Le donne vendono di tutto pur di superare la terribile crisi economica: anche l'anello di fidanzamento.

 Dal nostro corrispondente.

Aveva una voce straziante, non le rimaneva facile parlare, immersa in una grande tristezza e in un fuoco che la bruciava mentre toglieva l’anello e i braccialetti, che le sussurravano "ti prego non li vendere, come riesci a vendere le cose che ti ricordano i momenti più belli"! Ma non aveva altra soluzione, perché il bisogno che aveva e il suo amore concreto si traducevano nel vendere ciò che simbolicamente le era più caro, ma non più della necessità di vivere un po’ più dignitosamente.
Così ha messo da parte i suoi sentimenti e ha deposto sulla bilancia dell’orefice tutto ciò che aveva di oro, ciò che le aveva regalato chi l’ha accompagnata dal giorno del matrimonio e che la teneva legata. Non sarebbero stati quei braccialetti a rompere l’amore: con un marito disoccupato non c’era altra soluzione. Uscendo dal negozio ha intravisto, dietro altre vetrine di gioiellerie, donne che discutevano con gli orefici e che vendevano i loro ori.
Queste donne sono disposte a vendere l’anima pur di guadagnare qualcosa, ed è andato bene l’aumento del prezzo dell’oro:  un’occasione che non si sono lasciate sfuggire in un momento di crisi economica così grave.
Nelle gioiellerie.
Il gioielliere Issa Aya ha raccontato di aver comprato molto oro in questo periodo: le donne hanno approfittato dell’aumento del prezzo. La vendita di grandi quantità di oro fa pensare a soldi da investire in progetti, a macchine che possano essere utilizzate come fonte di guadagno. Chi vende pochi grammi è perché deve sfamare i propri figli: costoro rappresentano una buona percentuale della popolazione impoverita.
Il gioielliere ha espresso dolore per molte delle situazioni che si ritrova di fronte quotidianamente: donne che vendono i loro ori, piangendo, per poter pagare le tasse universitarie ai figli. Si è stupito di come molte abbiano venduto la loro fede nuziale pur di affrontare le spese più urgenti.
Il commerciante ha dichiarato di non poter più comprare oro perché non ha più soldi: nell’ultimo periodo ne ha acquistato senza riuscire a venderlo, specialemente da quando è arrivato a costare 12 dinari e 40 cents.
Un altro orefice, che vuole restare anomimo, ha raccontato ciò che lo ha più impressionato: "Una donna è venuta a vendere degli orecchini piccolissimi della sua bambina, con i quali doveva coprire spese piccolissime. Non valevano la pena di essere venduti, ma le ho dato lo stesso i soldi".
Un altro orefice, Rami Al-Dabbus, ha riferito che il 40% delle donne vende per assoluta necessità e quelle che restano, approfittano della situazione soprattutto adesso che i prezzi sono aumentati. Gli sposi che ne avrebbero bisogno per il matrimonio, si rifiutano di comprare aspettando il calo dei prezzi.
Un altro invece ha elencato quattro categorie: chi deve far fronte alle spese basilari e urgenti – cibo e vestiti; chi ha bisogno per lo studio o le cure mediche; chi deve terminare delle spese; infine, chi deve finanziare progetti di lavoro.
Un ultimo orefice ha spiegato che lasciare Gaza senza oro è una strategia pericolosa: "Noi orefici lo compriamo dalla gente, poi i grandi commercianti lo vendono all’estero. Questo significa che ci sarà una grande svalutazione del denaro che provocherà una crisi economica senza precedenti".

Grandi sacrifici per soppravvivere

Amal Kindil discuteva con sua suocera davanti alla porta della gioielleria per valutare se il prezzo proposto andava bene, perché ciò che ne avrebbe ricavato le sarebbe servito per aiutare suo marito che non lavora da tempo. La responsabilità sulla famiglia è di entrambi e ciò che vende oggi le verrà ricompensato quando migliorerà la sua situazione. "I miei figli sono disoccupati, e un altro lavora con l’Autorità, senza stipendio. Non ci sono fonti di guadagno: non credo che abbiamo passato periodi più difficili di questo".
Om Nasser Abdel Nabi era disperata, ferma davanti all’orefice: cercava di raggiungere il massimo prezzo possibile per poter soddisfare le esigenze dei suoi nove figli orfani di padre: "Vivo in affitto. Da due mesi non abbiamo alcun aiuto. Qualche giorno fa ho venduto un braccialetto del valore di 320 dinari che mi è bastato per comprare qualcosa da mangiare. Oggi voglio vendere ancora dell’oro per pagare l’affitto". La donna si è portata la mano al collo dicendo: "Sento che qualcosa mi strozza". Era la grande tristezza che provava.
Om Rizk ha venduto i suoi ori per non dover chiedere aiuto, perché suo marito da tempo non riceve lo stipendio.
Om Alaa Al-Safadi ha venduto l’oro, come tante altre, per costruire una casa solo per lei, perché vive con i suoi e non vorrebbe che si creassero dei problemi, "per questo approfitto di questa occasione per aiutare mio marito nella costruzione".

L’oro è una fonte fondamentale per le famiglie povere.

Un esperto di economia ha spiegato che l’oro e i dollari sono l’unico modo per i palestinesi per soppravvivere, perché non ci sono modi per ricevere prestiti dalle banche, soprattutto se si tratta di famiglie povere.
Questi modi vengono usati nei periodi di crisi economica e non è la prima volta che le famiglie vendono i gioielli per poter coprire le spese. Questa situazione continua da anni a causa della disoccupazione e dei mancati stipendi.
L’economista ha affermato che le famiglie povere non si limitano solo a vendere l’oro, ma vendono tutto ciò che ancora possiedono. "La quantità di oro presente nella Striscia di Gaza è davvero minimo e non può essere paragonato agli altri mercati. La gente è disposta a vendere se stessa pur di soppravvivere e non mi stupirei se fosse una strategia di Israele per far rimanere Gaza senza oro".

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