Le autorità israeliane impediscono a 17 palestinesi di sottoporsi a interventi oculistici.

Cisgiordania. Dopo che il gruppo israeliano per i diritti umani Physicians for Human Rights ha organizzato la donazione di 17 cornee per consentire ad alcuni palestinesi di Gaza menomati alla vista di sottoporsi a interventi oculistici indispensabili, gli agenti del confine israeliano di stanza al valico di Erez hanno impedito loro l’ingresso nella West Bank. Le cornee donate hanno dovuto essere eliminate.


Secondo Physicians for Human Rights, “a causa di questo ritardo la finestra medica di opportunità per effettuare il trapianto si è chiusa, poiché le cornee possono essere trapiantate solo entro brevissimo tempo (24-48 dall’espianto dal corpo del donatore). I pazienti di Gaza a cui è stato impedito il passaggio dovranno perciò aspettare un’altra, eventuale, donazione”.

A causa dell’assedio in corso a Gaza, la chirurgia sostitutiva della cornea non è dispensata dal sistema sanitario della città, che manca di molte delle forniture ospedaliere più essenziali.

Il Musallam Medical Center, il principale centro ospedaliero di Ramallah, il 3 gennaio ha ricevuto decine di cornee donate da Tissue Bank International, un’organizzazione americana che favorisce i trapianti di cornea e tessuto. Ogni anno le membrane sono spedite durante la pausa natalizia, quando gli interventi di questo tipo sono sospesi negli Stati Uniti, come donazione al sistema sanitario palestinese dedicata specialmente ai pazienti oculistici di Gaza. Il Medical Center ha contattato la sede secondaria della città per comunicare la disponibilità delle membrane e informare che i riceventi avrebbero dovuto passare nella West Bank per sottoporsi alla tanto attesa operazione.

Alcuni pazienti aspettavano il trapianto da settimane, se non da mesi. Il primato spetta però al trentunenne S.A., rimasto in attesa per tre anni.

La richiesta del centro medico di Ramallah ha, tuttavia, alimentato i timori che le autorità israeliane impedissero l’uscita da Gaza: conseguentemente, PHR-Israel ha presentato un appello urgente al DCO di Gaza, responsabile dell’emissione dei permessi, avvertendo che l’eventuale divieto di uscita ai pazienti da sottoporre agli interventi oculistici in settimana avrebbe irrimediabilmente provocato la perdita dell’opportunità di ricevere una nuova cornea nel prossimo futuro, se mai ciò accadrà, poiché le membrane destinate ai trapianti hanno una durata di vita molto breve.

Nonostante questa richiesta, le autorità israeliane hanno impedito a 17 pazienti di oltrepassare il valico in tempo per l’intervento: cinque di loro non hanno ottenuto alcuna risposta; due sono stati convocati per un interrogatorio da parte del General Security Service (GSS), previsto a una data successiva a quella di scadenza della cornea; due richieste sono state rifiutate e otto sono state approvate solo dopo l’intervento dei media, ma quando che le cornee erano ormai inutilizzabili.

Secondo Physicians for Human Rights, questo caso, con le conseguenze a lungo termine per i pazienti affetti da menomazione della vista che hanno ormai perduto l’opportunità di migliorare la propria condizione, illustra le molte difficoltà affrontate dai residenti di Gaza che necessitano di cure mediche che non sono disponibili nella Striscia.

Il gruppo ha aggiunto che i ritardi, l’indifferenza e il rifiuto da parte delle autorità israeliane, che ogni mese limitano l’accesso alle cure mediche di decine di pazienti, ha avuto una valenza particolarmente grave in questa occasione, poiché il divieto di uscita dei pazienti da Gaza ha causato la perdita delle cornee (che possono essere trapiantate non oltre le 48 ore successive all’espianto). Adesso i pazienti dovranno attendere un’altra donazione, secondo tempi e probabilità sconosciuti.

 

 

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