L’Anp rifiuta l’invito di Olmert.

Da www.ilmanifesto.it del 3 aprile
Palestina
L’Anp rifiuta l’invito di Olmert
Michele Giorgio
Gerusalemme

I palestinesi, sigillati da Israele nelle loro città in occasione della Pasqua ebraica – potranno recarsi a Gerusalemme solo quelli di fede cristiana per le festività pasquali -hanno accolto gelidamente l’invito che il premier israeliano ha rivolto ai leader arabi ad organizzare una conferenza di pace regionale, per uno «scambio di vedute» su una possibile risoluzione del conflitto in Medio Oriente. Il ministro dell’informazione palestinese Mustafa Barghuti – che ieri a Roma ha incontrato il ministro degli esteri D’Alema e il presidente della Camera Fausto Bertinotti ottenendo qualche scontata frase di apprezzamento ma nessuna garanzia di un riconoscimento italiano del nuovo governo palestinese – ha affermato che l’invito dimostra che Olmert è solo interessato a una normalizzazione delle relazioni con gli Stati arabi, aggirando la questione palestinese. Olmert, ha aggiunto Barghuti, vuole evitare di pagare il prezzo della pace e al posto di una soluzione permanente del conflitto cerca accordi temporanei. Sulla stessa linea le reazioni della presidenza palestinese. La proposta fatta ai leader arabi, hanno commentato fonti vicine ad Abu Mazen, rappresenta soltanto un tentativo di sfuggire al piano arabo che offre pace ma in cambio del ritiro di Israele dai territori arabi e palestinesi che ha occupato nel 1967.
Il primo ministro israeliano con la sua proposta, formulata al termine dell’incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel, e il tono amichevole usato nei confronti di re Abdallah dell’Arabia saudita, punta a due obiettivi: invertire la direzione indicata dal vertice arabo, che la scorsa settimana ha rilanciato la sua iniziativa di pace del 2002, e avviare un negoziato con gli arabi sulla questione palestinese tenendo ai margini proprio i palestinesi. Di fatto vuole ritentare, con qualche aggiornamento rispetto a 16 anni fa, la carta che giocò il suo predecessore Yitzhak Shamir che, costretto ad accettare dall’allora Segretario di stato Usa James Baker la convocazione della Conferenza di Madrid (1991), riuscì ad imporre la partecipazione dei palestinesi solo all’interno della delegazione giordana. Olmert non respinge il piano del 2002, al contrario continua a definirlo importante, ma lancia la palla nel campo avverso provando a mettere i paesi arabi di fronte all’interrogativo se accettare o rifiutare la sua proposta di conferenza regionale. In questo modo crede di ridurre la pressione su Israele chiamato dal piano arabo, di fronte al mondo intero, a rinunciare alle sue conquiste territoriali in cambio della pace. La mossa non ha dato, almeno per ora, i risultati che si attendeva. Una fonte ufficiale saudita ha chiarito che non ci saranno incontri tra Re Abdallah e Olmert se prima Israele non accetterà il piano arabo. Hani Khallaf, assistente del ministro degli esteri egiziano, se da un lato ha confermato la formazione di un «gruppo di lavoro» della Lega araba incaricato di prendere contatti con Israele, dall’altro ha chiarito che «gli arabi non negozieranno con Israele al posto dei palestinesi».
Le risposte date dagli arabi a Olmert tuttavia non migliorano la posizione della leadership palestinese che, nonostante la formazione del nuovo governo, non riesce a raggiungere il riconoscimento internazionale e neppure a convincere Israele ad accettare una estensione alla Cisgiordania della tregua (traballante) in vigore a Gaza. Fonti locali hanno riferito ieri che il presidente Abu Mazen, durante l’ultimo incontro avuto con Olmert, non è stato in grado di ottenere un cessate il fuoco con la rinuncia dell’esercito israeliano ai raid in Cisgiordania. Incursioni che continuano incessanti. Nelle ultime ore cinque palestinesi sono stati arrestati nel campo profughi di Aza (Betlemme), tre a Beit Fajar (Hebron) e sei a Jenin.

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