Le fobie di Israele se i Fratelli Musulmani dovessero far parte del governo egiziano

di Khaled Amayreh

Pal-Info. La prospettiva che gli islamisti d'Egitto – e in particolare i forti Fratelli Musulmani – conquistino il potere o entrino a far parte della coalizione di governo in un eventuale futuro post-Mubarak, sta suscitando il panico all'interno della leadership israeliana.

Le grandi proteste egiziane, che chiedono l'estromissione del presidente e del suo regime filo-occidentale, hanno colto Israele di sorpresa, dimostrando come l'Intelligence israeliana, il Mossad, abbia completamente fallito nell'anticipare la sommossa popolare.
Lo Stato israeliano ha infatti sempre visto con enorme favore le dure repressioni riservate dalle dittature arabe alle forze islamiste, mentre al suo interno – dove vige un regime basato sul principio di supremazia ebraica – ha costantemente promosso l'adozione di misure staliniste e persino pseudo-naziste nell'affrontare i gruppi politici islamisti e i movimenti che si oppongono all'occupazione israeliana in Palestina.

In questi giorni, diverse personalità pubbliche israeliane – tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu e il presidente Shimon Peres -, sono impegnati nell'impartire lezioni ai visitatori dall'estero sulle possibilità di relegare nell'illegalità la partecipazione democratica di gruppi estremisti di stampo religioso. Peres, ad esempio, ha pubblicamente lodato Mubarak, nonostante la tendenza tirannica e pseudo-mafiosa del suo regime. E sempre Peres – altro noto criminale di guerra -, ha affermato che “l'Occidente dovrebbe appoggiare i regimi dittatoriali in tutto il mondo arabo, poiché tengono a bada il 'fondamentalismo islamico'”.

Netanyahu, il cui governo registra un massimo storico del fanatismo religioso ebraico – realtà del tutto simili agli ideologi nazisti nell'appoggiare il razzismo e la supremazia ebraica -, ha a sua volta confessato al cancelliere tedesco, Angela Merkel, in visita in Israele: “Il nostro vero timore è che la presente situazione conduca – com'è già successo in diversi paesi, tra cui l'Iran – alla formazione di regimi repressivi dell'Islam radicale”.
Ovviamente, da abile menzognere incallito, Nethanyahu ha dimostrato di aver rimosso dalla memoria il fatto che, ad oggi, il Paese da lui governato, sia classificato come il più repressivo – o tra i più repressivi – della Terra.

Stiamo infatti parlando di un Paese che fa piovere fosforo bianco su innocenti bambini a Gaza, e che sgancia milioni di bombe a grappolo nel sud del Libano – sufficienti a uccidere o menomare milioni di bambini.

Stiamo parlando di un Paese che ha demolito le case di migliaia di persone innocenti, anche mentre si trovavano all'interno di esse.

Stiamo parlando di un Paese che un ex soldato israeliano ha descritto come “un'incarnazione del diavolo, che avrebbe qualcosa da insegnare persino agli stessi nazisti”.

Ci si chiede quindi come un Paese simile possa dare lezioni di democrazia, libertà  e diritti umani al resto del mondo.
Naturalmente, ad Israele il destino e il benessere di circa 80 milioni di egiziani non importano. Per l'entità criminale israeliana, non ha importanza se questo grande popolo arabo viene aggredito selvaggiamente, tormentato, umiliato e persino devastato fisicamente e spiritualmente.

La priorità assoluta per questa “nazione” egocentrica, costituita da coloni e ladri di terre, saranno sempre gli interessi vitali d'Israele, mantenibili solo attraverso un dittatore alla Mubarak che ignori gli interessi del proprio Paese e del proprio popolo.

Oggi le masse egiziane dicono a Mubarak: “Il troppo è troppo”. E questo dovrebbe voler dire interrompere la lunghissima e illegittima luna di miele tra Egitto e Israele, con il ritorno alla dignitosa identità egiziana e la fine definitiva del regime di Mubarak.

Quanto agli islamisti, parte integrante del popolo egiziano, il loro ruolo nella rivolta non può essere negato. Dopotutto, hanno sostenuto il peso delle oppressioni e della repressione del regime di Mubarak per quasi trent'anni. Per questo, è ora che vengano almeno in parte ricompensati per la loro lotta, per la pazienza e per i sacrifici incessanti.

Israele e gli Stati Uniti continueranno ad abbaiare come cani rabbiosi, nel tentativo disperato di privare gli islamisti dei loro diritti politici, ma tutti gli egiziani di senno dovrebbero rifiutare questi atteggiamenti condiscendenti e provocatori, che esortano ad escludere gli islamisti da qualunque soluzione post-Mubarak.

I Fratelli Musulmani hanno sofferto a lungo nell'attesa che arrivasse questo giorno, rinchiusi regolarmente nelle carceri del regime solo per essere tenuti lontani dagli occhi del pubblico: per questo motivo, Israele deve capire che l'Egitto non è la Cisgiordania, dove il nazismo ebraico può fare il bello e il cattivo tempo con chi è affiliato ad Hamas, con l'unico scopo di appagare il sadismo e la sete di vendetta sionisti.

Il regime post-Mubarak dovrà abbandonare del tutto le vili politiche che Mubarak e la sua cricca hanno adottato ai danni di Hamas e della popolazione di Gaza: il presidente egiziano ha infatti collaborato con Israele nel far perire la fame e nell'uccidere la popolazione di Gaza, segnandone il futuro.

Il comportamento del regime prima, durante e dopo lo pseudo-nazista massacro di Gaza (2008-2009) ha dunque lasciato un segno indelebile di vergogna nell'intera storia del mondo arabo, passata e presente.
Ecco perché un nuovo regime che s'instaurasse in Egitto dovrebbe far dimenticare a milioni di egiziani, arabi e musulmani di tutto il mondo l'attuale e triste connivenza egiziana con i nazisti del nostro tempo, gli stessi che si dissetano bevendo sangue musulmano.

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