L’affare ‘Shaykh Salah’

Di Zulaikha 'Abdallah

Memo. Il 25 giugno 2011, il leader del Movimento islamico nei Territori palestinesi occupati nel '48 (Israele, ndr), Shaykh Ra'ed Salah, atterrò all'aeroporto londinese di Heatrow, su invito del gruppo per l'informazione e la ricerca mediatica indipendente Memo.

Lo scopo della visita era prendere parte a una serie di eventi della durata di 10 giorni in varie zone della Gran Bretagna. Shaykh Salah doveva rivolgersi a funzionari e al parlamento britannico per discutere di Medio Oriente e della condizione dei palestinesi in Israele (Territori palestinesi occupati nel '48, ndr).

A tre giorni dalla visita, il leader palestinese fu arrestato e fu trattenuto in frontiera dall'agenzia per l'Immigrazione britannica (Ukba), la stessa che da lì a breve ne avrebbe ordinato l'espulsione.

A seguito dell'arresto, il ministero dell'Interno (Home Office) dichiarò che la decisione della sua espulsione derivava dalle supposizioni avanzate dal segretario di Stato, Theresa May, la quale, nella visita di Shaykh Salah, vedeva un fatto “non favorevole all'ordine pubblico”. Questa valutazione fu fatta sulle presunte dichiarazioni anti-semite e di supporto alla violenza del leader palestinese. Non appena si apprese del suo arrivo nel paese, May ne ordinò l'arresto.

Tuttavia, né Shaykh Salah o le autorità israeliane, quelle della compagnia aerea che lo condussero in Inghilterra, né l'ufficio per l'Immigrazione britannico erano a conoscenza del suo stato di espulsione. Nessun tentativo ufficiale e di opposizione è mai stato fatto per prevenire l'entrata dei Shaykh Salah in territorio britannico.

L'imprudente decisione presa dal segreterio di Stato di detenere una figura di grande rispetto e dall'alto profilo, ha causato da allora una bufera internazionale fatta di critiche provenienti da ambienti politici, religiosi e delle società.

Il piano, che sembrerebbe  essere stato organizzato dalle lobby e dalle organizzazioni di destra filo-israeliane, è stato visto come una manovra politica per limitare la libertà d'espressione e per indebolire la partecipazione pubblica agli eventi che ruotano intorno al conflitto israelo-palestinese.

Questa decisione era stata già presa nel 2002, quando il governo britannico interdì Shaykh Salah dal visitare il Paese, per impedirgli di far sentire la sua voce a livello globale. Tutto ciò mette in cattiva luce la Gran Bretagna, soprattutto conoscendo le sua responsabilità storiche e morali nella protezione dei diritti della comunità palestinese dopo aver patrocinato, nel 1917, la Dichiarazione di Balfour.

Ed è altrettanto pesante l'accusa secondo la quale Israele e le lobby sioniste abbiano stretto il cappio al collo del governo britannico influenzandolo fortemente. È chiaro che la vicenda che ha investito il leader spirituale palestinese mina irreparabilmente i rapporti tra la Gran Bretagna e i Paesi arabi e musulmani.

In seguito al suo arresto ingiustificato, Shaykh Salah ha fatto causa presso un tribunale britannico promettendo di fare chiarezza sul suo nome e di chiedere giustizia per il popolo palestinese.

Il processo è attualmente in corso.

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