La tragedia del popolo palestinese. Da El Paìs.

LA TRAGEDIA DEL POPOLO PALESTINESE

Lo sappiamo da tempo: è possibile tentare di distruggere un popolo con la complicità silenziosa del mondo intero. E’ successo con il popolo iracheno, sottoposto a un terribile embargo per 12 anni (19991-2003); oggi questa potrebbe essere la sorte riservata al popolo palestinese: in mezzo a un grande, spaventoso silenzio. Però, poiché la ipocrisia umana non ha limiti, sappiamo anche che quelli che oggi tacciono davanti al crimine domani verranno a darci lezioni sui diritti umani e sul dovere della memoria. Questa è la situazione: davanti ai nostri occhi  il popolo palestinese è schiacciato sotto le bombe di una delle maggiori potenze militari contemporanee. Intanto, i successivi governi di Israele hanno vinto: non tanto sui palestinesi, che continuano a resistere, disgraziatamente utilizzando di quando in quando dei mezzi folli, quanto di fronte ai governi del mondo intero e alla opinione pubblica internazionale. L’attuale primo ministro Ehud Olmert, appoggiato dal partito laburista, può utilizzare i suoi aerei per distruggere città, i suoi missili per assassinare dirigenti palestinesi, i suoi soldati per uccidere donne e bambini nelle strade e le sue bombe per estendere  la morte sulle spiagge della Palestina. E nessuno reagisce. Senza dubbio si deve al fatto che Israele viola da così tanto tempo le legge internazionali che è riuscito a esaurire l’indignazione internazionale. E tutti sanno che questo paese gode della duplice complicità degli Stati Uniti e dei regimi arabi a loro asserviti. In Europa, né una sola condanna, né una parola, né un sospiro, nulla. Come interpretare quasto silenzio? Sicuramente non si deve a una ostilità di pricipio verso la causa palestinese. In Europa esiste, indipendentemenete dalle preferenze rispetto all’uno o all’altro protagonista di quasto conflitto, un accordo sul mutuo riconoscimento e la esistenza di due stati, israeliano e palestinese. Ma quasta posizione è stata sempre respinta da Israele (che non ammette uno stato Palestinese) e ora non è consentita dai palestinesi (Hamas non accetta ufficialmente la dichiarazione di riconoscimento di Isarele da parte dell’OLP). Inoltre, il principale attore del conflitto, gli Stati Uniti, che è l’unico che può inmporre al suo alleato una decisione di diritto internazionale, si rifiuta di farlo. E’ tanto sensibile ai gruppi di pressione favorevoli a Israele al suo interno, che gli interessa utilizzare lo Sato ebraico come poliziotto della sua strategia in Medio Oriente. Infine, la vittoria di Hamas ha indebolito ancora di più l’Europa, giacchè l’aiuto che essa concede  dovrà essere gestito a partire da ora da un governo palestinese che non ne condivida formalmente le posizioni di principio. Conclusione: l’Europa, che non esiste come potenza politica (non può influire né sugli Stati Uniti, né su Israele, né sui palestinesi), si vede ridotta in questo conflitto a un testimone simbolico e morale.

Però l’aberrante della situazione attuale è che ha rinunciato anche a svolgere questo ruolo. Si tratta di una svolta strategica di estrema importanza. Significa che l’Europa condivide ora la presupposizione israelo-statunitense che l’unica strategia che conta è quella della forza militare? O vuole castigare il popolo palestinese per aver votato Hamas? In ambedue i casi, è una strategia rischiosa. Perché non ci sarà mai una soluzione unicamente militare per questo conflitto e i dirigenti di Hamas possono sostenere che non accettano nessuna lezione di democrazia da un’Europa che non rispetta il verdetto della sovranità popolare. E, in effetti, Hamas è stato eletto liberamente e in accordo con tutte le regole della democrazia. L’Europa ha rifiutato fin dall’inizio questa decisione, esigendo delle condizioni che si rifiuta di esigere da Israele. Per mantenere relazioni con Hamas, esige che rinunci alla violenza e riconosca Israele.E va bene: Però, perché non chiede le stesse condizioni a Israele: che rinunci alla violenza di Stato  e riconosca il diritto alla esistenza di uno Stato palestinese nei territori occupati illegalmente dal 1967?Non è forse questo il desiderio di tutta la comunità internazionale?

I regimi arabi? Per la maggior parte, sono occupati a opprimere i loro popoli. La stampa araba, d’altronde, trabocca di collera e questi regimi lasciano che i loro mass media riscaldino gli animi e tuttavia, cinicamente, non muovono un dito.L’opinione pubblica mondiale? Noialtri? L’impotenza. Allora, cosa resta? Il peggio: la spirale della violenza cieca dei palestinesi di fronte a quella  razionale, fredda,  industriale dei militari israeliani. Perché si tratta di questo: l’attuale governo israeliano ha deciso di prendere in ostaggio tutti i palestinesi, dopo che una banda di pazzi ha preso come ostaggio un soldato israeliano. Tutti i palestinesi: donne, bambini, anziani e uomini. E’ il principio della responsabilità collettiva, condannato tanto dall’umanitarismo più elementare, quanto dalla convenzione di Ginevra sulle leggi di guerra. Però sembra che nell’epoca del diritto internazionale ci siano potenze al di sopra delle altre: a quanto pare, nessun diritto umano, basato sulla giustizia, può pretendere di disturbare i loro interessi. Gli Stati Uniti in Irak e Israele in Palestina sono al di sopra del diritto: Così, dopo la vittoria di Hamas, il governo israeliano si è permesso di arrestare ministri, funzionari, persone la cui unica colpa è quella di amministrare. E agisce con più facilità perché la vittoria di Hamas ha cambiato del tutto ogni punto di riferimento. Senza dubbio, questo movimento fu  aiutato in segreto da Israele all’inizio degli anni ottantaper indebolire  il laico Al Fatah e convertire il conflitto israelo-palestinese in una guerra di religione. La destra e l’estrema destra israeliane, allora al potere, e gli islamisti palestinesi, appoggiati dall’Imam Komeini, se ne avvantaggiarono: perché sia gli uni che gli altri anno una visione reciprocamente integralista di questo conflitto. Per questo, 20 anni dopo – dopo che Sharon , aiutato dalla mancanza di visione strategica di Arafat, aveva distrutto gli accordi di Oslo –  Israele e gli islamisti sono diventati i principali protagonisti del conflitto. Il governo israeliano e gli Stati Uniti hanno stabilito che “l’islamismo “è una minaccia per il mondo. Prendere in ostaggio un popolo che ha votato un partito islamista è legittimo. Così, la trappola si è chiusa sui palestinesi. Sono soli. E nel mondo, questo crimine è stato perpetrato in un’atmosfera di festa: il football è ciò che interessa alla gente. Questa è la realtà del nostro tempo. Certo, ci resta una consolazione: quelli che hanno esercitato la  critica più onesta verso il comportamento del governo israeliano sono alcuni dei loro grandi mezzi di comunicazione. Il Yedot Aharonot protesta per la distruzione delle infrastrutture (centrali elettriche, canalizzazioni dell’acqua); il giornale Haaretz accusa il governo “di aver perso la ragione” e nel suo editoriale del 6 luglio scriveva: “L’incantesimo della retorica della sicurezza ha, ancora una volta, sedotto l’opinione pubblica, malgrado quasta formula, utilizzata nei 40 anni dell’occupazione, sia fallita completamente. In questi momenti c’è da dire e ripetere che, alla fine, a Israele non resta altra opzione che ritirarsi dai territori e porre fine all’occupazione. E questo dovrebbe essere l’obiettivo a cui dovrebbe mirare ogni tattica utilizzata nella crisi attuale”. Il giorno seguente, il governo israeliano riaffermava che non avrebbe cambiato tattica. Poco importa, perché i dubbi dell’opinione pubblica ben informata in Israele sono una vera e propria richiesta di aiuto. Se i governi del mondo fossero coraggiosi come questo editorialista israeliano!Chi aiuterà i palestinesi e gli isreliani a uscire da quasto ciclo infernale?Quale coalizione di potenze dirà che in questo conflitto  infinito la  pace deve essere impostada una Conferenza Internazionale con tutti i protagonisti coinvolti? Chi avrà il coraggio di riaffermare la forza del diritto  e il rispetto della vita dei civili, palestinesi e israeliani? Ci piacerebbe  che fosse l’Europa, perché incarna un’idea di civiltà della quale vorremmo sentirci orgogliosi. Ci piacerebbe, sebbene essa taccia in un modo così vergognoso.

                                       Sami Nair

         (professore all’Università Carlo III di Madrid)

da “EL Pais”  14 luglio 2006

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.