Le Brigate dei Martiri di al-Aqsa condannano le dichiarazioni di Fayyad contro la resistenza e chiedono ad Abbas di licenziarlo.

Le Brigate al-Aqsa, ala militare di Fatah, hanno chiesto al presidente Mahmoud Abbas di licenziare Salaam Fayyad dal governo di emergenza e di scegliere al suo posto una personalità nazionalista e patriottica.
In un comunicato stampa, le Brigate hanno dichiarato: "Siamo rimasti sorpresi, noi delle Brigate al-Aqsa, che, mentre il nemico sionista uccide il nostro popolo e fa scorrere il suo sangue, Salaam Fayyad, capo del governo di emergenza, attacchi la resistenza palestinese. Resistenza di cui il nostro popolo palestinese è orgoglioso. Fayyad ha affermato che non permetterà la presenza di milizie e ali militari in Palestina".

Le Brigate al-Aqsa hanno aggiunto: "Abbiamo chiuso un occhio già una volta sulle dichiarazioni di Fayyad rilasciate alla rete televisiva americana CNN, quando aveva definito la resistenza ‘la causa che aveva portato alla disgrazia il popolo palestinese’. In quell’occasione ci eravamo detti: ‘Forse c’è un errore di traduzione’, ma la vera natura dell’uomo dell’America è apparsa chiara: è il primo capo di governo palestinese che porta la nazionalità americana".

Le Brigate hanno chiesto a Fayyad di scusarsi con il popolo palestinese, con i suoi caduti, con i suoi feriti e i suoi detenuti per quanto ha dichiarato. Esse ritengono che Fayyad, con le sue affermazioni, "renda un servizio gratuito al movimento di Hamas e al suo golpe sanguinario a Gaza. Gli danno modo di attaccare il governo e la sua politica e di poterla definire ‘contraria alla resistenza’. Non sarebbe strano se Fayyad avesse potuto coordinare tutto quanto con Hamas nell’ambito dei contatti segreti con Israele e l’America".

Le Brigate hanno apprezzato le scelte dei loro leader, soprattutto Alaa Sanaqr, che hanno rassegnato le dimissioni dalle forze di sicurezza. Hanno poi sottolineato che non permetteranno di governare a un "Karzai palestinese" (alludendo al governo insediato dall’America in Afghanistan, ndr).
E hanno confermato che non rimarranno "mano nella mano a guardare i crimini dell’occupazione", invitando le loro cellule a Gaza a "unirsi alle forze della resistenza per difendere il popolo palestinese nell’ambito dell’unità di sangue e di destino, e per fedeltà ai caduti che hanno costruito la strada della libertà e dell’indipendenza".

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