concentramento tedeschi dipendevano dalla cooperazione dei detenuti fiduciari che sorvegliavano i prigionieri. Conosciuti come Kapo, questi fiduciari mettevano in pratica la volontà dei comandanti e delle guardie naziste del campo, ed erano spesso brutali come le loro controparti SS. Alcuni di questi Kapo erano ebrei, e anche loro infliggevano un duro trattamento sui loro compagni prigionieri. Per molti, il mancato svolgimento dei loro compiti avrebbe portato a severe punizioni e persino la morte, ma molti storici vedono le loro azioni come una forma di complicità. Dopo la guerra, il perseguimento dei Kapo come criminali di guerra, in particolare coloro che erano ebrei, ha creato un dilemma etico che continua fino ad oggi”.

Un simile fenomeno emotivo-cognitivo è noto come “identificazione con l'aggressore criminale”, un termine più che appropriato per chiamare il rapporto tra Musa'ab Yousuf ed i suoi burattinai israeliani.

Tratto da: www.middleeastmonitor.org.uk

immagine:

http://www.middleeastmonitor.org.uk/images/article_images/articles/khalid-amayreh-3.jpg

didascalia: foto di Khalid Amayreh

 

altra immagine:

http://i31.photobucket.com/albums/c363/Arzeh/–23.jpg

didascalia: vignetta di Hasan Idelbi

(Traduzione per CPE di Antonio Grego)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.