Le fazioni palestinesi rifiutano le elezioni anticipate

Molte fazioni e leader palestinesi in Damasco, ieri, hanno rifiutato l’appello di Abbas a indire elezioni presidenziali e legislative anticipate.

L’ufficio politico del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina ha criticato la decisione del presidente Abbas.

Tutte le fazioni hanno condannato l’attacco contro il primo ministro, giovedì scorso, e l’uccisione dei figli di Ba’lousha. E hanno chiesto la creazione di un comitato di investigazione imparziale, e il ritiro delle persone in armi dalle strade.

Il capo dell’Ufficio politico di Hamas, Khalid Mash’al, ha confermato il rifiuto del movimento di indire elezioni anticipate, come invece richiesto da Abbas. "Parliamo a nome di dieci fazioni palestinesi", ha sottolineato.

Per ciò che riguarda l’attacco contro il premier Haniyah, il segretario generale del Jihad islamico, Ramadan Shallah, ha affermato che "lo stato di caos nella scena palestinese è responsabilità sia di Fatah sia di Hamas".

Ieri, il ministro degli Affari Esteri palestinese, Dr Mahmoud Zahhar, ha sottolineato il rifiuto di Hamas a indire nuove elezioni, che significherebbe rigettare "la scelta democratica del popolo". E ha aggiunto: "Chi è stanco, si dimetta, ma le finanze palestinesi non possono permettersi nuove elezioni".

In un’intervista al canale satellitare Al-Jazeera, Zahhar ha difeso il modo in cui Hamas ha portato il denaro nella Striscia di Gaza, come "parte degli sforzi del governo per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici".

Hamas ieri ha rigettato le dichiarazioni di Abbas e ha sottolineato che il movimento "non permetterà un colpo di stato contro la volontà del popolo". "La richiesta di Abbas di promuovere nuove elezioni – ha affermato in un comunicato diramato ieri – è incostituzionale e illegale e si pone come un colpo di stato contro la legittimità palestinese". E ha aggiunto che la richiesta viola la legge fondamentale dell’Anp e l’autorità presidenziale, evidenziando come la dichiarazione di Abbas, per cui il popolo "rappresenta la fonte di tutte le autorità", sia sbagliato e fuorviante. Ha precisato infatti che negli articoli di legge dell’Anp c’è scritto che "il popolo è la fonte di tutte le autorità, che sono esercitate attraverso il potere esecutivo, legislativo e giudiziario". 

"Il nostro rifiuto della richiesta di Abbas non è basata sulla paura di perdere le elezioni, perché riteniamo che la popolarità di Hamas sia al massimo livello, bensì perché si tratta di un tentativo di organizzare un colpo di stato interno per rimuovere Hamas dal potere".

Un’altra ragione addotta dal movimento è il costo delle elezioni stesse, che graverebbe sulle finanze palestinesi già misere.

Hamas ha criticato le accuse che Abbas ha rivolto a Haniyah in relazione all’introduzione attraverso il terminal di Rafah del denaro raccolto nei paesi islamici visitati: "La gente sa bene chi è onesto e chi è ladro, chi sta lavorando per aiutarli e chi per derubarli" e ha aggiunto che i soldi sarebbero stati versati al ministero delle Finanze, come negli altri casi.

Hamas ha inoltre ribadito che l’unico modo per uscire dalla crisi attuale è di ritornare ai negoziati e al dialogo nazionale, "lontano dalle pressioni straniere".

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Le fazioni palestinesi rifiutano le elezioni anticipate

Molte fazioni e leader palestinesi in Damasco, ieri, hanno rifiutato l’appello di Abbas a indire elezioni presidenziali e legislative anticipate.

L’ufficio politico del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina ha criticato la decisione del presidente Abbas.

Tutte le fazioni hanno condannato l’attacco contro il primo ministro, giovedì scorso, e l’uccisione dei figli di Ba’lousha. E hanno chiesto la creazione di un comitato di investigazione imparziale, e il ritiro delle persone in armi dalle strade.

Il capo dell’Ufficio politico di Hamas, Khalid Mash’al, ha confermato il rifiuto del movimento di indire elezioni anticipate, come invece richiesto da Abbas. "Parliamo a nome di dieci fazioni palestinesi", ha sottolineato.

Per ciò che riguarda l’attacco contro il premier Haniyah, il segretario generale del Jihad islamico, Ramadan Shallah, ha affermato che "lo stato di caos nella scena palestinese è responsabilità sia di Fatah sia di Hamas".

Ieri, il ministro degli Affari Esteri palestinese, Dr Mahmoud Zahhar, ha sottolineato il rifiuto di Hamas a indire nuove elezioni, che significherebbe rigettare "la scelta democratica del popolo". E ha aggiunto: "Chi è stanco, si dimetta, ma le finanze palestinesi non possono permettersi nuove elezioni".

In un’intervista al canale satellitare Al-Jazeera, Zahhar ha difeso il modo in cui Hamas ha portato il denaro nella Striscia di Gaza, come "parte degli sforzi del governo per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici".

Hamas ieri ha rigettato le dichiarazioni di Abbas e ha sottolineato che il movimento "non permetterà un colpo di stato contro la volontà del popolo". "La richiesta di Abbas di promuovere nuove elezioni – ha affermato in un comunicato diramato ieri – è incostituzionale e illegale e si pone come un colpo di stato contro la legittimità palestinese". E ha aggiunto che la richiesta viola la legge fondamentale dell’Anp e l’autorità presidenziale, evidenziando come la dichiarazione di Abbas, per cui il popolo "rappresenta la fonte di tutte le autorità", sia sbagliato e fuorviante. Ha precisato infatti che negli articoli di legge dell’Anp c’è scritto che "il popolo è la fonte di tutte le autorità, che sono esercitate attraverso il potere esecutivo, legislativo e giudiziario". 

"Il nostro rifiuto della richiesta di Abbas non è basata sulla paura di perdere le elezioni, perché riteniamo che la popolarità di Hamas sia al massimo livello, bensì perché si tratta di un tentativo di organizzare un colpo di stato interno per rimuovere Hamas dal potere".

Un’altra ragione addotta dal movimento è il costo delle elezioni stesse, che graverebbe sulle finanze palestinesi già misere.

Hamas ha criticato le accuse che Abbas ha rivolto a Haniyah in relazione all’introduzione attraverso il terminal di Rafah del denaro raccolto nei paesi islamici visitati: "La gente sa bene chi è onesto e chi è ladro, chi sta lavorando per aiutarli e chi per derubarli" e ha aggiunto che i soldi sarebbero stati versati al ministero delle Finanze, come negli altri casi.

Hamas ha inoltre ribadito che l’unico modo per uscire dalla crisi attuale è di ritornare ai negoziati e al dialogo nazionale, "lontano dalle pressioni straniere".

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