‘Le infamie della cooperazione trilaterale’.

Riceviamo da ISM – Italia (Internation Solidarity Movement) e pubblichiamo.

Le infamie della cooperazione trilaterale

Si ripete anche quest’anno in Toscana il summit internazionale di Ong di Palestina e Israele (vedi il programma in allegato 3).

Si torna a parlare del “ruolo dell’Europa nella risoluzione del conflitto Israelo-Palestinese”. 

Come avevamo scritto lo scorso anno in occasione della prima edizione (allegato 2): “L’Europa, come è noto anche ai sordi, non ha avuto, non ha e non avrà alcun ruolo nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese.

Fa parte di quel Quartetto (USA, UE, Russia, ONU), gestito dalla signora Condoleezza Rice, responsabile, tra le altre cose, del colpo di stato contro il governo di “Change and Reform” (Hamas), democraticamente eletto nel gennaio del 2006 (Pinochet in Palestine by Joseph Massad, http://weekly.ahram.org.eg/2006/819/op2.htm).”

 E proseguivamo: “La convention è l’ultima delle tante iniziative, legate agli accordi di Oslo, tese a promuovere e organizzare il collaborazionismo palestinese e quello europeo con la politica israeliana e a soddisfare fameliche ONG di ogni latitudine e di ogni settore politico, impegnate nel “business umanitario”.

Progetti che come ha ricordato Omar Barghouti, recentemente in Italia,  citando Simone de Beauvoir, mirano essenzialmente a .

Progetti che mirano a cancellare ogni differenza tra occupanti e occupati, oppressori e oppressi, coloni e colonizzati, assassini e assassinati, ladri di futuro e derubati.”

Ma le infamie trilaterali proseguono, superando ogni limite del grottesco e del ridicolo.

Se Annapolis non ha partorito nemmeno un topo lillipuziano, che cosa può partorire il summit toscano?  Cinismo, ipocrisia e menzogne in dosi non omeopatiche.

 

Segue (allegato 1) una lettera aperta di Yitzhak Laor, scritta nel maggio 2008 con riferimento alla Fiera del Libro.

Inutile suggerire ai promotori del summit e ai partecipanti la lettura di:

  • “La pulizia etnica della Palestina” di Ilan Pappe, Fazi editore 2008
  • “Il nuovo filosemitismo europeo e il “campo  della pace” in Israele” di Yitzhak Laor, Le Nuove Muse 2008

e a maggior ragione dei seguenti documenti:

  • il rapporto di fine missione (maggio 2007) di Alvaro de Soto, inviato permanente dell’ONU nel quartetto
  • il rapporto del 2007 sulla situazione dei diritti umani in Palestina e negli altri territori arabi occupati di John Dugard, Special Rapporteur dell’ONU su questo argomento
  • l’inchiesta di David Rose, “The Gaza Bombshell”, apparsa su Vanity Fair dell’aprile 2008, in italiano all’indirizzo:  http://www.forumpalestina.org/news/2008/Marzo08/16-03-08BombaGaza.htm

ISM-Italia

Torino, 19 settembre 2008

Allegato 1

La Fiera del libro di Torino e la buona vecchia Europa, Una lettera aperta di Yitzhak Laor *

Il Manifesto, 11 maggio 2008

Cara amica, il nostro problema qui, in quanto israeliani contro l’occupazione, è un problema concreto con i nostri vicini concreti, quelli che tornano a casa dopo avere prestato servizio ai blocchi stradali e avere trattato esseri umani come animali: diventano fascisti attraverso la pratica – ossia attraverso il servizio militare – e solo poi fascisti ideologicamente. Questo non preoccupa la sinistra filo-israeliana in Italia. Tu sostieni che la sinistra italiana non avrebbe trattato un boicottaggio del Sudafrica nel modo in cui sta trattando qualunque proposta di boicottaggio di Israele. Ma la cosa è più semplice: pensa alla sinistra italiana durante la prima guerra del Libano e paragonala alla sua posizione attuale. Non è l’occupazione a aver cambiato natura. È l’Europa occidentale che è cambiata, che è tornata al suo vecchio modo di guardare i non-europei con odio e disprezzo. Nell’immaginario della sinistra italiana, i palestinesi hanno perso lo «status» simbolico di cui godevano un tempo (la kefia al collo di decine di migliaia di giovani italiani, ad esempio) e sono passati nell’hinterland dell’Europa: dove gli americani possono fare quello che vogliono, e l’avida Europa, come sempre, si schiera dalla parte dei più forti. I palestinesi sono ancora una volta solo degli arabi che sanguinano, e il sangue arabo – proprio come in passato il sangue ebraico – vale poco. Si potrebbe riassumere il cinismo dell’attuale scena italiana citando Giorgio Napolitano, quando ha fatto riferimento a una vecchia discussione che ebbe nel 1982 a Torino con l’allora comunista Giuliano Ferrara. Riflettendo sulla posizione del Pci sul massacro di Sabra e Shatila, Napolitano, che sarebbe poi diventato Presidente, ha detto: «Per quanto riguarda una determinata persona (Giuliano Ferrara), ricordo solo che egli si faceva promotore di una causa (la causa palestinese nel 1982) che nel Partito godeva di una qualche popolarità ma che non ci avvicinava per nulla alla presa del potere». Machiavelli avrebbe dovuto incontrare sia Ferrara che il Presidente italiano per un drink sui fiumi di sangue palestinese.

Ma il cambiamento di posizione della sinistra italiana ha molto poco a che vedere con la propaganda israeliana, anche se la Fiera del libro di Torino rientra anch’essa nella propaganda israeliana. Concentriamoci per un momento su questa fiera, a titolo di esempio. Abbiamo a che fare con la Cultura, che è sempre la «coesistenza» di affari (delle case editrici, ad esempio) con il razzismo implicito degli «amanti della Cultura», cultura che è sempre puramente occidentale (cristiana o «secolare»). Gli israeliani in questo contesto sono gli «eredi della buona vecchia Europa», mentre gli arabi, naturalmente, non sono ammessi in questa cultura. In breve, la xenofobia italiana ha anche un volto umano: la Fiera del libro di Torino. Il nostro stato, che da 41 anni sta privando un’intera nazione di qualunque diritto se non quello di emigrare, viene celebrato dalla Cultura. Bene, questa è l’Europa – dopo tutto, la stessa Europa che noi e i nostri genitori abbiamo conosciuto: la Cultura è sempre stata la cultura dei Padroni. Il dibattito sulla Fiera del libro può dimostrare come la sinistra, un tempo la più sensibile d’Europa verso la causa palestinese, sia diventata la più cinica sinistra filo-israeliana. Ha perso il suo orizzonte politico, e in questo vuoto ideologico ciò che si è realmente verificato è il ritorno del Coloniale. È questo il contesto storico in cui va letta l’estinzione della nazione palestinese, celebrata attraverso il 60° anniversario di Israele. L’Europa si sta espandendo fino a includere Israele, come «isola di democrazia», di «diritti umani».

Non dobbiamo dimenticare che la sinistra italiana non ha mai attraversato un processo post-coloniale. Ha fatto tutta la strada dalla retorica anticolonialista degli anni ’70 all’attuale «ansia» coloniale per «i nostri fratelli ebrei là nella giungla, tra i selvaggi». Mamma li turchi!

Cara amica, non possiamo dipendere dagli europei, nonostante pochi coraggiosi. Guarda, i nostri soldati sono tornati a casa e dai loro scarponi il sangue cola in salotto. Imparano presto nella vita a ignorare le lacrime delle madri. Prima di compiere vent’anni sono già crudeli come cacciatori di teschi. Lo ammetto: dovevo scrivere questo pezzo per il Manifesto, ma mi sono rivolto a te, perché non riesco più a rivolgermi agli europei direttamente, chiedendo loro di pensare ai palestinesi rinchiusi come animali nei loro ghetti, al vento e alla pioggia. E gli anni passano.

* scrittore israeliano (traduzione Marina Impallomeni)

Allegato 2

Il ruolo dell’Europa nella risoluzione del conflitto Israelo-Palestinese

Una ”convention” moralmente  e politicamente assai discutibile organizzata dalla Regione Toscana

(sul summit 2007)

“Il ruolo dell’Europa nella risoluzione del conflitto Israelo-Palestinese” è il titolo di una convention (anzi di un “summit”) che si terrà a Montecatini l’11 e il 12 giugno e a Firenze, a Palazzo Vecchio, la mattina di mercoledì 13 giugno con la partecipazione del presidente del consiglio Romano Prodi (il gran finale), reduce dalle fatiche di un G8 e di una visita del Bush G.W.

Di Romano Prodi ricordiamo l’abbraccio “disgusting” del 13 dicembre 2006 con Olmert e la conferenza stampa in cui ebbe a recitare le cose suggerite dallo stesso Olmert.

(http://www.infolive.tv/en/infolive.tv-1429-israelnews-olmert-concludes-successful-italian-tour).

Prodi su richiesta di Olmert aveva assicurato da parte italiana “il riconoscimento dello Stato di Israele come stato ebraico”. 

L’Europa, come è noto anche ai sordi, non ha avuto, non ha e non avrà alcun ruolo nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese.

Fa parte di quel Quartetto (USA, UE, Russia, ONU), gestito dalla signora Condoleezza Rice, responsabile, tra le altre cose, del colpo di stato contro il governo di “Change and Reform” (Hamas), democraticamente eletto nel gennaio del 2006 (Pinochet in Palestine by Joseph Massad, http://weekly.ahram.org.eg/2006/819/op2.htm).

Il programma della convention è all’indirizzo http://cdt.iao.florence.it/intranet2/download.php?id=4052&parent=854.

La piattaforma della convention (si fa per dire, è solo un elenco confuso di  intenzioni ipocrite) firmata da Yehudah Paz (Dr,) – Chairman, Negev Institute for Strategies of Peace and Development (NISPED) e da Hazzem Kawasmi – Vice-President, Young Entrepreneurs of Palestine (YEP) è all’indirizzo 

http://cdt.iao.florence.it/intranet2/download.php?id=4053&parent=854.

La piattaforma recita tra l’altro “Noi notiamo anche che esiste un ampio e generale approccio per il raggiungimento della pace che i gruppi israeliani e palestinesi sopraindicati accettano, nonostante la varietà dei backgrounds  politici e ideologici. Si potrebbe dire che le “condizioni limite" di questo approccio sono quelle della soluzione “due popoli – due stati” e ricadono all’interno dei parametri stabiliti da: la road map del Quartetto; le proposte di Clinton del 2000; l’iniziativa della  Lega Araba del 2002; l’iniziativa di Ginevra e l’accordo Ayalon-Nusseibah. Noi osserviamo che se differiscono tra loro, hanno però parecchie cose in comune. Noi osserviamo anche che le maggiori istituzioni  politiche, sia palestinesi che israeliane, si sono pronunciate  a favore di almeno una di queste. Si suggerisce che questo approccio caratterizzi la nostra attività“ .

Un fritto misto, indigeribile, di cose sepolte dagli avvenimenti degli ultimi anni che riassume le dimensioni del ridicolo e del grottesco di un summit, moralmente infame e politicamente osceno, che nel programma non si pone come obiettivo il riconoscimento del governo palestinese e la fine del boicottaggio israeliano e occidentale contro il governo e il popolo palestinese, ma si pone, tra gli altri,  il seguente interrogativo: “How can we help in preventing the collapse of Gaza Strip?, (Come possiamo essere di aiuto nel prevenire il collasso della Striscia di Gaza?)(sic!)

La convention è l’ultima delle tante iniziative, legate agli accordi di Oslo, tese a promuovere e organizzare il collaborazionismo palestinese e quello europeo con la politica israeliana e a soddisfare fameliche ONG di ogni latitudine e di ogni settore politico, impegnate nel “business umanitario”.

Progetti che come ha ricordato Omar Barghouti, recentemente in Italia,  citando Simone de Beauvoir, mirano essenzialmente a “un cambiamento nella consapevolezza dell’oppresso, non nella situazione che li opprime”.

Progetti che mirano a cancellare ogni differenza tra occupanti e occupati, oppressori e oppressi, coloni e colonizzati, assassini e assassinati, ladri di futuro e derubati.

Ha scritto Ilan Pappe nel giugno del 2004: “Ciò che sta succedendo in Israele – Palestina, è un gioco, è la sciarada della pace, una parodia della pace. Ma la verità è che ancora una volta, sempre gli stessi politici delle due parti si incontrano in alberghi lussuosi, con diplomatici arrivati da tutto il mondo per parlare di niente, per fare semplicemente delle chiacchiere. E sentiamo parole roboanti, quali “processo di pace”, “evacuazione”, “disimpegno”, “fine dell’occupazione”, “creazione di uno Stato palestinese”….E’ “l’industria della pace”, come direbbe Chomsky. Ma sul campo non succede assolutamente nulla! Invece, tutto intorno al campo si sviluppano le chiacchiere e i futili esercizi di una diplomazia priva di senso.” (“In Israele non esiste un movimento per la pace” di Ilan Pappe, Friburgo, 4 giugno 2005).

Un gioco che si è svolto e che continua a svolgersi anche in Italia non senza esiti pratici. La Regione Toscana, protagonista insieme ad altre regioni rosse (?) di accordi collaborazionisti con il Peres Center for Peace è un esempio in sedicesimo (Firenze non è Ginevra e i La Pira non nascono più in Italia), del concorso di numerosi enti locali italiani nel processo “dell’industria della pace e del collegato turismo” e nel collaborazionismo attivo con Israele, anche nella cooperazione militare.

Tra i partecipanti palestinesi si distinguono personaggi assai discussi come Yasser Abed Rabdo (il faccendiere degli accordi di Ginevra) e come Jibril Rajoub, così descritto in http://www.geocities.com/lawrenceofcyberia/palbios/pa06000.html:

“Jibril Rajub (Jibril Rajoub): Consigliere della Sicurezza Nazionale di Yasir Arafat, con il grado di Brigadiere-Generale; già capo della Forza di Sicurezza Preventiva Palestinese nella West Bank; membro del Consiglio Rivoluzionario di Fatah. Considerato un politico moderato, con da tempo stretti collegamenti con l’America (CIA) e con gli ufficiali della sicurezza israeliana.  Più temuto che popolare tra i Palestinesi, contro i quali ha usato la  PSF per reprimere il dissenso e vessare gli avversari politici (anche con l’uso della tortura). “

Ci auguriamo che a rompere le uova nel paniere provveda, tra gli invitati, Avraham Burg, già presidente del Parlamento israeliano, che recentemente ha dichiarato ad Haaretz (quotidiano israeliano) “Definire Israele come uno stato ebraico è la chiave per la sua fine (esattamente il contrario di quanto dichiarato da Romano Prodi nella citata conferenza stampa). Uno stato ebraico è esplosivo. E’ dinamite."

E si è detto  favorevole alla abrogazione della Legge del Ritorno e ha invitato gli israeliani che ne hanno la possibilità a chiedere un passaporto straniero

(http://www.haaretz.com/hasen/spages/867986.html).

Quello che viene chiesto dalla società civile palestinese è qualcosa di assai diverso da quello che chiedono i collaborazionisti palestinesi e nostrani: dichiarare il boicottaggio di Israele fino a che non si decide a rispettare il diritto internazionale e a porre termine alla pulizia etnica dei palestinesi iniziata nel 1947 e che prosegue con il Muro dell’Apartheid in West Bank e con il genocidio nella striscia di Gaza (Palestine 2007: Genocide in Gaza, Ethnic Cleansing in the West Bank by Ilan Pappe, The Electronic Intifada, 11 January 2007).

ISM-Italia, giugno 2007

Allegato 3

Il programma del summit 2008

(da una email di ali@ali-comunicazione.com)

“Il ruolo dell’Europa nella risoluzione del conflitto Israelo-Palestinese”: torna in Toscana l’appuntamento internazionale del Forum per la Pace delle Ong israeliane e palestinesi. A Pisa venerdì  19 e sabato 20 settembre si ritroveranno nelle sale del Centro  Congressi del My One Hotel i rappresentanti di 50 Ong palestinesi e  di 50 Ong israeliane per lavorare sui temi della pace. Insieme a  loro, i rappresentanti di altrettante Ong italiane ed europee.

La conferenza, organizzata dalla Regione Toscana con il sostegno dell’Unione Europea e rivolta agli operatori, si svolge sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e rappresenta il secondo appuntamento di questo tipo che si svolge in  Toscana con la partecipazione della società civile di Israele e  Palestina.

Dopo il felice esordio dello scorso anno, che vide impegnate le Ong  in una tre giorni di lavori a Montecatini e a Firenze, questa è  l’occasione per ritrovarsi e confrontare il lavoro compiuto, ma  soprattutto per gettare la base di nuovi progetti comuni. Progetti che riguarderanno temi primari come  la tutela dei  diritti civili e  umani,  gli aiuti umanitari, la salute, l’istruzione, la ricerca e  l’università, la salvaguardia dell’ambiente, ma anche l’informazione.

Questo il programma del Forum.

I lavori cominceranno venerdì, 19 settembre, intorno alle 10, con i saluti del sindaco di Pisa, Marco Filippeschi e quelli del presidente della Provincia, Andrea Pieroni. Subito dopo sarà l’assessore regionale alla pace e riconciliazione, Massimo Toschi, a svolgere l’intervento introduttivo che, insieme a quelli dei capidelegazione, il  palestinese Saman Khoury, e l’israeliano Ron Pundak presidente del Centro Peres per la pace,  oltre all’intervento di Anne Luvigsson, parlamentare svedese e rappresentante del  Centro “Olof Palmer”  porterà nel cuore dei lavori della conferenza. Sempre  nella mattinata del 19 settembre  si potranno ascoltare i contributi dell’ambasciatore israeliano in Italia, Ghideon Meir, e di un rappresentente dell’ambasciata palestinese. Nel pomeriggio due  workshop. Il primo dedicato a fare il punto della situazione del  negoziato per la pace in corso, alla luce dell’iniziativa araba,  e  l’analisi del contributo potenziale delle iniziative  di pace  regionali. Il secondo  dedicato più in particolare al ruolo della società civile israeliana, palestinese e di quella europea, nella costruzione della pace attraverso la cooperazione trilaterale.

L’intervento del presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, intorno alle 11,30 della seconda giornata di lavori, sabato 20  settembre, vertera’ sul tema “La scommessa della pace” Prima di  lui testimonianze di personalità provenienti da altri paesi, la cui storia è stata segnata dal conflitto, come l’Irlanda del Nord  e il Sudafrica. Seguirà un workshop  che permetterà di approfondire il  ruolo della società civile nelle situazioni di conflitto. Nel pomeriggio di sabato 20 settembre, intorno alle 15,30,  attesi gli  interventi di Stefano Cacciaguerra, responsabile della cooperazione  decentrata della Farnesina e della vicepresidente del parlamento Europeo, Luisa Morgantini. Infine spazio alla presentazione di programmi di cooperazione particolarmente significativi, come Med-Cooperation, che vedono la partecipazione di varie regioni italiane  e la presentazione della Conferenza Europea delle autorità locali per  la cooperazione e la pace che si terrà a Venezia il 27 e 28 settembre.

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