Le mappe turistiche israeliane annettono le terre palestinesi

 Daoud Kuttab, Maan. George Mitchell, inviato speciale americano, ha visitato l’area, munito di una lettera speciale da parte del presidente Usa Barack Obama e rivolta al presidente palestinese, nella quale si ripetono i contenuti del patto israelo-americano circa l’avvio, prossimo, di colloqui di pace.

Questa volta, la parte palestinese, si inchina non per perdere tempo su dei colloqui fini a sé stessi e basati su negoziati progressivi. I palestinesi sono determinati ad affrontare anzitutto la questione delle frontiere come punto di partenza per stabilire le modalità con cui si dovrà seguire la realizzazione dello stato palestinese. Nel frattempo, il ministero del Turismo israeliano (nelle sue ultime mappe) fa un’annessione unilaterale della Palestina ad Israele, omettendo l’esistenza di numerose comunità palestinesi. Mentre non si menziona la Cisgiordania, in queste mappe, si può leggere invece Giudea e Samaria. La Striscia di Gaza viene indicata come “Azza (Gaza) strip”.

Fino ad oggi, Israele, che nega la costituzione di uno stato palestinese, punta molto sulle questioni puramente simboliche. Da parte loro, i propagandisti di Israele domandano: si rifiuterebbero i palestinesi di riconoscere Israele in varie immagini, mappe e pubblicazioni? Perché non si fa una demarcazione in cui si veda la linea verde che separa la Cisgiordania da Gaza? Perché le mappe delle aree ad ovest del fiume giordano non menzionano mai città israeliane, come Tel Aviv, mentre riportano Jaffa? Perché, anche laddove si menziona la Cisordania sulle mappe, la parola Israele non viene riportata in corrispondenza del territorio israeliano?

Da parte loro e più di una volta, i palestinesi hanno risposto chiedendo quali fossero le frontiere israeliane. Escludono o forse includono Gerusalemme? Accetterebbero gli israeliani lo stato palestinese sulla base di quanto richiedono loro, affinché si ottenga un loro riconoscimento di Israele? Nonostante la retorica, i palestinesi hanno fatto ancora una volta un cambiamento e hanno seguito il consiglio degli amici internazionali; hanno cambiato le mappe e soprattutto i libri di testo.

Dal 1994, l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) ha sostituito i libri di testo, e nel 1999 e nel 2000, Nathan Brown, professore di scienze politiche all’Università George Washington ha pubblicato uno studio in merito.

Gli ultimi libri di testo dell’Anp si legge: “I nuovi libri raccontano i fatti (la storia) da un punto di vista palestinese, non si legge alcuna richiesta di eliminare Israele né di delegittimarlo o sostituirlo con lo ‘Stato palestinese’. Ogni testo contiene una prefazione in cui si descrivono la Cisgiordania e la Striscia di Gaza come ‘due entità di un’unica nazione’. Le mappe mostrano qualche incoerenza – a volte indicano la linea del 1967 e prendono qualche misura per evitare di precisare delle frontiere -, ma sono più chiare delle mappe israeliane. Sebbene i libri neghino ampiamente Israele, tuttavia, lo menzionano”.

Nonostante questi cambiamenti, la questione è stata motivo di persecuzione internazionale verso i palestinesi. Quasi tutti gli attacchi posso essere associati “alle parole di un’unica organizzazione, ‘Il Centro per il Monitoraggio dell’Impatto della Pace’”, il quale, afferma Natan Browns, dipende da “rapporti fuorvianti e tendenziosi che producono e sostengono incitamento”.

Nel 2001, Armin Laschet, membro della delegazione tedesca presso il Parlamento dell’Unione Europea, minacciò di bloccare i fondi dell’Unione Europea verso le istituzioni educative palestinesi”…fino a quando i palestinesi non avessero rimosso ogni citazione antagonista contro Israele”.

Peter Hansen, all’epoca commissario generale UNRWA riferì al quotidiano palestinese Al-Hayat Al-Jadida: “Non possiamo aspettarci da un popolo sotto occupazione di avere dei libri di testo in cui si idealizzi, si lodi o si esprima affetto per l’occupante”.

Tale dichiarazione causò l’oltraggio e la furia in molti circoli. La Cooperativa israelo-americana, allora controbatté: “i libri israeliani non idealizzano, non lodano e non esprimono alcun affetto per i palestinesi, senza tuttavia diffondere odio nei loro confronti”.

Nel 2002, il Congresso statunitense, richiese al dipartimento di Stato Usa che, una rispettabile organizzazione non governativa, fosse incaricata di condurre una ricerca sui programmi di studio dei palestinesi.

Il Centro israelo-palestinese per la Ricerca e l’Informazione (IPCRI) ebbe questo incarico dall’Ambasciatore Usa a Tel Aviv e dal Console Generale statunitense, di stanza a Gerusalemme. Il rapporto si concluse nel marzo 2003, fu consegnato al Dipartimento di Stato perché potesse a sua volta sottoporlo al Congresso. Nel suo sommario si leggeva: “nonostante la violenza che si registra sul campo, l’orientamento generale dei programmi di studio è pacifico. Non si incita apertamente contro Israele o contro gli ebrei come non si incita apertamente alla violenza. Tolleranza religiosa e politica è stata riscontrata in diversi libri di testo e in vari contesti”.

Ma mentre questo avrebbe dovuto porre fine alle continue ed infondate accuse, solo in pochi si sono posti la seguente domanda: qual è invece la posizione di Israele riguardo i palestinesi oppure, le mappe israeliane, demarcano o no i territori palestinesi?

Nell’ultima campagna turistica avviata da Israele si può trovare una risposta chiara all’ultimo quesito.

Nella campagna del 2009, il ministro del Turismo israeliano, ha eliminato qualunque presenza palestinese e, attualmente, Stas Misezhnikov, membro dell’ala radicale di destra Yisrael Beiteinu (medesimo partito del Ministro degli esteri, Avigdor Leiberman), è ministro del Turismo.

Egli ha eseguito una completa cancellazione della Cisgiordania e delle aree palestinesi mentre la Palestina mandataria (quella risalente al periodo dell’amministrazione britannica), viene chiamata Israele, senza alcuna frontiera o demarcazione. Tutte le mappe incluse nella campagna in questione, omettono aree e città palestinesi.

Mentre per alcuni si tratta solo di una questione meramente simbolica, non vi è dubbio che, questo stesso simbolismo giochi contro la soluzione dei due stati.

Questa soluzione è stata dichiarata essere un interesse nazionale strategico per gli Usa e ha ricevuto il pubblico sostegno del primo ministro israeliano.

Pertanto, mentre presto si avvieranno negoziati, come risponderà la comunità internazionale ad una richiesta semplice ovvero, come farà perché Israele smetta di ignorare palestinesi e Palestina, almeno sulle proprie mappe ufficiali?

Daoud Kuttab ha insegnato Giornalismo presso la Princeton University, è stato insignito di un premio come giornalista e produttore TV.

Attualmente è General Manager per Community Media Network in Jordan

Traduzione per Infopal a cura di Elisa Gennaro 

 

 

 

 

 

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