Le Nazioni Unite invitano gli israeliani a interrompere la demolizione di case palestinesi a Gerusalemme.

Gerusalemme – Infopal. Le Nazioni Unite hanno chiesto a Israele di “fermare la politica degli sfratti e della distruzione di abitazioni palestinesi a Gerusalemme Est”, avvertendo che ci sono sessantamila persone che rischiano la demolizione delle loro case e che rimarrebbero perciò senzatetto.


Questa richiesta giunge a seguito della demolizione da parte delle autorità di occupazione israeliane di sei case di famiglie palestinesi a Gerusalemme Est,
avvenuta martedì 27 ottobre. Nell'edificio vivevano 26 persone, tra cui 10 bambini.


L'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari ha riferito che il numero degli sfollati a causa della politica di demolizioni di case nei territori palestinesi occupati, dall'inizio di quest'anno è
salit a 600 persone, metà dei quali bambini.


L'Ufficio dell’Onu ha poi aggiunto che “tali atti contrari al diritto internazionale provocano gravi impatti sulle comunità e sulle famiglie palestinesi, perciò le Nazioni Unite ribadiscono la loro richiesta a Israele di fermare incondizionatamente tali atti, invitandolo anche a proteggere i civili nei territori occupati da ulteriori sfollamenti”.


Commentando le motivazioni addotte dalle autorità di occupazione israeliane (“le case vengono demolite perché non hanno ottenuto il permesso di costruzione, perciò sono ‘illegali’”), l'Ufficio dell’Onu per gli affari umanitari ha dichiarato: “La mancanza di una programmazione necessaria, i vincoli amministrativi ed elevate spese rendono impossibile ai residenti palestinesi l’ottenimento dei permessi, e non lasciano loro alcuna scelta che costruire ‘illegalmente’ per garantire un tetto alle loro famiglie”.


Le Nazioni Unite hanno dichiarato che i palestinesi che escono dai confini della città perdono la residenza, quindi anche il diritto di vivere nella città e di rientrarvi.

 

L'Ufficio dell’Onu ha infine affermato che “a causa di vincoli giuridici e amministrativi che interessano tutti gli aspetti della loro vita quotidiana, molte famiglie si trovano ad affrontare enormi  pressioni mirate a fargli lasciare la città”.

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